NOVE POESIE / Jeamel Flores – Haboud

Jeamel  Flores–Haboud
Nove poesie da Pleamor
2003 – 2004

[traduzione italiana di Giuliano Mesa]

 
A perpetuar tu espera

El hombre su paquete de cosas desperdicios
descamina la acera
crepitando incrédulo
en la trasnoche aciegas
en las hondadas tristes
de infértiles cangrejales
masturbio que nunca
como si sólo eso fuera
sus pies y el camino
olvida como siempre
los senos siderales
la luz desnuda espera
y él ha dejado las crines
no morderá la tierra

 
Per aspettare ancora

L’uomo il suo fagotto di cose scarti
scammina il marciapiede
crepita incredulo
oltrenotte alla cieca
nei tristi fondi
di sterili granchiali
mastùrbido che mai
come se fosse solo questo
i piedi ed il sentiero
sempre dimenticando
i seni siderali
la luce nuda aspetta
e lui ha perso il crine
non morderà la terra

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da LA GIUSTIZIA e da SANTA CECILIA E L'ANGELO / Massimo Sannelli. 2004 e 2005

 

l’udito non accompagna più il
pensiero, che non pesa. oggi è
sicuro l’allontanamento, e sia
stabile: la percezione è parlata, e sì:
e l’affanno sì, e l’innovazione sì,
di certo: e l’incompiuto, anche.
Non si trova dignità, e non cortesia
in nulla, che poi diletti.

per poco, il verde non diventa
un luogo comune: acidità e
aridità vengono elevate: di
più, non si impedirà di tempo
in tempo; la bellezza che si vede
è qualsiasi chiusura – una gemma -,
limitata e assoluta: l’apertura in corpo,
e altro, può opporre che fai?, e dopo
(che pensi, ora) un’ovatta e il trucco:
questa bocca nasconde dire, e invocare,
un’altra, una sola, persona, e una.

(da La giustizia, D’If, 2004)

 

gli atti sperimentali sono
la carità: la stessa in fioco, secco,
cotone, aria. Molto scritto, testo, consuma
il possibile da dire; ora ondeggia
in uno scatto di tasti, in una
visione di schermo e tastiera
che vale come cuna, culla
bella. E nel fertile le giunture
si sono mosse, via corse.

con il Dio buono, una scelta
si è posta chiara: una culla o una cuccia,
prima; una guancia màdida, a tratti morbida,
a tratti: che ha il sorriso sicuro, a parolette
brevi. E di nuovo: molte margherite, molte
margaritae, e i fiori tutti; e tra i fiori
i figli; tra i figli il futuro, che giustifica
questo. Così l’uomo si libera dal contesto.

(da Santa Cecilia e l’angelo, Edizioni Atelier, 2005)

  
 

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(Posted by A. Broggi _ Photograph by Asya Nemchenok, Utopia #14, courtesy of the artist)

