da LA GIUSTIZIA e da SANTA CECILIA E L'ANGELO / Massimo Sannelli. 2004 e 2005

 

l’udito non accompagna più il
pensiero, che non pesa. oggi è
sicuro l’allontanamento, e sia
stabile: la percezione è parlata, e sì:
e l’affanno sì, e l’innovazione sì,
di certo: e l’incompiuto, anche.
Non si trova dignità, e non cortesia
in nulla, che poi diletti.

per poco, il verde non diventa
un luogo comune: acidità e
aridità vengono elevate: di
più, non si impedirà di tempo
in tempo; la bellezza che si vede
è qualsiasi chiusura – una gemma -,
limitata e assoluta: l’apertura in corpo,
e altro, può opporre che fai?, e dopo
(che pensi, ora) un’ovatta e il trucco:
questa bocca nasconde dire, e invocare,
un’altra, una sola, persona, e una.

(da La giustizia, D’If, 2004)

 

gli atti sperimentali sono
la carità: la stessa in fioco, secco,
cotone, aria. Molto scritto, testo, consuma
il possibile da dire; ora ondeggia
in uno scatto di tasti, in una
visione di schermo e tastiera
che vale come cuna, culla
bella. E nel fertile le giunture
si sono mosse, via corse.

con il Dio buono, una scelta
si è posta chiara: una culla o una cuccia,
prima; una guancia màdida, a tratti morbida,
a tratti: che ha il sorriso sicuro, a parolette
brevi. E di nuovo: molte margherite, molte
margaritae, e i fiori tutti; e tra i fiori
i figli; tra i figli il futuro, che giustifica
questo. Così l’uomo si libera dal contesto.

(da Santa Cecilia e l’angelo, Edizioni Atelier, 2005)

  
 

___

(Posted by A. Broggi _ Photograph by Asya Nemchenok, Utopia #14, courtesy of the artist)