GAMMM ::: i primi due anni (29 giugno 2006 - 29 giugno 2008)
0 Comments Published by gammm June 29th, 2008 in segnali e azioni
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Indice dei materiali pubblicati nei primi due anni di lavoro | Two years’s index:
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architext 2 / andrew topel. 2008
0 Comments Published by marco June 22nd, 2008 in installazione, art, testo
architext 2
(C) 2008 _ andrew topel
da LA MOSTRA DELLE ATROCITÀ / J. G. Ballard. 1969
0 Comments Published by bgmole June 15th, 2008 in installazione, op. cit.
Apocalisse. La mostra di quest’anno, alla quale i pazienti non erano stati invitati, aveva un segno inquietante: tutti i quadri insistevano sul tema della catastrofe planetaria, come se questi pazienti, così a lungo segregati, avessero avvertito nelle menti dei dottori e delle infermiere una specie di sconvolgimento sismico. Catherine Austin passeggiava nella palestra che ospitava la mostra, e queste immagini bizzarre, che fondevano Eniwetok e il luna park, Freud e Elizabeth Taylor, le ricordavano le lastre dei livelli spinali messi a nudo che stavano nell’ufficio di Travis. Pendevano dalle pareti imbiancate come i codici di sogni incomprensibili, chiavi di un incubo nel quale ella aveva cominciato a giocare un ruolo più attivo e determinato. Si abbottonò il camice con aria severa mentre il dottor Nathan le si avvicinava, tenendo sotto il naso una delle sue sigarette col filtro dorato. “Ah, dottoressa Austin… Che cosa ne pensa? Vedo che è cominciata la Guerra dell’Inferno”.
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— • █ ■
R.D. Laing
NODI #5
[ da: Nodi, Einaudi, 1970. Traduzione di Camillo Pennati ]
5
Tutto in tutto
Ciascun uomo in tutti gli uomini
tutti gli uomini in ciascun uomo
Tutto l’essere in ciascun essere
Ciascun essere in tutto l’essere
Tutte le cose in ciascuna cosa
Ciascuna cosa in tutte le cose
Tutte le distinzioni sono mente, con la mente, nella mente, della mente
Niente distinzioni niente mente per distinguere
da LE CHEMIN FAMILIER DU POISSON COMBATIF / Pierre Alferi. 1992
0 Comments Published by bgmole June 1st, 2008 in testoLe chemin familier du poisson combatif
Pour faire cette expérience
on place dans un aquarium
une cloison d’un bord à l’autre
percée en deux endroits
et une seconde au milieu
perpendiculaire et libre. Alors
en lui montrant une proie
on entraîne un poisson combatif
par le premier passage
le long de la seconde cloison
par le second passage
dans une ronde. Ensuite
voyant des proies à sa portée
il refera tout le détour. Ainsi
le jeune choucas retourne
à son point de départ
qu’il n’avait pas reconnu
en venant par l’autre côté.
Sorti. Il y a des pauses qui sont des coups de rame,
des longueurs parcourues les yeux fermés, les mains
dans les poches. Et même dans les tournants prévues,
toute une géométrie, une négociation inconscientes.
D’autres ont des aventures ; étonné de ne rien attendre
plus impatiemment qu’une heure libre, un prétexte
pour compliquer le chemin que j’emprunte tous les jours,
j’ai fait semblant de croire qu’il s’agissait d’une expérience.
Beaucoup seraient plus longs, comme le creusement
d’un tunnel, s’ils n’étaient aussi longs ; et leur point d’arrivée,
tout autre. Pour obtenir l’effet, la déviation voulus, j’ai décidé
de traîner en longueur les mouvements que je réprimais,
ralliant le même bord par la même promenade
et lui fixant comme but la rencontre de quelqu’un
que je ne connaisse pas. Soulagé d’avance que le seul
suspense, dans l’histoire, soit cette sorte, lâche.
