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Jean-Marie Gleize
LA POESIA È FATTA DA TUTTI
[ da: Le principe de nudité intégrale. Manifestes, Seuil, 1995 ]

Non da uno. Tutti i giorni, alla stazione Châtelet, nel punto detto COINCIDENZA (Vincennes-Neuilly / Orléans-Clignancourt) li vedevo circolare, scorrere – e io dentro. In seguito ne ho incontrati parecchi. Uno di essi, di età ingrata (dato che i poeti devono essere o giovani o vecchi), piangeva perché avevano preso le sue righe di prosa, interrotte, tagliate, incomplete, lacunose, per dei VERSI. Evidente malinteso. Un giorno altri forse verranno, si mescoleranno alla folla, scivoleranno nel grande corpo anonimo, usciranno da un vagone (forse all’ultimo momento, forse proprio all’ultimissimo momento), salteranno a terra in mezzo agli sputi, si fonderanno nella corrente del fiume, sempre dritti, scendere i gradini, prendere a sinistra, fiancheggiare a destra di nuovo gli scalini, e una volta sulla banchina, il divenire spesso della linea, segnale sonoro soffocato, partenza, con gli occhi chiusi, nei corridoi del presente, del tempo, nel tunnel, verso la FINE. Adesso costoro sono tutti morti, sono nella terra con i loro modelli, con i loro padri e con le loro madri, Virgilio, Omero, il grande Corneille e gli altri. Uno di loro, i suoi contemporanei l’avevano chiamato Spirito, un altro è conosciuto con il nome di Ape come l’ape, un altro vuole farsi passare per donna, muoiono tutti come le pecore in montagna, alcuni di morte naturale, tutti confusi, una sorte comune, tutti, la poesia fatta.

Fra loro, per molto tempo, un Ducasse leggendario:

A dieci anni amava i combattimenti dei galli del circo Santa Teresa del Pantanoso. Dormiva poco, oppure tutto il giorno. Apriva le bottiglie a colpi di pistola. È morto nel proprio letto fradicio per una febbre maligna oppure assassinato dalla polizia segreta, oppure a causa del veleno della belladonna.
In America del Sud si crede che quelli che hanno cercato di ottenere informazioni sul suo conto, investigando nelle famiglie o nelle biblioteche, siano morti di morte violenta, come gli scopritori del Faraone.

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Abbon Le Courbe, in latino Abbo Cernuus, poeta francese, nato intorno all’anno 850, in Normandia, è morto nel 923, a Parigi. Il suo poema epico, De bellis Parisiacae urbis, narra dell’assedio di Parigi condotto dai Normanni nell’anno 886. Afferma di aver preso Virgilio come modello,

Gaspard Abeille, poeta francese nato intorno al 1648, a Riez in Provenza, è morto il 22 maggio 1718, a Parigi. Amava fare smorfie. È autore di epistole, odi, opere e di cinque tragedie. Una di queste si intitola Argélie (1673). Alcuni giudicano la sua scrittura «fiacca e monotona»,

Pierre-Toussaint Aillaud, poeta francese, nato nel 1759 a Montpellier, è morto nel 1826. Di lui abbiamo sei lunghe composizioni fra cui L’Egyptiade in dodici canti (Tolosa, 1812, 1813, in octavo), L’Apothéose de Thérésine in cinque canti (Montauban, 1802, in octavo). Aveva cominciato a rifare la Henriade di Voltaire ma ne pubblicò solamente un canto (ibid., 1826),

Acace d’Albiac, poeta francese del XVI secolo, costretto a vivere in Svizzera a causa delle proprie opinioni religiose (era riformato). Le sue poesie sono tutte di ispirazione cristiana: Le Livre de Job, tradotto in versi (1552), Les Proverbes de Salomon e l’Ecclesiaste, tradotti e versificati in forma di cantico nel 1558,

