da OBSOLETO (cap. 1) / Vincenzo Agnetti. 1968

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Lo so che sarebbe dovuto giungere con almeno due mesi di anticipo e so anche quale valore. appunto per questo quando lo sfilarono fu il finimondo.
E’ un’annata fredda e lontana che a volte mi chiedo come potrò fermarle. mi guardavano con certi occhi. Quando ripartirono non alzai nemmeno il foglio eppure due inverni nella medesima stagione sono più che sufficienti. Ti pregherei quindi di non disarmarlo. potresti anzi farlo arrivare dentro di sè e trasformarlo in un albergo o in un altro tipo di bene inutile. consumato. reciproco. avulso. Proprio a te che sei complessivamente non dovrei ricordare l’ostacolo rimasto per lungo tempo inalterato. I ritratti sono ancora appesi insieme alle altre parti lucidate con la carabina del vecchio in estensione. ferma. come nuova. Troverai anche gli ultimi oggetti preferiti dai nostri familiari. Mi raccomando però di non rinnovarli perchè stanno malissimo ed è qui il timone. esattamente in teatro come sognavate. Desidero insomma che venga conservata anche nei particolari l’atmosfera desolante di questi luoghi. Dalle tua parti è impossibile la compartecipazione è impossibile una valenza in comune. probabilmente conservata ancora le precipitazioni postoriginali. Ma è la prima volta che ci vengo e poichè conosco a memoria tutti i luoghi di ritrovo ti consiglio un atteggiamento più sobrio. reversibile.
A questo punto devo però complicare le cose. La donna è sconosciuta. Non mi sento di staccarne una per voi quando è ambigua. serena. con qualche grado senza. Ed è proprio sulla base di questi fatti che tu dovrai puntare un’altra volta in quella direzione. certe cose non si spiegano. Comunque non ho nulla da obiettare sui vostri progetti. sopra o impunemente per me è lo stesso. Non avrete neanche la seccatura della firma poichè è rimasto quello di prima. Schiacciatelo pure o seguitelo. cercate di osservare un ordine cronologico tanto più che non esiste un giusto rapporto come non può verificarsi un giudizio accettabile nel senso universale. le prime saranno identiche alle ultime. Nel frontespizio è spiegato tutto. dalle fatture puoi rendertene conto. Forse non ho agito con diplomazia. forse se avessi seguito l’esempio del vecchio. Ma tutto sommato lui si trova bene così e sarà meglio non avvertirlo. A mio parere accetterà. ne convieni allora che anche la premura è un vero peccato di gola. Lui ha un suo atteggiamento irresponsabile. senza impegni. senza amore. Come già saprai si presenta sempre o quasi con la testa verso il basso.
Come una domenica imprevedibile. una serie aromatica se si considerano veniali gli eccessi della conservazione. Ho appena sproporzionato i ragguagli. ma purtroppo è proprio lì che sposti la scala. è lì che improvvisamente sali e adesso toccherà a me ricostruire l’ordine di una volta.
In fondo dopo il bivio le cause inspiegabili. i primi che spararono.
Eclissi.
Una confusione allineata. umana. dispari. Una testimonianza che non è un gioco. In cerchio ad aspettare la scala che a parte il sangue fosti perfetto. di bel colorito e d’aspetto atletico. Scena muta. Mentre vi preparate io mi sceno la sposa però rifiuto di fare da testimone allo stretto necessario.
E’ già in sala obliquamenti e la gente che incontra lungo le scale è alla. inevitabile. Una desolazione assurda. E dire che una scelta appropriata non permette mai una via di scelta. Notti intere. suddivise a strati. trovate. Discussioni senza basi senza quel filo illogico che ogni buon profeta ha il diritto e la colpa di seguire. La scusa sembra causa. Invece di parlare bisognava agire. non dico di scendere in città ma di trasferirci dove siamo per salvare le nostre vittime e gli anziani che furono i primi. primi e ultimi nella stessa stanza. in quella loro sporca dignità acquisita con la fatica che altera i valori umani. Seguendo ne rimanevano pochi. A poco a poco. Mi guarda e si sputa in gola. Mi hai capito?
Pioveva e l’aria entrava da tutte le parti. Costruiremo le case come una volta senza tetti e senza mura. il pappagallo tornerà a parlare mentre tu continuerai con gli stessi pantaloni. Ma più tardi in sala operatoria studiavano il trapianto dei cadaveri nei cadaveri come prima e ancora meglio. e probabilmente sarebbero riusciti anche senza il nostro aiuto. anche senza il paziente (in bianco e nero). Senza senza. che prima di rientrare cambiarono molte gomme. Poi c’è sempre quello che per darsi delle arie cambia anche il volante e i fanalini di coda. Fermarsi non è tanto facile.