Pas si facile de se convaincre que marcher se fait pas à pas,
qu’ici le modèle est le tact, non la vue. Après coup
j’imaginais un panorama déployé à mes pieds,
le trapèze jaune et blanc des V° et VI°
arrondissements, ses confins esquissés vert clair,
un trait noir, tremblant, gras comme celui d’une pointe
feutre. Ce sont au contraire les séquences
– l’enseigne du relieur, la grue , la blanchisserie,
le mur interminable de l’Institut des Jeunes Sourds,
la palissade en plastique vert et gris, les grilles, le bassin –
qui constituent le fonds de l’art de la mémoire.
Entre, une obscure opération relevant de la topologie,
de la zoologie. Lu des articles sur le sens de l’orientation,
les uns parlaient d’algorithme local, les autres
d’un flair de tout le corps, notamment musculaire.
Je monologue en route sur le ton contraint de la science
amusante, un cobaye autonome. La rue des Feuillantines,
la rue Saint-Jacques jusqu’à l’église Saint-Jacques-du-Haut-Pas,
la rue de l’Abbé-de-l’Epée jusqu’au jardin du Luxembourg
forment une gaine visuelle étanche qui m’imprime
le mouvement qui lui manque.
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da DIARIO DELLA COSCIENZA / Max Frisch. 1974 IV
0 Comments Published by alessandro May 25th, 2008 in testo
Questionario
1.
Se spingete qualcuno a perdere l’umorismo (per esempio ferendo il suo pudore) e constatate poi che la persona in questione non ha umorismo: ritenete di avere umoriso perché state ridendo alle spalle di quella persona?
2.
Che differenza c’è fra spirito e umorismo?
3.
Quando intuite di essere antipatico a qualcuno: che cosa vi riesce più facile, lo spirito o l’umorismo?
4.
Considerate umorismo:
a) ridere di terze persone?
b) ridere di se stesso?
c) indurre un altro a saper ridere di se stesso senza vergognarsi?
5.
Se togliete tutto il ridere che si fa a spese di terzi: trovate di avere spesso umorismo?
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Campo di concentrazione culturale / Gianluca Codeghini. 1993-2007
0 Comments Published by alessandro May 21st, 2008 in art, testo
CAMPO DI CONCENTRAZIONE CULTURALE
E’ un progetto commissionato dalla città di Dortmund e mai apparentemente realizzato. L’invito era di ripensare la città in modo da creare nuovi stimoli culturali per coloro che ci vivono.
“Campo di concentrazione culturale” avrebbe avuto tutte le credenziali per diventare il gioco della città di Dortmund, perché ha contemporaneamente uno svolgimento ludico e serioso, stupido e intelligente, che appaga tutti i corpi e le menti. Ogni partecipante, quando comincia, durante e in conclusione del gioco, non si sentirà mai smarrito o solo, perché tra la moltitudine di partecipanti sarà sempre l’oggetto di una calorosa attenzione politica.
Per cominciare ogni giocatore deve recarsi alla biblioteca preferita munito esclusivamente di buona volontà, perché all’entrata, oltrepassata la scritta di benvenuto “Gedanke macht frei” (pensare rende liberi), verrà accolto e munito di un pigiama e di lenzuola, perché “Campo di concentrazione culturale” potrà essere sì il più bel momento della vostra vita ma solo se preparerete bene il vostro letto. Perché il vostro letto sarà il vostro libro non letto, quello con l’angolo piegato delle lenzuola così da non perdere il segno nel sogno.
Lo scopo del gioco va letto nella sua struttura prospettica, quella sempre successiva, solleticata ma ancora inespressa, all’interno di un processo di crescita docile, senza particolari cambiamenti o fratture d’intelletto, falsi movimenti della città con i suoi abitanti e della felicità gasata dei suoi burocrati. Vince chi si concentra intensamente al punto tale da lasciare nella memoria il dubbio di aver letto altro o di non aver letto affatto.
