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I mesi migliori

I mesi migliori sono: il primo, il terzo, il quarto, il quinto, il settimo, l’ottavo, il nono, l’undicesimo e il dodicesimo. Grazie ad essi l’anno risulta nel complesso molto piacevole.

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Condizioni atmosferiche ideali

Cielo sereno per capodanno e per il terzo giorno del mese. Nuvoloso tutto il giorno per il quinto giorno del quinto mese. Settimo giorno del settimo mese, nuvoloso durante il giorno e sereno la sera, con una luna luminosissima e le stelle così splendenti da poterle contare agevolmente. Per il nono giorno del nono mese è bene che fin dal mattino cada una pioggia leggera, affinché i crisantemi possano venire irrorati di copiosa rugiada e il cotone che li protegge ne sia intriso tanto da lasciar effondere dai fiori un profumo ancora più intenso. Il mattino seguente, il cielo dovrebbe coprirsi di nuvole e lasciar presagire una nuova pioggia.

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Le montagne più belle sono: la Tenebrosa, la montagna delle Querce, quella dei Tre Cappelli, l’Impenetrabile, l’Indimenticabile, la montagna del Pino Solitario. Anche la montagna Laterale è affascinante, e ugualmente quella dei Campi Gelati, delle Rane, dell’Oltretomba. Stupenda è la montagna dell’Alba Oscura, se contemplata da lontano. Interessante è anche la montagna di Ohire, giacché ricorda i danzatori della festa di Rinji. E poi ancora le montagne dei Tre Cerchi, del Ripido Pendio, della Lunga Attesa, la montagna Straordinaria e quella Senza Orecchi.

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I paesi più suggestivi sono quelli del Dragone, della Borgata, dell’Elsa di Spada: è singolare che, tra i tanti paesi disseminati nella provincia di Yamato, i pellegrini diretti al tempio della lunga valle pernottino immancabilmente in questi che ho nominato, in cui sono venerate statue della dea Kannon. Caratteristici sono anche i paesi di Ofusa, Shikama, Asuka.

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I mari più attraenti sono il mare d’Acqua, il mare della Bontà, il mare Riva di Fiume.

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Mi sembra che i traghetti da cui è possibile ammirare i panorami più belli siano quelli di Erba dei Cervi, di Senza Rimpianti e di Ponte d’Acqua.

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La dimora più splendida è quella di Fonte di Tesori.

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Cose deludenti

Un cane che latra durante il giorno. Una rete di bambù lasciata nel fiume fino a primavera. Una veste color prugna indossata nel terzo o nel quarto mese. Un bovaro che non tenga ai suoi buoi. Una sala arredata per il parto, in cui il neonato sia subito morto. Un braciere in cui non si riesca ad accendere il fuoco. Un letterato a cui nascano soltanto figlie. Cambiare direzione per scongiurare il pronostico avverso ed essere ospitati con freddezza; soprattutto è deludente quando accade nei giorni di trapasso, giorni in cui muta la stagione. Una lettera giunta dalla provincia, cui non sia unito un regalo; per le lettere dalla capitale è diverso, perché già portano il dono di un gran numero di notizie mondane e di risposte a quanto si desidera sapere. Inviare a qualcuno una lettera scritta con particolare cura e aspettare con ansia la risposta, prima pensando che stia per giungere, e poi che ritarda stranamente. Quando il messo ritorna con la lettera, piegata o legata, che gli avevate consegnato, ora tutta sporca e spiegazzata, con il sigillo nero dell’inchiostro ormai cancellato, e vi dice: “Non è in casa”, oppure: “È il suo giorno di purificazione e non l’ha voluta”. Tutto ciò non è solo deludente, ma anche irritante. E ancora, mandare la carrozza a prendere qualcuno del cui arrivo si è certi e, mentre si sta aspettando, udire un rumore di ruote, accorrere e vedere i servi che conducono la carrozza fino alla rimessa, dove, liberati i buoi, lasciano cadere pesantemente a terra le stanghe. E quando si chiede loro: “Che è accaduto?”, sentirli rispondere, mentre si allontanano trascinando i soli buoi: “Ha detto che oggi non può venire, avendo un appuntamento altrove”. […]

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Cose appartenenti al passato che ci ispirano nostalgia

Ornamenti di altee appassite. Gli oggetti del gioco delle bambole. Trovare in un libro, schiacciati tra le pagine, lembi di vesti di un tempo. Cercare una lettera che ci aveva profondamente commosse, mentre cade la pioggia e ci sentiamo stranamente tristi e annoiate. Il ventaglio estivo usato l’anno prima.

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Cose piacevoli

Un dipinto di donna con a lato un lungo e interessante racconto. Il ritorno da una gita, tutte stipate su una carrozza, mentre i giovani servi, anch’essi numerosi, incitano con abilità i buoi facendoli correre. Riuscire a scrivere su fine e candida carta cinese una lettera con caratteri sottili, nonostante il grosso pennello. Intrecciare tra loro lucenti e colorati fili di seta. Riuscire a estrarre la stessa figura sui due dadi di chobami. Un mago dalla bella voce che, recatosi a Kawara, combatte con invocazioni il malocchio. L’acqua che si beve, quando di notte ci si alza assetate. Ricevere la visita, nei momenti di noia, di ospiti, anche non molto intimi, che sappiano narrare in modo preciso e abile avvenimenti pubblici, privati, tristi, odiosi, divertenti, tratti dalla vita mondana: è una cosa che ci solleva il morale. Recarsi a un tempio buddhista o scintoista, far innalzare le nostre suppliche da un bonzo e sentire che le pronunzia in modo chiaro, con voce limpida e squillante, senza incepparsi, ancor meglio di quanto avevamo sperato.

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I fiori d’albero più belli sono quelli dal colore rosso, sia nelle gradazioni tenui che in quelle forti. Il tipo di ciliegio più ammirato ha fiori dai larghi petali, foglie verde scuro e rami sottili. I glicini sono meravigliosi quando formano lunghi grappoli color viola scuro. I fiori dell’arancio selvatico sono molto belli verso la fine del quarto mese o al principio del quinto, quando sbocciano bianchissimi tra le foglie verde scuro, specialmente se contemplati nei mattini che seguono notti piovose, quando i bottoncini gialli al centro dei fiori sembrano d’oro rilucente, e lo spettacolo da essi offerto non è in nulla inferiore a quello dei ciliegi velati dalla rugiada mattutina. […]


[ Da: Sei Shônagon, Note del guanciale, SE, Milano 2002 ]











































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