Guillaume Alexis, poeta francese, nato nella seconda metà del XV secolo. Le sue composizioni vengono raccomandate per via della loro grazia e della loro spontaneità. La Fontaine le amava per la semplicità del piglio. Su quattro dei suoi titoli principali, tre contengono l’aggettivo «falso»: Le Grand Blason des faulces amours (Parigi, 1493), Le Contre Blason des faulces amours (Parigi, senza data), Le Martyrologe des fausses langues (Parigi, 1493),

Pierre Allix, poeta francese, giudice presso il tribunale di prima istanza di Parigi, è morto improvvisamente durante un’udienza, nel 1793. Alcuni suoi versi sono apparsi sul Mercure de France e sull’Almanach des Muses, e ha pubblicato inoltre le Quatre Ages de l’homme, poema in quattro canti, dieci anni prima della morte, (dunque) nel 1783,

Eloy d’Amerval, poeta francese, è morto dopo il 1508. Era sacerdote a Béthune. Il suo poema, la Grande Dyablerie, «tratta di come Satana fa dimostrazione a Lucifero di tutti i mali che i mondani compiono secondo il loro stato, vocazione e mestiere, e di come egli li porti a dannazione» (Parigi, 1508, in folio). D’Amerval non esita, quando occorre, a mescolare poesia e volgarità,

André de Coutances, poeta francese del XII secolo, è autore di una imitazione in versi del falso vangelo di Nicomede che reca il titolo di Roman de la résurrection du Sauveur. Compose anche una satira in versi di otto sillabe, formata da novantanove quartine monorimate e intitolata Roman des Français. I critici sono concordi nel giudicare lo stile di questo testo «poco intelligibile»,

François Guillaume Jean Stanislas Andrieux, poeta francese nato il 6 maggio 1759 a Strasburgo, è morto il 10 maggio 1833. Responsabile d’ufficio e poi responsabile di divisione presso la Direzione generale per la liquidazione delle imposte, diede le dimissioni dopo il 31 maggio 1793 per consacrarsi alla poesia. Nel 1814 ottenne la cattedra di letteratura francese al Collège de France e qui restò sino al termine della propria vita ad insegnare il culto delle dottrine classiche. La sua voce era molto debole, ma esponeva in modo ammirevole. Su richiesta di Talma tentò di apportare qualche correzione ai versi del Polyeucte e del Nicomède di Corneille,

Barthélemy Aneau o Anneau, poeta francese nato intorno al 1500, è morto il 12 giugno 1561 (massacrato per la sua inclinazione verso le dottrine calviniste). Era amico di Clément Marot. Lo si dice mediocre e bizzarro: il suo libro Picta poesis (Lione, 1552) è una serie di commenti, in versi latini e greci, di figure mitologiche e di emblemi, i cui disegni, incisi su legno, accompagnano il testo. Tradusse lui stesso quest’opera in versi francesi con il titolo Imagination poétique des Latins et Grecs (Lione, 1552),

Angiberto, poeta francese della corte di Carlomagno, è morto il 18 febbraio 814. Studiò con Alcuino e divenne membro della scuola palatina, dove ebbe il soprannome di «Omero»,

François d’Arbaud de Porchères, poeta francese nato a Saint-Maximin in Provenza, è morto nel 1640. Racan fa un gran elogio di una delle sue poesie, La Madelaine, mai pubblicata,

Nicole o Nicolas Bargedé, poeta francese del XVI secolo, nato a Vézelay. Mistico e d’umor triste, ha scritto Moins que rien, fils aîné de la terre (Parigi, 1550), e Les Odes pénitentes du Moins que rien (Parigi, 1550),

Baldovino di Condé, poeta francese del XIII secolo, è autore di detti che sono serviti come quadro ad alcune allegorie morali. Molti di questi detti (d’Amore, della Rosa, della Morte, del Mondo, del Secolo, del Dragone, ecc.) sono in rime equivoche, vale a dire composte con la stessa parola presa in un doppio o in un triplo senso. La più lunga di queste piccole poesie, La Voie du Paradis, è di settecentonovanta versi,

