cina / bob perelman. 1981

Viviamo nel terzo mondo a partire dal sole. Numero tre. Nessuno ci dice cosa fare.
La gente che ci ha insegnato a contare è stata molto gentile.
È sempre tempo di partire.
Se piove, o hai l’ombrello o non ce l’hai.
Il vento ti porta via il cappello.
Inoltre sorge il sole.
Preferirei che le stelle non ci descrivessero l’un l’altro; preferirei che lo facessimo noi stessi.
Corri davanti alla tua ombra.
Una sorella che indica il cielo almeno una volta ogni dieci anni è una buona sorella.
Il paesaggio è motorizzato.
Il treno ti porta dove va.
Ponti tra le acque.
Gente dispersa su vaste distese di cemento, dirigendosi verso l’aeroplano.
Non dimenticare cosa sembreranno il tuo cappello e le scarpe quando sarai introvabile.
Anche le parole che fluttuano nell’aria fanno ombre blu.
Se ha un buon sapore lo mangiamo.
Cadono le foglie. Indica le cose.
Cogli le cose giuste.
Ehi, sai che cosa? Cosa? Ho imparato a parlare. Stupendo.
La persona dalla testa incompleta scoppiò in lacrime.
Mentre cadeva, che poteva fare la bambola? Niente.
Va’ a dormire.
Stai benissimo in pantaloncini. E anche la bandiera sta benissimo.
Le esplosioni sono piaciute a tutti.
Ora di alzarsi.
Ma meglio abituarsi ai sogni.

[Bob Perelman, da Primer, Berkeley, This Press, 1981. Traduzione italiana di Massimiliano Manganelli, da: Fredric Jameson, Postmodernismo, Fazi, 2007. Immagine, Li Wei, Freedegree over 25th Story, 2004, 10 Chancery Lane Gallery, Hong Kong.]











































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