LABORINTUS #5 / Edoardo Sanguineti

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Edoardo Sanguineti
LABORINTUS (#5) /
[ da: Laborintus / Edoardo Sanguineti. – Magenta, 1956; e: Feltrinelli, Manni ]

5.

il livello mentale virtuale si abbassa questi paesi sono prosciugati
da prolungate speculazioni promuovo l’agitata soluzione isagogica
della tua congestione nella Terra Pacis con una orazione
in specifico ordine (tabulae motuum) in ragionevole bellezza
quod istius operis volta al particolare non est simplex sensus
in una parola subiectum est homo organicamente totius operis
mediante l’invenzione di un corpo l’elasticità
non più unilateralmente teoretica di una fenomenologia spaziale
per rigida paralisi belle donne voi siete spazio la bellezza
per cui si discorre velocemente non deve avere un senso
ma molti sensi estesi
tagliata in sezioni che non muovono
dalla modalità doverosa (dunque moralità) eventuale
del nostro atteggiamento ma della sua apprensione discorsiva
alta (dunque erettiva) eruzione del tatto perché la vita è così insufficiente
ma perché oggettivamente qui potenzialmente collettivamente irresistibile
della sfaldabilità di un pietroso vigore della linea sia fondamentale
essa o complementare ma forte sia linea e linea
di avventura
io voglio conoscere (non importa se non puoi sognarmi)
ho formulato molte ipotesi per vivere parlo di conferire decoro
al mio processo penso a un decoro muscolare tattile abile di irritabilità
penso a troppe vibrazioni (penso) non mi ascoltano più
e parole
ancora tagliano le labbra (io sono qui con un virtuoso discorso)

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SERATA SOCIEVOLE / Alessandro Broggi. 2006

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I.

Vittoria porge dei regali a Carlo. I regali sono un orologio nuovo e un paio di occhiali da sole. Va verso la sala e si versa da bere, si siede, beve. Carlo dice qualcosa di irrilevante. Si interrompe, ride e riprende a parlare. A cena Carlo mangia o non mangia. Si siede, si alza […].

II.

Qual è la cosa migliore da fare? “Ho deciso di mentire”, o non trova le parole. Non depone le aspettative, i suoi pensieri la riguardano. Come ora. “Cosa vuoi da me? Carlo”. “Vittoria. […]”. Risponde che riceve sostegno emotivo.

III.

È solo per trovare la situazione giusta, “ho tutto il tempo e le parole che voglio”, a parte l’aspetto contento. Carlo si siede e si alza. “Che altro?”. Ha chiesto Vittoria. La bella vita, tempo di stagione, ritorno come previsto. E ora quella che considera una necessità: Vittoria. Trentanove anni, sveglia e rilassata, non stanca, ma rilassata, ha desideri sul modo in cui le dedica attenzione. D’un tratto, oppure con dolcezza, o con prudenza. Carlo non si affretta a rispondere, sta pensando se questo non è uno schema fisso anche per lui, leggibile, come il suo aspetto, benvenuto come il sesso.

IV.

Carlo apre la bocca e parla […]. La guarda per un attimo, le sorride. Lei gli sorride. Vittoria lo bacia a lungo. Un’impressione di sicurezza: sesso senza restrizioni, verso sera, estate, toni remissivi.

 

 

(Images: Patrick Tosani, from Têtes vues du dessus, 1992, tirage cibachromes, from Milano Europa 2000, Triennale, Milano, 2001.)

NUMERI DI RE (1 & 2) / Jean-Michel Espitallier. 2003.2004

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Jean-Michel Espitallier
NUMERI DI RE (#1)
[ da: Le théorème d’Espitallier, Flammarion, 2003 ]

Clotario I (1) ultimo figlio di Clodoveo I (2) padre di Teodorico I (3) fratellastro di Childeberto I (4) zio di Chilperico I (5) padre di Clotario II (6) padre di Cariberto II (7) fratellastro di Dagoberto I (8) padre di Clodoveo II (9) padre di Teodorico III (10) fratello maggiore di Childerico II (11) genero di Sigeberto III (12) padre di Dagoberto II (13) cugino di Chilperico II (14) padre di Childerico III (15) nipote di Clotario III (16) fratello maggiore di Teodorico III (17) padre di Childeberto III (18) padre di Dagoberto III (19) probabilmente padre di Teodorico IV (20) nipote di Clodoveo IV (21) cugino germano di Clodoveo III (22) pronipote di Teodorico II (23) figlio di Childeberto II (24) nipote di Cariberto I (25) pronipote di Childerico I (26) nonno di Clotario I (27)

