da RIGODON / Louis Ferdinand Céline. 1961

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[…]

Sente qualcosa… è vero! sciutt! sciutt! un treno… ansimante… lontano ancora e pieno di fumo… sciutt!… questo deve essere il Berlino-Rostock… da otto giorni che è annunziato… ma i biglietti? chiedo intorno… c’è più biglietti, più sportelli, si sale su così… si pagherà più tardi, che dicono… ma si sale su in che modo? qua adesso lo si vede sto accelerato… è tutto di legno… cinque… sei vagoni… così irti direste da tutto quello che spunta dai finestrini… dei bruchi sono a questo modo, ispidi, irti… qua vedete tutto quello che spunta… cento braccia, cento gambe… e delle teste!… e dei fucili!… conosco dei metrò da scoppiare, dei treni così strapieni che ci introdurresti manco un dito, ma qua sto verme di accelerato è così imbottito, così irto di gambe, di braccia, di teste, che sei forzato a ridere… tutto quello che gli spunta dai vetri… si avvicina… psciutt! psciutt! ma è mica tutto lì!… subito appresso la locomotiva, un pianale, un cannone e degli artiglieri…

“La Vigue, ti giuro! aspettaci! Hai Bébert!”

Sciutt! Sciutt! la tradotta è al binario… sta per ripartire… dico è piena… mica solo che braccia gambe… delle teste, vi ho detto… ancora una… e poi un’altra… come addormentate… un’altra gli occhi tutti spalancati, fissi… sto treno aveva dovuto essere crivellato, credo da su per aria… là dentro, ci si lamentava forte, ma da dove? mica solo che teste, degli stivali… dei marmittoni sicuro… e dei civili… c’era mica da trovare un posto […].

[…] D’un colpo ci si arrampica tutti e cinque… adesso succeda quel che succeda!… ci si è quasi sbrogliati!… proprio per la mia iniziativa!… e il bracciale! e il timbro!… doveva essere sottoufficiale quello che ha letto? mi sembra… niente galloni in mostra… tutto imbrattato come gli altri, grasso e fuliggine… inevitabile! tutto il fuoco gli ricasca addosso!… hanno accettato di prenderci… ci si è imposti… gli altri… bitte! bitte! mica finito di farsi maciullare!… saliranno su mai! mai!… quelli dei vagoni è uguale, hanno dovuto farsi prendere tra le porte o tra i vetri rotti, o schiacciare contro una massicciata… si vedono solo che gambe nude dai finestrini, si sono sicuramente prese le scarpe, da una stazione all’altra… o sono dei morti? comunque non si muovono più… sto accelerato ha proprio sei vagoni di legno, più i pianali, l’ultima classe, sicuro… dovevano essere al deposito di scarto da qualche parte… l’hanno rimesso sulle ruote… chiedo agli altri da dove arriva?… da Berlino diretto!… con i feriti degli ultimi bombardamenti… si evacua!… si evacua!… naturalmente ne muoiono per strada, se ne lasciano a ogni stazione… a malapena li strappano fuori… la prova sto accelerato fa uno strano effetto, tutto irto di polpe nude, di teste e di braccia morte… e anche di fucili incastrati tra i vetri e gli sportelli… questo tutto per Rostock!… hanno di tutto lì, pare… soprattutto per la chirurgia… questo treno è già più che zeppo, non si fermerà più da nessuna parte… Rostock diretto!… ne sanno delle cose!… l’ospedale là ci credevo mica tanto… un modo di sbarazzarsi… di mandare a marcire più lontano… proprio lo stile tedesco… niente infermieri, niente medici… […] c’era stato un vagone preso, e squartato! sventrato!… pieno di vivi ne erano venuti fuori… che erano sdraiati sotto gli altri, sotto l’amalgama… il sergente m’informa che questo accelerato è pieno di finti morti, scrocconi e scroccone che hanno inteso di approfittare dell’occasione… lasciare Berlino!… che se la vedrebbero poi su a Rostock!… che ci metteranno ordine su a Rostock!… sono d’accordo ma perchè non si parte? il coke da prendere, perdio!… tutto un tender!… e l’acqua!… più capostazione nè ferrovieri… il macchinista fa tutto da solo… che cos’è che è successo?… i Russi?… il sergente non sa… sa che i telegrafo funziona più, nè il telefono nè la piattaforma girevole… la città sembra è vuota… i Russi, nessuno li ha visti… allora? una cosa, Rostock diretto, senza fermate!… dal momento che tutti i vagoni sono pieni, che non si può sicuramente prendere nessuno, meglio bruciare le sette… otto stazioni… bruciare per modo di dire, venti all’ora!… si vedrà arrivando quelli che possono uscire… gli altri si farà quel che si potrà… pare hanno degli infermieri là e dei barellieri…. andando piano, le piattaforme girevoli e i segnali, a mano, ci metteranno cinque ore… non si può di più col coke… c’è appena un poco di neve, eppure siamo in novembre, un’infarinata… uno strano inverno… fa freddo, ma giusto “meno 5″… sembra che verrà tutto d’un colpo… là, ecco, il macchinista ci fa segno… ha tutto il suo coke!… siamo pronti anche noi! nessuno ha potuto arrampicarsi fuor che i tre lì, che erano piazzati prima di noi… […]

[…] si va a cercare di vedere il modo di passare di fronte… una piccola probabilità? in questo gli animali hanno un vantaggio, sanno subito che cos’è possibile, no… noi si esita, ondeggia, vacilla, l’ubriachezza ci va a pennello… viviamo quasi sette vite di gatto, qui si vede, sette volte più stronzi di loro… là, riguardo Rostock e sti vagoni di accelerato, bisognava anzitutto, essenziale, che non ci si sbagli di scambio… che non ci si butti nella natura… il sergente aveva paura anche lui… sciutt! sciutt! specie col fumo… uno spessore, avreste detto sotto una galleria… ma la direzione a ogni modo! mica il dirittto di sbagliarci!… Rostock era Nord-Nord-est… il sergente aveva una bussola… e anch’io… guarda prima alla sua… con la torch… e poi alla mia… sì! sì! bravo! Nord-Nord-est!… il macchinista ha mica sgarrato… è un campione!… fa tutto da solo, coke, caricamento, piattaforme girevoli, segnali… fortuna che non ci si chiede di scendere giù a spingere… vedo niente d’impossibile!… e che cosa viene su come pennacchio!… vi dicevo fumo, ma anche le faville!… di che far bruciare tutti i pagliai… e che è pieno di Raf su per aria, se non ci imbombano è che ci disprezzano… si sarà arrivati per mezzanotte, a meno di un deragliamento… ci stritolassero, la Raf, che sarebbe mica un danno… si farebbe mica cento franchi ai rottami, vagoni, i cannoni, la locomotiva… ci vogliono delle condizioni speciali, proprio straordinarie, per fare andare un treno del genere… succeda quel che succeda!… il caso dirlo… adesso fa notte… gli artiglieri sono riuniti, accovacciati attorno al cannone… i quattro abusivi che sono saliti prima di noi se ne stanno in disparte, non ci parlano, si procede… […]

[…]

(Da: Louis Ferdinand Céline, Rigodon, Einaudi, 2007. Immagine: Peter Ciccariello, Until you are adept enough, courtesy of the artist.)











































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