Eustorg o Hector de Beaulieu, poeta francese del XVI secolo, è nato nel Limosino. Dopo aver seguito, come musicista, una compagnia di attori ambulanti, fu ordinato sacerdote, e abbracciò in seguito la religione riformata, diventando ministro a Ginevra. Il titolo della sua principale raccolta, Rondeaux, dixains, ballades, blasons, chansons, etc. (Lione, 1537), è lungo una ventina di righe ed è da solo una curiosità bibliografica,

Antoine Bertin, detto «le Chevalier Bertin», poeta francese nato il 10 ottobre 1752 sull’Île Bourbon, è morto nel 1790 a Santo Domingo. Amico di Parny, considerato talvolta come «il più sensuale dei nostri poeti erotici». La sua opera, composta di elegie, apparve nel 1780 sotto questo titolo assai semplice ed appropriato: Les Amours. Vittima dei propri eccessi, morì a trentotto anni,

Charles de Beys, poeta francese, nato nel 1610 a Parigi, morto il 26 settembre 1659. Sospettato a torto di essere l’autore della Miltiade, una satira contro Richelieu, fu per qualche tempo imprigionato alla Bastiglia,

Anne Bignan, poeta francese, nato a Lione il 3 agosto 1795, è morto a Pau il 27 novembre 1861. Cedendo di buon’ora alla propria vocazione poetica, compose un gran numero di pezzi per i concorsi accademici, da cui fu assai spesso incoronato. La sua principale opera è la traduzione dei poemi di Omero,

Pierre de Blarru, poeta latino francese, nato nel 1437, è morto nel 1505. È conosciuto soprattutto per la sua Nancéicle (Liber Nanceïdos, 1518, in folio), tradotta in francese da M. Schultz nel 1840,

Blot, barone di Chauvigny, poeta francese, nato intorno al 1610, è morto il 13 marzo 1655 a Blois. I suoi contemporanei lo chiamavano lo «Spirito»,

Balthazar di Bonnecorse, poeta francese nato a Marsiglia, è morto nel 1706. Per aver pubblicato la Montre d’Amour, serie di madrigali su ogni ora della giornata (Parigi, 1666), si è visto citare sdegnosamente in Le Lutrin di Boileau,

Jean de Boyssières, poeta francese nato nel 1555 a Clermont-Ferrand. Compose un gran numero di versi, odi, stanze, pianti, lamenti ed altri oscuri testi, spesso assai poco intelligibili,

Georges de Brébeuf, poeta francese, nato nel 1618 a Thorigny, morto nel 1661, vicino a Caen. Colpito, fin dall’età di vent’anni, da infermità e malattie, contendeva alla sofferenza le ore che dedicava al lavoro. Il suo capolavoro è la traduzione in versi della Farsalia di Lucano, in cui si può leggere una magnifica descrizione della foresta di Marsiglia,

N. de Cantenac, poeta francese del XVII secolo, è conosciuto solo per avere composto un ben poco morale poemetto di quaranta stanze intitolato l’Occasion perdue, e che fu attribuito a Pierre Corneille,

Guillaume de Chaulieu, poeta francese nato nel 1639 e morto il 27 giugno 1720. Lo chiamavano l’«Anacreonte di Temple». È di lui che parla Voltaire:

La sua viva immaginazione
Prodigava in dolce ebbrezza
Bellezze senza correzione
Che un poco urtavano la finezza
E respiravano la passione.

Guillame Colleret, poeta francese, nato il 12 marzo 1598 a Parigi, è morto l’11 o il 19 febbraio 1659. Ebbe a discutere con il cardinale di Richelieu, il quale preferiva la formula «sguazzare nel fango dell’acqua» a «umettarsi nel fango dell’acqua». L’ultima parola restò al poeta, che conservò «umettarsi». Il suo Désespoir amoureux, i suoi Divertissements e le sue Poésies diverses ce lo mostrano come un discepolo di Ronsard. Scrisse inoltre una Histoire des poètes français, il cui manoscritto scomparve nell’incendio della biblioteca del Louvre nel maggio 1871,

