da PEGGIO TUTTA / Samuel Beckett. 1983

Dapprima ancora daccapo per disdire che il fosco possa andarsene. In qualche modo ancora daccapo. Il fosco non può andarsene. Il fosco per andarsene deve andarsene per sempre. Allora il fosco può andarsene per davvero. Soltanto se per sempre. Uno può andare via ma non per sempre. Due altrettanto. Tre no se non per sempre. Col fosco andato via per sempre. Il vuoto no se non per sempre. Con tutto andato via per sempre. Il fosco può peggiorare. In qualche modo peggiorare. Andarsene no. Se non per sempre.

Gli occhi. Tempo di tentare di peggiorarli. In qualche modo tentare di peggiorarli. Non serrarli. Dirli aperti fissi. Tutti bianco e pupilla. Di un bianco fosco. Bianco? No. Tutti pupilla. Neri buchi foschi. Spalancati senza contrazioni. Siano detti così. Con le parole che peggiorano. Da adesso così. Meglio che niente così migliorati per il peggio.

Allora ancora il fosco ancora. Ancora a condizione che il fosco allora in qualche modo ancora. In ogni modo ancora. Con le parole che peggiorano. Lo sguardo fisso che peggiora. Per il niente da vedersi. Sul niente da vedersi. Foscamente visto. Ora in che modo dove allo scopo di un qualche modo ancora nel nessun dove tutti insieme? Tutt’e tre insieme. Dove tutt’e tre là come da ultimo peggio visti? Solo una schiena ricurva. Una coppia a piedi scalzi che arranca. Un cranio e sguardo fisso senza palpebre. Dove nella stretta vastità? Dirli soltanto a vastità di distanza. In quello stretto vuoto a vastità di vuoto di distanza. Il peggio meglio più tardi.

Cosa quando andate via le parole? Allora nessuna più per cosa più. Ma dire allo scopo di un qualche modo ancora che in qualche modo è una faccenda della vista. Di un di meno di vista. Ancora il fosco e tuttavia -. No. In nessun modo ancora così. Dire meglio peggio le parole andate via quando in nessun modo ancora. Tutto visto e in nessun modo ancora. Quali parole per cosa allora? Allora nessuna più per cosa più. Nessuna parola più per cosa più quando le parole andate via. Per cosa più quando in nessun modo ancora. In qualche modo in nessun modo ancora.

Parole che peggiorano ignoto di chi. Provenienza ignota. A tutti i costi ignota. Ora al fine di dire come al pessimo loro soltanto possono loro soltanto loro. Ombre del vuoto fosco tutte loro. Niente salvo quello che dicono. In qualche modo dicono. Niente salvo loro. Quello che loro dicono. Di chicchessia da dove mai dicano. Pessime al punto che possono sempre mai fallire il peggio da dire.

Ancora dunque le spoglie di mente. Ancora troppo. Ancora troppo di un qualche chi da un qualche dove in qualche modo. Niente mente eppure parole? Anche queste a loro volta parole. E così ancora troppo. Quel tanto ancora di troppo per gioire. Gioire! Quel tanto ancora di troppo per gioire che soltanto loro. Soltanto!

Ancora troppo per non sapere. Non sapere quello che loro dicono. Non sapere cos’è che le parole che dice dicono. Dice? Secerne. Dire meglio peggio secerne. Che cos’è che le parole che secerne dicono. Che cosa il cosiddetto vuoto. Il cosiddetto fosco. Le cosiddette ombre. La cosiddetta sede e germe di tutto. Troppo per sapere non sapere. Non sapere cos’è che le parole che secerne dicono. Senza dirlo. Senza dire che cos’è tutto quello che loro in qualche modo dicono.

Ciò detto ancora daccapo a tentare di peggio dire la coppia che arranca. Predando dacché da ultimo peggio detto le suddette spoglie. Ma cosa mai non predato da loro? Che cosa di visto? Che cosa di detto? Che cosa di quanto visto e detto non predato da loro? Vero. Vero! E tuttavia dire al peggio magari al peggio di tutto il vecchio e il bambino. Quell’ombra come da ultimo peggio vista. Sinistra destra sinistra destra a piedi scalzi senza mai recedere. Loro dunque le parole. Daccapo a loro ora in mancanza di meglio ancora e di meglio fallire. Più falliti al peggio questi di tutte quelle minime. Minimamente falliti peggio questi di tutte quelle minime. Minimamente falliti peggio di tutte quelle ombre peggio fallite. Meno peggio della sola schiena curva. Del cranio e sguardo fisso senza ciglia. Sebbene anche loro al peggio. Ma che cosa non al peggio. Vero. Vero! E tuttavia dire dapprima al pessimo magari al pessimo di tutto il vecchio e il bambino. Al pessimo in mancanza di peggio ulteriore. Al pessimo in –

Lacune per in nessun modo ancora. Di che durata? Lacune di che durata fino ad ancora in qualche modo? Ancora in qualche modo di nuovo. Tutto andato via quando in nessun modo ancora. Tempo andato via quando in nessun modo ancora.

Peggio di meno. Al limite dell’estensione. Peggio in mancanza di un miglior di meno. L’ottimo di meno. No. Il nulla l’ottimo. L’ottimo peggiore. No. Non l’ottimo peggiore. Il nulla non l’ottimo peggiore. Il meno ottimo peggiore. No. Il minimo. Il minimo ottimo peggiore. Il minimo non può mai essere nulla. Mai al nulla può essere condotto. Mai dal nulla può essere annullato. L’inannullabile minimo. Dire questo l’ottimo pessimo. Con le parole che minimano dirlo il minimo ottimo peggio. In mancanza del peggiore pessimo. L’indiminuibile minimo ottimo peggio.

[da In nessun modo ancora / Samuel Beckett; traduzione di Gabriele Frasca. – Einaudi, copyr. 2008]











































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