da ET CETERA / Jacques Derrida. 2005

et cetera – Nessuno, dunque, un giorno scriverà la storia, la storia autonoma e specifica della «e»? Della sua logica e del suo sistema, ovvero dell’idea stessa di sistema, di molteplicità organizzata, di sintesi, il «sin» (cum, avec, apud hoc, with, mit) rappresenta o una modalità più ridotta o, al contrario, una categoria più potente del sincategorema «kai», «and», «und», «e», «et», et cetera, di quanto si potrà dire anche dell’etcetera, e persino (etiam) dell’anche, e persino del persino. Chi un giorno scriverà la storia della tassonomia di tutti i valori della «e» – tra i quali si troverà anche l’idea stessa di ordine tassonomico: classificazione, gerarchica o meno, per disgiunzione, congiunzione, giustapposizione, opposizione (dunque in primo luogo di «posizione»)? E se la decostruzione ha da dire la sua sull’idea di tale storia, della sua possibilità o della sua impossibilità, chi scriverà la storia della «e» che, in modo probabilmente unico, avrà nominato ma giunto, aggiunto, congiunto o disgiunto (perché è una grammatica di relazione/derelazione) la decostruzione «e» X (la lettera che sta per così tante incognite)?

Prima di sognare simile storia, bisognerà interrogare il sistema. Ma che cos’è un sistema? Perlomeno un ordine di congiunzione, ma la cui forma resta determinata nella storia di tutte le «congiunzioni» e di tutti i possibili «insiemi» consistenti. C’è «e» ed «e», come c’è «decostruzione» e «decostruzione». La e stessa non può somigliarsi; non riesce, ma questa è la sua fortuna, a costituire un uno con se stessa; si decostruisce, o meglio, si lascia decostruire, controvoglia e a malincuore, da ciò che le capita, la segue o la precede, le sopravviene dall’esterno («…X») o dalla stessa serie, omogenea o eterogenea, di e (eeeecc.)…

– Voi vi rifugiate spesso, forse per mancanza di tempo e di spazio, in questa parolina: «e». Il riparo è certo, e la formalizzazione è economica, e dunque efficace. Prima di indagare intorno all’«è» o alla domanda «che cos’è?», prima di ogni storia della filosofia come ontologia, prima della definizione filosofica della decostruzione («la decostruzione è questo o quello, o tutto o niente», ecc.), prima di speculare sulla problematica distinzione tra l’«è» teorico, constativo o descrittivo, e la potenza performativa del creare l’evento, persino prima dell’evento pre-performativo, quello che accade, come ogni altro, prima di ogni attesa e di ogni possibile performatività, ci sarà stata, parola ancor più corta dell’«est», quantomeno in francese, l’omofono «et» (una lettera in meno).

 

[ Da: Jacques Derrida, Et cetera (and so on, und so weiter, and so forth, et ainsi de suite, und so überall, etc.), Editions de L’Herne, 2005. Traduzione italiana di Tiziana Lo Porto, Castelvecchi, Roma 2006, pp.45-47. Copertina del volume di Chiara Arnone. ]

 











































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