13 septembre 1958.
Der des Der ANNO MCMLVIII

LA FIGUE

et de cette sorte de rudiment dans notre bouche, de ce petit bouton de sevrage, irréductible, qui en résulte.
Tel soit mon poème.

Beaucoup moins qu’une figue on le voit
Posé en maugréant sur le bord de l’assiette ou maintes fois relu comme les meilleurs textes (absolument compris, c’est égal).
Telle soit ma prière:

Peut-être n’est-ce pas rien: beaucoup moins qu’une figue on le voit, du moins à son honneur peut-on le ressasser (restera-t-il peut-être).
Sans doute n’est-ce pas grande chose. Ce n’est pas rien (non plus rien).

14 septembre 1958

Ainsi de l’élasticité à l’esprit des paroles, et de la poésie comme je l’entends.

*

Pour finir, je parlerai encore de cette façon – particulière au figuier – de sevrer son fruit de sa branche (comme il faut faire aussi notre esprit de la lettre) et du petit bouton de sevrage, irréductible, qui en résulte.
(tel soit poème
petit texte.
Beaucoup moins qu’une figue, on le voit, du moins à son honneur restera-t-il peut-être.
Posé en maugréant sur le bord de l’assiette, ou maintes fois relu comme les meilleurs textes, absolument compris, c’est égal.

Sans doute n’est-ce pas grand-chose,
Peut-être ce n’est pas rien.

Francis Ponge.
Février 1951, Paris.
Septembre 1958, Les Fleurys.

*** ***

13 settembre 1958.
Der des Der ANNO MCMLVIII

IL FICO

e di quella specie di rudimento in bocca nostra, di quel peduncolo da svezzamento, irriducibile, che ne risulta.
Così sia questa poesia.

Molto meno di un fico lo si vede bene
Posato borbottando sul bordo del piatto oppure riletto più volte come si fa con i testi migliori (assolutamente compreso, è uguale).
Così sia la mia preghiera:

Forse non è una cosa da niente: molto meno di un fico lo si vede bene, se non altro a suo onore lo si può rimuginare (forse resterà).
Senza dubbio non è un granché. Non è una cosa da niente (e neppure niente).

14 settembre 1958

Altrettanto dell’elasticità allo spirito delle parole, e della poesia come io la intendo.

*

Per concludere, parlerò ancora del modo – caratteristico dell’albero di fico – di svezzare il proprio frutto dal ramo (come bisogna anche il nostro spirito faccia dalla lettera) e del piccolo rudimento, in bocca nostra, e di quel peduncolo da svezzamento, irriducibile, che ne risulta.
(così sia             questa poesia
questo piccolo testo.
Molto meno di un fico, lo si vede bene, se non altro a suo onore forse resterà.
Posato borbottando sul bordo del piatto, oppure riletto più volte come si fa con i testi migliori, assolutamente compreso, è uguale.

Senza dubbio non è granché,
Forse non è una cosa da niente.

Francis Ponge.
Febbraio 1951, Parigi.
Settembre 1958, Les Fleurys.

[traduzione di Michele Zaffarano]











































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