Sophia likes a cup of coffee to be in the picture too, she will climb the old trunk to the cold window without you in the room and then fall off while Marie is pretending to be me, you are wondering what it is you’re doing.

I pick her up, you are pouring oatmeal into the misuring cup, there’s a chipmunk singing in time to his tail in the honey locust tree where the cat was treed and a black bear in Windsor ran into the car of a man going west on Route 9.

On eggs or ordinary toothpaste, fantastic pigeons who always live above us murmuring fly, it looks like right at us, but hit the roof to rest where there’s a space between the bricks before they fly out again, one is all white. That cat and a skunk are always in the yard.

Black tin cup made out of town of mountains of sky, the so-called true horizon parallel to the sensible, once I used to keep a flying squirrel as a kind of pet, the squirrel left the house in spring, the boundary of your favourite cup. There’s jelly on Borrowed Feathers.

I say the chipmunk who can speak is learning to speak as you say you want to read a book which means look at it so you demand of me, say it. Delicate tantrums in tints and shades of the same corner you like an aversion to memory’s rudeness in the form of what we call voices. You are being too loud.

If everything could happen at once even as merely as only two babies crying and requiring everything but nothing at one time, the desire to control something as small as any destiny begins to seem like just will. Or what world doesn’t have religion to pass off as ruling if not by law then in the morning at least for a while we’re only thinking of ourselves.

Winter flies are dying by the window, we are never without at least one as if we still know nothing just passing the time because we can’t seem to finish, they repeat after me a mood like you shout moon or mom as loud as you can, it’s all the same, you and I are like two transparent wings.

The person and the people are these mouth-size toys, broken Mother Goose Jack-in-the-box with Old King Cole on it clutters the hall with proper nouns like Donald Duck orange juice and Mickey Mouse Halloween masks, a real cow that milks, you say no look and oh first though other noises came once before to be better as sounds than nouns as memory or more than one of those like these clutters which are made of all this in all the rooms today which will be cleared and then will have been a mess like a person I’m fond of who’s changed, not like a diaper.

Look at this, see, you do, which one are you. The book is said to be a duck. The color wheel reflecting you hiding, the bus, empty green swing for people, smiling tiger nothingness puzzle, empty-eyed monkey mask right there, battered stolen musical egg, look, bright old playgroup radio palying raindrops and so on, there’s something about a thermometer you wouldn’t understand yet, silly identical grounded queen bees, you put things into things now, you empty cups and trucks on your own articulating oh and no the same, grabbing for the fifteenth-century Dutch woman who looks chiding, that’s why I put her up, that polar bear won’t go into that nesting cup.

The potato masher in Marie’s bed’s as good to eat as prone Cadillacs I might want to give friends if I could if they were given to that, you’re conversing, sudden kisses make you try to bounce without getting hurt by it but then hurt anyway by my observation come as a distraction you fall and get tired and since I’m anxious to be done I entertain the theory you’ve already forgotten for putting more of this into that and begin to take the first steps.

Divided in the light a length of day is measured more in numberless meals. Each of two children needs to be offered two breakfasts but the tone of this tradition seems to mean today one of you needs more to eat nothing, she just isn’t hungry, at least not yet, grandmothers and books will say they have days like that, other mothers also do not wittingly give salt, how many eggs could be bad for you if you’re only one, or three like a bad one not anyone should use the word bad right away, you say do you think she hates her bib or is she finished, some foods are tokens like the cold round cereals once in the bowl, at least she’s stopped standing up, now tell her again to please sit down, the trees are getting cold, you wear a band of red velvet before the old kind of milk standing sentry in between two daughters, did you feed the fish.

[…]

***

*** *** ***

***

Sophia vorrebbe che nella foto ci fosse anche una tazza di caffè, quando tu non sarai lì a guardarla salirà sul vecchio baule per raggiungere la finestra freddissima e poi cadrà mentre Marie farà finta di essere me, tu ti chiederai che cos’è che stai facendo.

La tiro su, tu versi farina d’avena in un misurino, c’è uno scoiattolo che canta battendo il tempo con la coda sull’acacia dove s’era rifugiato il gatto e dove a Windsor un orso è andato a sbattere contro l’auto di un tale che viaggiava sulla statale numero 9 in direzione ovest.

A proposito di uova o di mediocri dentifrici, di quei bizzarri piccioni che da sempre abitano sopra di noi e tubano volando, come se ci tenessero gli occhi addosso, e calano sul tetto per riposare in quello spazio che c’è tra i mattoni prima di riprendere il volo, uno è completamente bianco. In giardino c’è sempre quel gatto, e quella puzzola.

Nera tazza d’alluminio fatta di città, di montagne di cielo, il cosiddetto vero orizzonte parallelo a quello percepibile coi sensi, molti anni fa tenevo in casa uno scoiattolo volante che una bella primavera se n’è andato, ecco il confine della tua tazza preferita. C’è della marmellata su Borrows Feathers.