LA REALTA': UNA FACCENDA OTTUSA / Amedeo Martegani

La realtà è una faccenda ottusa e forse è per questo che sembra attrarre tanto. Un’empatica similitudine ci fa desiderare quello che sembra assolutamente appartenerci proprio come destino. Sapere, sapersi, misurarsi, osservarsi. Pare che la cosa migliore sia essere strumento di misura o di perlustrazione perché tutto va annotato e ordinato. L’ottusità dello sforzo è proprio nell’orizzonte dell’azione, così prevedibile e costretta in una catena di cause ed effetti che sembra condurre ad un riduzionismo irreversibile, un po’ come piegare e ripiegare un foglio; la passione per la realtà fa perdere spazio, riducendo la portata di ogni desiderio ad una constatazione, un tentativo o una falsa partenza.
La realtà è lo status quo, quello che è il tavolo per la minestra, un punto di appoggio, un substrato, una solida posizione nello spazio? Ma non si può credere che guardandosi le scarpe il tempo passi più veloce o con più leggerezza che guardando fuori da sé e più in alto. Nella realtà vedo morire il tempo, perdere le cose, cadere la testa dal sonno; non mi interessa sapere di più della mia trama o di quello che mi piace e mi fa compagnia. La realtà me lo svela, mi porta via con sadismo ogni mistero per un’apparizione o per una fuga; mi spiega tutto, mi evidenzia con pedante lentezza ogni particolare mentre lentamente enumera quello che ho già visto per riportarlo nel corso delle cose ammutolendo ogni risata ed ogni malizia. Non si sfugge, non c’è trucco, non vedo gioia nella concretezza terrena della realtà. Tutto pare previsto come un piano di volo, ogni momento è un limite tra due estremi che si lasciano velocemente ed indifferentemente, come salire e scendere una parabola di cui si ha ogni coordinata ma di cui si ignora il motivo, la spinta, la conclusione.
La realtà di chi si immerge in un liquido ha l’immagine di un solido che si fa spazio in una cavità che sempre si richiude e si riapre, ma appena usciti dalla piscina, tutto torna condivisibile e lo spazio è solo una questione di tempo per raggiungersi. Mi torna in mente Robbe-Grillet e la sua realtà enunciativa, le sue misurazioni, le azioni compiute nello sfaldarsi del tempo, la descrizione così minuta di ogni istante e della sua ripetizione in parti ancora più corte, per descrivere azioni ancora più minime e irrilevanti, fino a produrre una montagna di non avvenimenti che descrivono un’azione che assolutamente poteva anche non svolgersi ed anzi proprio per quello mai avvenuta al di fuori della descrizione stessa. Ecco la realtà come stato comune che conforta la comune possibilità di esistere, senza unire o allontanare, il ci di esserci; e allora? Quello che ho imparato e che mi piace vedere è proprio tutto quello che della realtà si fa gioco, quello che sempre sembra altro, che simula e si fa imprendibile, quello che non ha un programma e che quindi è più difficile da sorprendere in un agguato. Il sogno della realtà rigenera noi mostri, probabilmente.

(Amedeo Martegani, da L’Ulisse, n.3.)

(Posted by A. Broggi. Image: Amedeo Martegani, Scoglio, 2002, scultura in ceramica, 10 x 16 x 11 cm, Galleria Monica De Cardenas, Milano.)

from OBSERVATIONS ON THE FLIGHT OF BIRDS / Nanni Balestrini

MANALIVE

There are men departing only at stations
on the long autumn trains, IT IS
SECRETELY FORBIDDEN TO LIVE IN MIRRORS,
on the silver tracks
sunrises and sunsets whine
like a distant cicada.

………………………………At Easter
a postcard from Hamburg will reveal they have put on some weight,
it will be on us to take care of plantations
deserted by lemons – and to drive out
the encamped circus, Murillo’s children,
the gipsy woman reading
hands among the bougainvilleae

while she shepherds the Camel who defeated the Eye-of-the-Needle.

*

SHELL

……..In the dried out
city seasons die at dawn, without
ankles, when within a hundred walls
traffic lights light up
a silent street
or on the rooftops the white
sleepwalker hides a comet
in the new jar. Tonight
we’ll bet ouselves […]

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[ from Nanni Balestrini‘s Osservazioni sul volo degli uccelli: Poesie 1954-1956, Scheiwiller, Milano 1988. Translation by Damiano Abeni ]