Buona notte a tutti.
(Per gentile concessione. Foto dell’artista, dalla serie Jump.)
da
TIRESIA
oracoli, riflessi
22 luglio 2000 - 24 gennaio 2001
I. ornitomanzia. la discarica. Sitio Pangako.
vedi. vento col volo, dentro, delle folaghe.
vedi che vengono dal mare e non vi tornano,
che fanno stormo con gli storni neri, lungo il fiume.
guarda come si avventano sul cibo,
come lo sbranano, sbranandosi,
piroettando in aria.
senti come gli stride il becco, gli speroni,
che gridano, artigliando, facendo scaravento, in muta,
ascoltane la lunga parata di conquista, il tanfo,
senti che vola su dalla discarica, l’alveo,
dove c’è il rigagnolo del fiume,
l’impasto di macerie,
dove c’è la casa dei dormienti
che sognano di fare muta in ali.
casa dei renitenti, repellenti,
ricovero al rigetto, e nutrimento, a loro,
scaraventati lì chissà da dove,
nel letame, nel loro lete, lenti,
a fare chicchi della terra nuova,
gomitoli di cenci, bipedi scarabei
che volano su in alto, a spicchi,
quando dall’alto arriva un’altra fame.
prova a guardare, prova a coprirti gli occhi.
* * *
PERSONAGGI PRECARI / Vanni Santoni. 2006-2008
0 Comments Published by bgmole May 11th, 2008 in testoPersonaggi precari / Vanni Santoni
Lisadora
- Se mi ha rovinato la vita? Certo! Ma avevo ventun anni e lui era un incantatore, uno sciamano…che potevo fare?
Mario
Mario Telluri oggi ha compiuto sessant’anni. Esattamente undici anni e sei giorni fa, la catena della motocicletta gli portò via tre dita. Oggi, finalmente, Mario può dire che non gliene importa più nulla.
Ciro
Testa pelata naso a punta camicina di lino fidanzata ingioiellata corna.
Katiuscia
Ricercatrice. Capelli corti, con la frangetta. Detta “la biologa” dagli amici. Passione per il teatro, compagnia di teatro indipendente. Contratto a termine. Vegetariana. Converse All-Star rosa, nere, lilla. Bel curriculum per la sua età. Negli esperimenti sulla tossicità acuta, di solito si occupa di tenere fermo il braccio della scimmia al momento dell’iniezione di veleno.
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Oggi un nuovo ebook su gammm.org: Frazioni, di Adriano Padua. Il file pdf [36 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.
da L’EQUILIBRIO / Botho Strauss. 1995
0 Comments Published by alessandro May 2nd, 2008 in op. cit., testoIn un grande contenitore, fornito di maniglie per tenersi o di stanghe come nella ferrovia urbana veloce di Berlino, c’è un gruppo di persone pigiate una contro l’altra, in piedi. Tra loro, dapprima nascosta, Lilly Groth, una donna prossima alla quarantina in abiti giovanili: giacca di jeans ornata di piccoli cristalli e pietrine, fuseaux colorati, stivaletti. Porta una parrucca di capelli neri con taglio a caschetto. Come se fosse sotto l’effetto di una droga, grida a brevi intervalli: “Bello è il mondo bello è il mondo” a un ritmo veloce con le note puntate e l’accento sulla parola “bello”, in un vortice di danza monotono e scomposto. Inoltre batte il tempo con i piedi o con le mani. Un uomo urla: “Chiudi il becco! Rintronata che non sei altro”. Un momento di silenzio. Poi di nuovo, dal fondo, Lilly Groth: “Giù il velo! Giù il velo! Non lasciatevi smerdare dai mullah!”. Un cane abbaia. Lilly Groth: “Bello è il mondo bello è il mondo”. Il cane abbaia più forte. Lilly Groth fa finta di abbaiare ridendo. Una donna: “La pianti di saltare! Siamo qua stretti come acciughe e lei continua a saltare”. Un’altra voce: “Teppaglia!”. Lilly Groth: “Vengo davanti. Davanti c’è più casino.”. Avanza a spintoni nel mucchio agitando un bicchiere di Coca Cola. Qualcuno le sbatte con violenza sulla faccia il giornale arrotolato. Dopo un secondo di immobilità dovuto allo spavento, lei grida molto forte: “Bello è il mondo bello è il mondo”. Qualcuno le dà una ginocchiata nella schiena. La picchiano e la buttano a terra. Lilly Groth: “Giù il velo… giù il… - bello è -”. Viene calpestata, si dimena in una pozzanghera di Coca Cola.