Chi è capace può benissimo farlo dato che solo in questo modo può. Poi si va avanti. mamma e figlio due gocce d’acqua. un buon autista e una buona autista. Allora per cancellare la cattiva intenzione esposero diverse soluzioni. E’ questa la seconda volta che conviene rifarci al frontespizio. Inaspettatamente vogliono sottolinearla sperando nella complicità dei giovani. E’ così che le pretese aumentano. è l’inflazione. hanno il governo che si meritano. uno più leggero per l’inverno e un altro analogo per l’estate. Una specie di lusso mentale che finisce in merda. Mi guardano stupiti. Io non ci credo più (improvvisamente). Tanto rumore per quel gattino e adesso lo usano per il calcolo infinitesimale.
Io direi allora di prenderla come sta e di legarla a una sedia. le bendiamo gli occhi e cominciamo a farle saltare i denti uno a uno con un buon fucile. (in rilievo) sarà però meglio proteggerle il palato con un ponte di acciacio per evitare che le pallottole possano perforarle la testa. Non si deve lasciare niente al caso. non si prese mai la responsabilità. Poi si toglie la giacca e ne tira fuori un’altra. Lei se ne accorge e crede di averne già viste di più grosse. Quando mi avvisarono ormai era tardi. nel giro di poche ore la situazione sarebbe cambiata completamente. Lei infatti nota la mia stanchezza e apre la finestra. una finestra per via del mio caratteraccio. Poi torna in cucina e riprende la sua attività giornaliera. Sento male alle spalle. Mi guarda. a specchio. Vorrebbe dirmi qualcosa ma non ne ha abbastanza. E’ possibile rinascere più volte ma impossibile morire più volte.
Allora mi arrabbio e apro anche l’altra finestra. Qualche nuvola nera. contiamo gli uccelli del malaugurio. Dico il numero toccandomi i coglioni. Se il raccolto andrà bene potremo continuare. se invece vinco non sposo. Silenzio. Spesso li rovesciava. spesso disegnava qualcosa con gli stuzzicadenti.
Disegnava una rana viva per purgarci. anzi uno scarafaggio per guarire dall’epatite virale. (in esistenza) Fu solamente questo il motivo dell’acquisto.
E’ solo questione di tempo. un tempo lì. come prevedeva, e prevede. Sinist dest sinist dest. lì. Vedo che marciano precipitati. Invece di stendere la corda trasversale la stesero a doppio fondo. e mentre marciano parlano del senso unico. su duecento almeno quattro ci sono di peso. Mi guarda mentre accendo e sorride. è brutto fare così. (improbabile) è informe. rapace. squallida. riesce a diventare dura come la gomma.
Comunque mi oppongo perchè non ho nulla da obiettare. Insieme agli altri prima della verità posta un po’ da tutte le parti nel centro e fuori. Richiude le finestre perchè entrano i rumori del tram. Ha capito. ha rifatto due volte le stesse scale. per niente. per chi. E’ soltanto un micron di vita o una sorpresa per te. o caldo. Un caldo o l’altro bisogna che mi decida a dirglielo. Forse. Sono convinto che il nostro patrimonio è in buone mani. Poi entra la prima. è una ragazza piena di erre che fa finta di non ricordarsi. sva.
Di lui solo. così. Capienza solo duemila posti. Mi lasceranno qualcosa di caldo nel frigorifero. qualcosa. fero. Poi riacquista il comportamento abitudinario. un’opera indegna. Nella piazza sottostante infatti scompare il mercato. Forse soltanto una monotonia assurda potrebbe guarirci da questa inconsistenza. Ti sono di peso? Al giorno d’oggi non hanno più senso queste ruote ancora rotonde che si lasciano spingere come quelle di duemila anni dopo. Lei sorride e arrossice come se lui avesse detto. (spiegati) Mangiala.
E’ questa la prima frase documentata dopo quello scontro. (siede probabile) Poi cambia improvvisamente espressione come in un gioco a due. Appunto. si spiega. Appunto anche in due. Appunto lo tira fuori sotto la pioggia dove non piove più.
Lo segue dimenticandolo finchè morì anche il padre e restò sola. Ascolta rigida sull’attenti rilassata come uno straccio. So anche che pagherebbe qualsiasi somma per farmi capire che sta preparando una miscela. Ma alla fine si liquefa e s’indurisce sul parquet. Beati loro che ci credono e che ci seguono tirando fuori l’importanza di quell’oggetto insignificante.
Inutile certe cose si giustificano solo con il ritardo di una musica in embrione. da buchi nel muro. da bum. Ride. E’ tanto piccola e tanto carina. (fischio) Soltanto il caso può tenere aperta o chiusa una catena molecolare. eclissi o ecl.
Mille chilometri o forse la paura sollevata in agguato come una estranea con la testa nel bar per ascoltare i valori dell’orbita che trasmettono per radio. Perigeo più perigeo meno io sono sempre quello (in faccia). C’è un sussulto. un lì quasi uguale al precedente sfasato da un atteggiamento primo. Consideriamo i laghi i libri e la solitudine. consideriamo ma non potremo mai illuderla con una malattia banale. con un amore ni. disposto per caso in una casa segnata dalla guerra. E’ una smorfia fatta col piede. e risulta chiaro che in un pranzo la guerra è meno allegra dei pesci del naviglio ubriacati dai detersivi. Tre poltrone. e intanto ride. intanto è facile. Ma sa quello che vuole. Si comprò una specie di tessuto per coprire le poltrone. in quel modo non disturbava gli spettatori ed era a casa sua. Questo non è tutto. una notte mentre camminava in teatro un signore lo accusò di violenza carnale. (soffice) Quando tornasti portavi già una configurazione nuova. un lì. o un ni. fatto su di noi. e nè lui e nè lei ci credono. Gli occhi sono ancora aperti e mentre la bocca si muove i sentimenti mantengono il loro apporto vitaminico. Ha un bel colore. ha corso tutto il giorno. gli manca la parola. ne ha fin sopra i capelli. Inutile. ci vuole coraggio per mangiare la merda.

[Da: Vincenzo Agnetti, Obsoleto, Scheiwiller, (Denarratori), 1968. Immagine: Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, 1969.]











































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