LA REALTA’: UNA FACCENDA OTTUSA / Amedeo Martegani

La realtà è una faccenda ottusa e forse è per questo che sembra attrarre tanto. Un’empatica similitudine ci fa desiderare quello che sembra assolutamente appartenerci proprio come destino. Sapere, sapersi, misurarsi, osservarsi. Pare che la cosa migliore sia essere strumento di misura o di perlustrazione perché tutto va annotato e ordinato. L’ottusità dello sforzo è proprio nell’orizzonte dell’azione, così prevedibile e costretta in una catena di cause ed effetti che sembra condurre ad un riduzionismo irreversibile, un po’ come piegare e ripiegare un foglio; la passione per la realtà fa perdere spazio, riducendo la portata di ogni desiderio ad una constatazione, un tentativo o una falsa partenza.
La realtà è lo status quo, quello che è il tavolo per la minestra, un punto di appoggio, un substrato, una solida posizione nello spazio? Ma non si può credere che guardandosi le scarpe il tempo passi più veloce o con più leggerezza che guardando fuori da sé e più in alto. Nella realtà vedo morire il tempo, perdere le cose, cadere la testa dal sonno; non mi interessa sapere di più della mia trama o di quello che mi piace e mi fa compagnia. La realtà me lo svela, mi porta via con sadismo ogni mistero per un’apparizione o per una fuga; mi spiega tutto, mi evidenzia con pedante lentezza ogni particolare mentre lentamente enumera quello che ho già visto per riportarlo nel corso delle cose ammutolendo ogni risata ed ogni malizia. Non si sfugge, non c’è trucco, non vedo gioia nella concretezza terrena della realtà. Tutto pare previsto come un piano di volo, ogni momento è un limite tra due estremi che si lasciano velocemente ed indifferentemente, come salire e scendere una parabola di cui si ha ogni coordinata ma di cui si ignora il motivo, la spinta, la conclusione.
La realtà di chi si immerge in un liquido ha l’immagine di un solido che si fa spazio in una cavità che sempre si richiude e si riapre, ma appena usciti dalla piscina, tutto torna condivisibile e lo spazio è solo una questione di tempo per raggiungersi. Mi torna in mente Robbe-Grillet e la sua realtà enunciativa, le sue misurazioni, le azioni compiute nello sfaldarsi del tempo, la descrizione così minuta di ogni istante e della sua ripetizione in parti ancora più corte, per descrivere azioni ancora più minime e irrilevanti, fino a produrre una montagna di non avvenimenti che descrivono un’azione che assolutamente poteva anche non svolgersi ed anzi proprio per quello mai avvenuta al di fuori della descrizione stessa. Ecco la realtà come stato comune che conforta la comune possibilità di esistere, senza unire o allontanare, il ci di esserci; e allora? Quello che ho imparato e che mi piace vedere è proprio tutto quello che della realtà si fa gioco, quello che sempre sembra altro, che simula e si fa imprendibile, quello che non ha un programma e che quindi è più difficile da sorprendere in un agguato. Il sogno della realtà rigenera noi mostri, probabilmente.

(Amedeo Martegani, da L’Ulisse, n.3.)

(Posted by A. Broggi. Image: Amedeo Martegani, Scoglio, 2002, scultura in ceramica, 10 x 16 x 11 cm, Galleria Monica De Cardenas, Milano.)











































tutti i testi pubblicati in
(e ospitati da) GAMMM
sono sotto una Licenza
Creative Commons
= all texts (CC) by
m.giovenale, m.guatteri,
a.raos, m.zaffarano & hosts.
/ if not specified,
all photos are (CC) by m.giovenale /


gammm is a non-profit site.
to support us you can donate
anything you want: paper,
used computers, money, manors.
feel free to make us rich,
and tell us how: email us:
gammm_redazione [at] yahoo [dot] it

! thank you !




gostopGIF_R