1 Nipote di Childerico I
2 Padre di Clotario I
3 Figlio di Clodoveo I
4 Fratellastro di Teodorico I
5 Nipote di Childeberto I
6 Figlio di Chilperico I
7 Figlio di Clotario II
8 Fratellastro di Cariberto II
9 Figlio di Dagoberto I
10 Nipote di Dagoberto I
11 Fratello minore di Teodorico III
12 Suocero di Childerico II
13 Figlio di Sigeberto III
14 Cugino di Dagoberto II
15 Figlio di Chilperico II
16 Prozio di Childerico III
17 Fratellastro di Clotario III
18 Figlio di Teodorico III
19 Figlio di Childeberto III
20 Probabile figlio di Dagoberto III
21 Prozio di Teodorico IV
22 Cugino germano di Clodoveo IV
23 Fratello del nonno di Clodoveo III
24 Padre di Teodorico II
25 Zio di Childeberto II
26 Bisnonno di Cariberto I
27 Vedi nota 1

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da ET CETERA / Jacques Derrida. 2005

et cetera – Nessuno, dunque, un giorno scriverà la storia, la storia autonoma e specifica della «e»? Della sua logica e del suo sistema, ovvero dell’idea stessa di sistema, di molteplicità organizzata, di sintesi, il «sin» (cum, avec, apud hoc, with, mit) rappresenta o una modalità più ridotta o, al contrario, una categoria più potente del sincategorema «kai», «and», «und», «e», «et», et cetera, di quanto si potrà dire anche dell’etcetera, e persino (etiam) dell’anche, e persino del persino. Chi un giorno scriverà la storia della tassonomia di tutti i valori della «e» – tra i quali si troverà anche l’idea stessa di ordine tassonomico: classificazione, gerarchica o meno, per disgiunzione, congiunzione, giustapposizione, opposizione (dunque in primo luogo di «posizione»)? E se la decostruzione ha da dire la sua sull’idea di tale storia, della sua possibilità o della sua impossibilità, chi scriverà la storia della «e» che, in modo probabilmente unico, avrà nominato ma giunto, aggiunto, congiunto o disgiunto (perché è una grammatica di relazione/derelazione) la decostruzione «e» X (la lettera che sta per così tante incognite)?

Prima di sognare simile storia, bisognerà interrogare il sistema. Ma che cos’è un sistema? Perlomeno un ordine di congiunzione, ma la cui forma resta determinata nella storia di tutte le «congiunzioni» e di tutti i possibili «insiemi» consistenti. C’è «e» ed «e», come c’è «decostruzione» e «decostruzione». La e stessa non può somigliarsi; non riesce, ma questa è la sua fortuna, a costituire un uno con se stessa; si decostruisce, o meglio, si lascia decostruire, controvoglia e a malincuore, da ciò che le capita, la segue o la precede, le sopravviene dall’esterno («…X») o dalla stessa serie, omogenea o eterogenea, di e (eeeecc.)…

– Voi vi rifugiate spesso, forse per mancanza di tempo e di spazio, in questa parolina: «e». Il riparo è certo, e la formalizzazione è economica, e dunque efficace. Prima di indagare intorno all’«è» o alla domanda «che cos’è?», prima di ogni storia della filosofia come ontologia, prima della definizione filosofica della decostruzione («la decostruzione è questo o quello, o tutto o niente», ecc.), prima di speculare sulla problematica distinzione tra l’«è» teorico, constativo o descrittivo, e la potenza performativa del creare l’evento, persino prima dell’evento pre-performativo, quello che accade, come ogni altro, prima di ogni attesa e di ogni possibile performatività, ci sarà stata, parola ancor più corta dell’«est», quantomeno in francese, l’omofono «et» (una lettera in meno).

 

[ Da: Jacques Derrida, Et cetera (and so on, und so weiter, and so forth, et ainsi de suite, und so überall, etc.), Editions de L’Herne, 2005. Traduzione italiana di Tiziana Lo Porto, Castelvecchi, Roma 2006, pp.45-47. Copertina del volume di Chiara Arnone. ]

 

immagini d'architettura. architettura d'immagini / jeff wall

corrado sassi

La libertà artistica di cui godiamo oggi ha i suoi aspetti positivi e negativi. La tradizione dell’avanguardia, nell’arte come in architettura, paradossalmente mirava a ridurre la libertà formale attraverso dei precetti ideologici, anche se si fondava sul principio della libertà artistica. Questo accade anche nelle accademie. Ma ora che molta gente non accetta le censure del pensiero tipo dell’avanguardia, abbiamo guadagnato un’immensa libertà. Ovviamente ci sono aspetti molto positivi che ne derivano, ma anche risultati deprimenti. Non una brutta arte, ma la migliore arte mediocre mai avuta, ciò che Catherine David ha definito “arte light”.

(Posted by A. Broggi. Da Immagini d’architettura. Architettura di immagini. Conversazione tra Jacques Herzog e Jeff Wall, a cura di Cristina Bechtler, Postmedia, 2005. Image: Corrado Sassi, Clan: Beach, 2002, tecnica mista, 3,00 x 2,00 x 2,20 m, Villa Medici, Roma.)