Jean-Baptiste-Aimé Deloy, poeta francese, nato nel 1798 presso Lure (Vosges), è morto il 25 maggio 1834. A Lamartine venne attribuita una Ode à Chateaubriand, ch’egli aveva inserito nel Mercure ségusien, e firmato A. de L.,

Paul Desforges-Maillard, poeta francese nato nel 1699 a Croisic, è morto nel 1772. Aveva senza successo pubblicato dei testi in versi su alcune raccolte quando pensò di inviare le sue nuove opere al Mercure sotto uno pseudonimo femminile. Da quel momento cominciò a ricevere manifestazioni di ammirazione e lettere d’amore. Quando decise di rivelare la sua identità perse subito i propri adulatori: «ci si accorse che la sua poesia spenta e prolissa non meritava che l’oblio»,

Antoinette du Ligier de La Garde, Mme Deshoulières, poetessa francese nata a Parigi intorno al 1637, è morta il 17 febbraio 1694. Veniva chiamata la «decima Musa», la «Calliope francese». Anche la figlia, Antoinette-Thérèse, compose epistole, madrigali e canzoni, che volle inseriti, nel 1695, nell’edizione delle opere della madre,

Charles Dovalle, poeta francese nato a Montreuil-Bellay (Maine-et-Loire) il 23 giugno 1807, è morto il 30 novembre 1829. Durante un duello con un direttore di teatro, fu colpito al cuore da una pallottola. Mentre i testimoni caricavano le pistole, si era messo in disparte a scrivere gli ultimi versi di addio alla propria famiglia. Furono ritrovati su di lui con la traccia della pallottola che li aveva attraversati:

Brillando di una icità ineffabile,
Per me co nciava l’avvenire
E la mia giovinezza era simile
Al fiore che s’è appena aperto.

François Joseph de Saint-Aulaire, poeta francese nato nel 1643, è morto nel 1742 a Parigi. La duchessa del Maine lo chiamava il suo «Pastore»,

Jean François de Saint-Lambert, poeta francese nato a Nancy il 26 dicembre 1716. «Grand maître» guardarobiere di re Stanislas. Aveva appena fatto pubblicare le sue Saisons, quando entrò all’Accademia Francese. Voltaire scrive di questo poema: «È la sola opera del nostro secolo che passerà alla posterità». Al contrario Walpole lo tratta come «Arcadia enciclopedica»,

Louis de Sanlecque, poeta francese, è morto il 14 luglio 1714 a Garnay, presso Dreux. Di lui viene citato un ingegnoso Poème contre les mauvais gestes des prédicateurs,

C. de Surville, poeta francese, la cui esistenza ci è nota soltanto grazie a Vanderbourg, primo editore, nel 1803, delle sue poesie. Una seconda raccolta, pubblicata da Charles Nodier nel 1826, è data come apocrifa,

Étienne Tabourot, poeta francese, nato nel 1549 a Digione. Era ancora allievo a Parigi presso il collegio di Borgogna quando compose La Coupe, testo in cui la varietà delle misure dei versi raffigurava l’oggetto descritto,

Joseph Tréneuil, poeta francese, nato a Cahors il 27 giugno 1763. Le sue perifrasi, le sue allegorie, le sue prosopopee fanno di lui, insieme a Emmanuel Hocquard, uno degli ultimi rappresentanti dell’elegia classica,

Jean Vauquelin, poeta francese nato nel 1536, è autore di Foresteries e di Idillies, titolo che a suo avviso «non significa e non rappresenta altro che piccole e diverse immagini e incisioni alla somiglianza di quelle che sono incise sui lapislazzuli, sulle gemme e sui calcedoni per talvolta servire da sigillo»,

Nicolas Vauquelin, poeta francese, figlio del precedente, passava giornate intere nel proprio giardino di rue Colombier vestito da pastore d’Arcadia, con il vincastro in mano, ecc.,

Jacques Vergier, poeta francese, nato a Lione il 3 gennaio 1655, è morto assassinato da alcuni ladri appartenenti alla banda di Cartouche.

[ Traduzione di Michele Zaffarano ]

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