da NEUROPA / Gianluca Gigliozzi. 2005

STATO DI COSE 1671 / Gianluca Gigliozzi

Per sette giorni e sette notti nessun segno d’uomo sui sentieri fangosi, quest’Iberia pare più vuota del cuore dello spilorcio e dell’ignavo – finalmente, ma si fa per dire, s’imbattono in villaggi di contadini schiantati dalla fame, pestati da sudiciume, piagati da terzane, vaioli, pellagre – lavorano nei campi per quindici ore per strappare al suolo avaro qualcosa con cui andare avanti – quelli che sopravvivono si dedicano al banditaggio – o bevono birra fermentata con segatura per sei ore di fila – fegato e budella sono ridate un poco alla volta alla terra soda – se Grisostome promette beatitudini celesti, IO non riesce neanche a restituire lo sguardo a quelli che hanno ancora la forza di supplicargli una benedizione – le sciagure di questi disgraziati gli rinforzano la notte che si coltiva dentro – queste miserie sembrano essere state generate per balzargli negli occhi, e scolar giù nella sua anima perennemente turbata, e qui darsi raduno e banchettare, sbafandosi le sue brevi risorse – tracannando i suoi umori più promettenti – la carità e la devozione del confratello santo gli fanno vedere se stesso come se si vedesse da Lassù – visto da se stesso come se si vedesse con l’Occhio dell’Altissimo, e dall’alto in cui non sta è così che si vede, ragno blatta verme bruco baco – inamabile, tristo – la santità arruffona del confratello gli dà sui nervi, gli sbalestra il cervello, gli instilla veleni a tutto spiano, rasa al suolo l’anima sua alla vista di quel mansueto e del suo brigare per l’eterno – intanto marciano per leghe e leghe, su brulle alture ulcerate dai venti – passano per i campi di senape, pietraie e vigneti, faggeti smisurati, forre e nudi poggi e, qua e là, cinte di rocche fatiscenti, lingue di mura corrose, bastioni mangiati dall’erba – dormono in stalle abbandonate, o dentro gelide sacrestie – nuvole radenti sopra le loro teste, quasi plumbei ventri di crostacei, che abbiano per chele brume violacee – s’inoltrano i due per campi di patate allagati e di barbabietole in putrefazione – porci e muli annegati, puledri che per il troppo fango si slanciano al trotto degno di un vitello – gli acquitrini a valle paiono ferite pietose, occhiute fessure da cui il suolo marcescente brulichi d’invidia per la purezza della volta – masticano radici, i due fraticelli, e piaghe e pustole radunano su cosce e piedi – invece fanno festa sulle chieriche miriadi di nivei saltellanti ospiti – alle ossa il gran fradicio di Navarra sta togliendo il diritto a tenersi nel tempo identiche – andare avanti, comunque, questo l’ordine – nel frattempo non chiedersi mai COSA CI FACCIO QUI – possibilmente

  

[Neuropa / Gianluca Gigliozzi. – Luca Pensa Editore, Lecce 2005]

il dramma della vita / valère novarina. 1984

 

Scena finale

L’UOMO DI ASSE – Tutto ciò che vive è perfetto.

IL BAMBINO SCARPICO – Allo stadio di vuoto, l’uomo segue l’uomo, ci si accanisce sopra. L’uomo ripete l’uomo… Qui ho trovato riposo.

GIAN VISAGERIO – Che si scaccino tutti dal mondo !

GIAN D’ALTRUI – Formate una parata ! È qui che ormai si vede solo lo Stadio di Vita senza nessuno.

GIAN DI VITTIZIO – Tutto ciò che è vuoto è perfetto.

EFISO – Qui finisce il dramma della vita.

ANTERNO – Qui finisce il dramma della vita.

VALÈRE – Il dramma della vita è accaduto.

Entra Adamo.

IL CANTORE – Adamo, entra ! Di’ i nomi di coloro che ti hanno preceduto !

ADAMO – Algone, Longhis, Settimo, Nordico, Bocca, Giondé, Lo Sciarmatore Luiggi Bogère, Laruota, Sapor Beante, I Genitrati, Efiso Tagan, Raccomandatore, L’Antico Palabrese, Ritmale, Il Bambino Zucreto, Funzione di Verga, Galtino, Vangetto, Il Professore che Porta, Gedeone, Albi Recton, Sermone Femnico, I Bambini Parietali, Rameau, Il Coro, Azione Comica, L’Uno, Lanciere Scopico, Circolazione del Crim, L’Uomo con la Visagéria, I Lottatori dei Pantaloni Due, Angone, Damone, An-Firmiziano, Traveggolo, Bardante, Eruzione, Lantiero, La Terza, Lubé, Buco Vocabolare, Virò, Pantone Piumato, Razza, Gestulòdino, Gabé Landù, Regulàt, Solet, Il Bambino Ignazio, Oncia e Lombetta, Pontracco, Gemilebeth, Il Professor Delumidàt, Il Bambino Perito, Selumidone, Chandul, Lulùt, Corbet, L’Inglese, Rabone Tugìt, Pantone Plumide, Irgo, Gianfranco, L’Uomo di Saporneol, Buffet, Piano del Virale, L’Uomo di Stalingra, La Saponarda, Leo Buco, L’Uomo di Bomba, L’Uomo di Dunlop, L’Uomo di Ghiotone, L’Uomo di Quinté, Charmante Lodone, Virgoleone, Giovanni il Bardro, Il Vendicatore Bodiniano, Il Suo Tronco Tubico, L’Uomo di Valzer, Gisella Obré, L’Uomo di Bòd, L’Uomo di Continue reading “il dramma della vita / valère novarina. 1984”