Dico che lo scoiattolo in grado di farlo sta imparando a parlare e se dici che vuoi leggere un libro che poi significa dargli sì e no un’occhiata è perché vuoi che io faccia altrettanto, confessa. Capricci delicati in armonia con i colori di quello stesso angolo che ami, avversione per la villania della memoria espressa attraverso ciò che chiamiamo voci. Adesso stai alzando la voce.

Se potesse accadere tutto in una volta anche nel semplice caso di due soli bambini che piangono perché vogliono tutto e niente in una volta, il desiderio d’avere il controllo di qualcosa anche minuscolo come un qualsiasi destino incomincia a configurarsi come una semplice storia di forza di volontà. O credi che esista un mondo in cui la religione non ci costringa al ruolo di dominatori se non per legge almeno di mattina quando per una po’ pensiamo solo a noi stessi.

Il fatto che io m’impunti sui tuoi vestiti è del tutto ragionevole, perché mai dovrei tostare il pane anche se non ho problemi a farlo, è per riscaldarlo che lo faccio, ecco qui una camicia blu savoia e dei pantaloni rossi messi nelle parole dei tuoi occhi non neri come i miei ma più scuri dei suoi che per un istante sono impazienti di vedere un po’ più se hai ancora bisogno che le cose che si fanno per te siano fatte nei minimi dettagli e ho l’impressione che non riusciremo mai ad uscire di casa.

Mosche invernali muoiono addossate alle finestre, ce n’è sempre almeno una come se noi ancora non sapessimo nulla e fossimo lì solo per passare il tempo nella nostra apparente incapacità di arrivare a una qualsiasi conclusione, ripetono con me uno stato d’animo come se tu gridassi a pieni polmoni luna o mamma, non fa nessuna differenza, tu e io come due ali trasparenti.

L’individuo o il popolo sono questi giocattoli grandi come bocche, una Mamma Oca scassata, un pupazzo a molla di Old King Cole ingombra il corridoio di nomi propri come succo d’arancia Paperino e maschere di Topolino per Halloween, una mucca vera che si può mungere, tu dici no guarda e oh prima però altri rumori si sono già fatti avanti almeno una volta per dirsi migliori come suoni che come nomi come memoria o più d’una di queste accozzaglie di oggetti che sono fatte di tutte queste cose in tutte le stanze oggigiorno che verranno messe a posto e che torneranno ad essere un macello come la persona che ho nel cuore che è cambiata, non come un pannolino.

Guarda, vedi, sì che vedi, ma tu quale sei. Dicono che questo libro sia un amore. La ruota colorata riflette te che ti nascondi, il bus, la verde e vuota altalena, una tigre che ride cose da nulla un gioco di pazienza, maschere da scimmia con orbite vuote lì dove sei, uova musicali rovinate rubate, e guarda, una vecchia radio di quando da bambini si giocava tutti insieme che suona gocce di pioggia su di me e così via, c’è qualcosa in un termometro che non saresti ancora in grado di capire, delle api regine stordite e identiche sul pavimento, e adesso ci sei tu che infili delle cose dentro ad altre cose, vuoti tazze e camion alternando degli oh e dei no senza ragione cercando di acchiappare la donna olandese del quindicesimo secolo che sembra rimproverarmi, e per questo la raddrizzo, e l’orso bianco che nelle tazze che s’incastrano l’una nell’altra non vuole proprio entrarci.

lo schiacciapatate nel letto di Marie è tanto buono da mangiare quanto le Cadillac rovesciate che magari mi verrebbe voglia di dare ai miei amici se ne fossi in grado e se quello fosse il loro destino, con te che fai conversazione, per certi baci improvvisi tu cerchi di rimbalzare senza farti male ma poi ti fai male lo stesso le mie osservazioni ti distraggono cadi e ti stanchi e dato che non vedo l’ora d’aver finito prendo in considerazione l’idea che tu abbia già dimenticato infilando ancora più cose dentro altre cose e cominci a muovere i primi passi.

Diviso per zone di luce il giono si misura meglio con il numero infinito dei pasti. È necessario che per ciascuno dei due bambini vengano preparate due colazioni ma il tono di questa tradizione sembra significare oggi che uno di voi due non ha bisogno di mangiare niente, sarà semplicemente lei che non ha fame, almeno non ancora, le nonne e i libri diranno che ogni tanto capitano giorni come questi, anche altre madri di loro iniziativa eliminano cibi salati, quante saranno le uova giornaliere che possono fargli male se uno ha soltanto un anno, forse tre o una andata a male anche se questa parola, male, non la si dovrebbe usare senza averci pensato su, dici che ti pare che lei detesti il bavagliolo o mi chiedi se ha finito, certi cibi sono finti come quei cereali freddi in forma di cerchietti una volta che finiscono nella tazzina, almeno lei adesso non sta più in piedi, ora dille un’altra volta di stare seduta, gli alberi stanno diventando freddi, e tu porti una fascetta di velluto rosso davanti a una bottiglia del latte di una volta sentinella tra due figlie, spero che qualcuno abbia dato da mangiare al pesce.

[…]

[Traduzione di Beppe Cavatorta. In: Nuova poesia americana. New York / a cura di Luigi Ballerini, Gianluca Rizzo e Paul Vangelisti. Mondadori, 2009]











































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