(Da Botho Strauss, L’equilibrio, traduzione dal tedesco di Luisa Gazzero Righi - Costa & Nolan, copyr. 1995. Image: Koki Tanaka, video still from Moving still, 2002, from the exhibition Asian Comments, 2004, Danish Center for Culture and Development, Copenhagen.)
UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Terza Puntata) / Christophe Fiat. 1999-2004
0 Comments Published by zaffam April 26th, 2008 in testoChristophe Fiat
UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Terza Puntata). 1999-2004
LE CYCLE DE LA BATCAVE
la batcave de batman est en-dessous du manoir de bruce wayne qui est un manoir qui ressemble à une citadelle médiévale qui est une citadelle sinistre avec de hautes tours sombres qui sont des tours qui poignardent le ciel de gotham city qui a la couleur d’un écran de télévision surplombant des murs de pierre grise avec des gargouilles qui se vautrent dans des poses bestiales et qui hantent les abords des gouttières sèches et des balcons déserts sur un toit d’ardoise grise parsemé de zones d’ombres sinistres que dévore la faible lueur des étoiles de gotham city
batman court dans le tunnel de la batcave
batman court dans le tunnel
batman court
batman court
cours cours batman !
batman est dans le batcave !
une fois que batman est entrée dans le batcave il descend dans le souterrain de la batcave qui est un souterrain balisé de lumières vertes et de lumières fluorescentes
quand batman descend dans le souterrain de la batcave qui est balisé de lumières vertes et fluorescentes ses bottes noires de batman claquent sur le sol de la batcave
quand ses bottes noires de batman claquent batman sent battre son cœur de batman sous son costume gris sombre de batman et sous son blason noir de batman
dans le batcave la respiration de batman s’élève en petits panaches de vapeur alors batman court dans la batcave
dans la batcave la respiration de batman s’élève en petits panaches de vapeur alors que batman court et que batman ignore la fatigue quand batman court dans la batcave
batman court dans les lumières vertes et dans les lumières fluorescentes de la batcave
batman dit qu’il s’est passé quelque chose dans la nuit de gotham city
batman court
batman dit qu’il s’est passé quelque chose
batman dit que quelque chose est arrivé
GOTHAM CITY EST UNE JUNGLE D’ARBRES ET D’ACIER
dans sa batcave batman dit que gotham city est une jungle d’arbres et d’aciers et que c’est pour ça que le ciel de gotham city a la couleur d’un écran de télévision
dans sa batcave batman dit que gotham city est une jungle d’arbres et d’acier
batman dit que gotham city est une jungle
batman dit que gotham city est une jungle qui est un environnement technologique dans le quel batman vit depuis que bruce wayne est le milliardaire du manoir qui est à l’ouest de gotham city
batman dit que gotham city est une jungle d’arbre et d’acier
alors batman dit
qu’il rêve
d’une machine
à remonter le temps
qui serait plus rapide
que sa batmobile
mais qui ne serait pas
l’inconscient
batman dit qu’il rêve
batman dit
batman
batman parle de batman
en rêve
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we are all immortal / mark titchner. 2006
0 Comments Published by alessandro April 21st, 2008 in installazione, art
(Image: Mark Titchner, We are all immortal, public installation, Prague, 2006.)



