da “casino conolly” / mariangela guatteri. 2013

 

Figura 1. Accoglienza

Colazione ore 7 e 1/2, caffè e latte; panino da caffè, grammi 70.
Pranzo ore 13, minestra, grammi 100; carne lessa, grammi 150; oppure pietanza mista, grammi 190; pane, grammi 280; vino puro, decilitri 2.
Cena ore 20, zuppa, grammi 80; pietanza mista, grammi 100; pane, grammi 140; vino puro, decilitri 2.
L’ispettore di guardaroba, le strutture architettoniche dei padiglioni, gli spazi ordinati e ben attrezzati, i luoghi di ricreazione, i laboratori scientifici, le infrastrutture, gli ampi spazi circostanti sono una realtà autosufficiente.
Al centro il grande plastico: i bambini intenti in attività di canto nei vari laboratori, nel dormitorio. Una piccola città con padiglioni e ville tra parchi e giardini.
Un vero esperimento, l’opportunità d’indagare le ragioni e i rapporti.
Un ordinato modo di vivere.

Figura 2. Camera d’osservazione

Illuminazione elettrica, rinnovo dei pavimenti con asfalto e piastrelle, bagni, tubi a getto, sistema di riscaldamento a calorifero.

Si procura di raccogliere delle notizie oltre a quelle della modula informativa.

Bisognerebbe disegnare le teste di oguno di loro. La palpazione si unisce alla visione.
Gli viene praticato il bagno di pulizia e se ne prende subito il peso.

Fissità, rigidità di volumi.
La realtà della sua malattia.

13 giugno, delirio sensoriale.
Scomposizioni, scissioni, specializzazioni, strumentazioni progressive.

Il letto è un momento importante e uno strumento stesso, riciclandone la materia per farne utili sedie per i malati.

Coll’isolamento, colla cura del letto, col silenzio, coi bagni tiepidi e prolungati; poi, semplici camiciuole di tela munite di anse su cui si passano le fasce che fissano senza stringere. Dei guanti per i laceratori, delle scarpe fisse con vite e qualche cintura.

Ancora un ordinato modo di vivere.

Figura 6. Carte de visite

Ritratti di donne ritratte dall’allora ex guardarobiere.
Gruppo d’idiote.
Processi di mobilità sociale in uno stato di tensione e disgregamento.
Un residuo di vanità davanti all’obiettivo.

Dalla posa naturale e spontanea emerge il valore grandissimo delle
immagini.

Sistematicamente fotografati, il loro ritratto viene a far parte di
raccolte e cataloghi ove la loro identità è unicamente affidata; sempre
con gli stessi soggetti esistono numerosi cartoni.

Figura 7. La famiglia dei serventi

Gli uomini hanno una divisa. Le donne una sopraveste.
La libertà è subordinata a una certa legge e disciplina.
I letti sono tutti di noce col saccone alto, la coperta a dadi bianchi e turchini.

Camere di forza, letti di forza, bagnarole di forza, pettorali, guanti, cinturoni, muscoliere, collari.

Un’ultima ripulita di questi arnesi nell’alto di una parete a forma di bassorilievo.

Parentesi d’ombra

Confitti in camicia, incamiciolati.
Una redenzione.
Nei giusti limiti il sistema della libertà e della fiducia.

Camere tutte lucide veramente aereate, in mezzo ai prati, ai campi.
Sono tutti liberi, sciolti.

 

da EX.IT – Materiali fuori contesto, a cura di Marco Giovenale, Mariangela Guatteri,
Giulio Marzaioli, Michele Zaffarano, La Colornese – Tielleci, 2013











































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