la parola “avvenire” / peter handke. 1966

Qualcosa avviene. Perché avvenga, bisogna che un altro avvenimento si modifichi; oppure qualcosa che finora era senza movimento dovrà muoversi. Se qualcosa resta sempre immobile, non gli avverrà niente; o si muoverà da solo, o qualcos’altro lo farà muovere dall’esterno: allora sarà avvenuto qualcosa. Non c’è bisogno che un altro veda il movimento; non c’è bisogno che esso venga udito; anche il pensiero è un movimento, per quanto sia invisibile: se il pensiero nasce, la cosa avviene. Anche il dolore che nasce è un movimento; nasce nel corpo che uno osserva, senza che colui che osserva il corpo lo senta; avviene perché si è mosso qualcosa che finora in quel corpo era senza movimento. Quando qualcosa comincia, avviene; quando qualcosa si modifica, avviene; ma se qualcosa rimane sempre uguale, immobile o in movimento che sia, se qualcosa né si modifica da solo né viene modificato dall’esterno, non gli avverrà niente; se qualcosa si svolge nell’ordine naturale che gli è dato senza mai modificarsi, allora, anche se si muove, non gli avverrà niente. Nello scarico, che puzza sempre di latte putrido e d’acqua marcia, niente avviene e niente è avvenuto, sì invece in colui che vi si china sopra e a un tratto ne ingoia nel corpo l’odore.

Ciò che avveniva nel frattempo:

[in Peter Handke, I calabroni (1966),
trad. it. di Bruna Bianchi, SE, Milano 2004]

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