da "postproduction" / nicolas bourriaud. 2004

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“Ogni elemento, non importa la provenienza, può servire a creare nuove combinazioni. […] Tutto può servire. Non c’è bisogno di dire che si può non soltanto correggere un’opera o integrare frammenti diversi di vecchie opere in una nuova; si può anche alterare il senso di questi frammenti e modificare a piacimento ciò che gli imbecilli si ostinano a definire citazioni”. G. Debord

“Il consumo è allo stesso modo, immediatamente, produzione. […] Durante la nutrizione, che è una forma di consumo, l’uomo produce il proprio corpo”. K. Marx

“Denunciare, criticare il mondo? Ma non si denuncia nulla dall’esterno, bisogna prima abitare la forma che si vuole amare o criticare. L’imitazione può risultare sovversiva, molto più di tanti discorsi frontali che gesticolano la sovversione”. N. Bourriaud

Dall’inizio degli anni ’80, le opere d’arte sono create sulla base di Continue reading “da "postproduction" / nicolas bourriaud. 2004”

PERSONAGGI PRECARI / Vanni Santoni. 2004-2006

Personaggi precari / Vanni Santoni

Magdalene
“Cinquemila anni di storia, un pianeta intero, e le cose più brutte di sempre sono accadute a una manciata di chilometri da qua, neanche settant’anni fa. Ora, dimmi perché mai non dovrei avere paura del futuro.”

Vanni
È a Stoccolma.

Teodoro
Teodoro è pavido e fragile, ma si è adattato bene alla vita del severo istituto di correzione C.Lombroso: sempre in disparte, non si fa notare, e nota tutto. Recentemente ha sentito strani rumori provenire dal sottosuolo del refettorio, ma ancora non ha trovato il coraggio di scendere a controllare.

Ilaria
Ilaria è innamoratissima del suo ragazzo! Ha riempito le pagine del suo diario di questo concetto! Ha aperto anche un blog per gridare al mondo tutto il suo amore! Si sono conosciuti due settimane fa! L’altro ieri si sono messi insieme! Si sono baciati! Si chiama Mauro! Ha scritto “Mauro” sullo zainetto!
Domani Ilaria scoprirà che il suo ragazzo ha una protesi di plastica ed alluminio al posto della parte inferiore della gamba destra, e rimarrà muta.
Si chiederà se tutto il suo amore stava proprio in quel pezzo di Mauro lì, e si sentirà infinitamente vuota e stronza.
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da L'ORDINE DEL DISCORSO / Michel Foucault. 1971

[…] Si possono rintracciare subito alcune esigenze di metodo ch’essi comportano.

Un principio di rovesciamento innanzitutto: là dove, secondo la tradizione, si crede di riconoscere la scaturigine dei discorsi, il principio del loro proliferare e della loro continuità, nelle figure che sembrano svolgere un ruolo positivo, come quella dell’autore, della disciplina, della volontà di verità, bisogna piuttosto riconoscere il gioco negativo d’un ritaglio e d’una rarefazione del discorso.

Ma, una volta rintracciati tali principi di rarefazione, una volta che si sia cessato di considerarli come un’istanza fondamentale e creatrice, cosa si scopre al di sotto di essi? Si deve forse ammettere la virtuale pienezza d’un mondo di discorsi ininterrotti? Qui occorre far subentrare altri principi di metodo.

Un principio di discontinuità: il fatto che ci siano sistemi di rarefazione non significa che sotto di essi, al di là di essi, possa regnare un gran discorso illimitato, continuo e silenzioso, che vorrebbe essere, da essi, represso o rimosso, e che noi avremmo il compito di far sorgere restituendogli infine la parola. Non bisogna immmaginare un non detto o un impensato, che percorrano il mondo e si intreccino con tutte le sue forme e tutti i suoi eventi, e che si tratterebbe di articolare o di finalmente pensare. I discorsi devono essere trattati come pratiche discontinue, che si incrociano, si affiancano talora, ma anche si ignorano o si escludono.

Un principio di specificità: non risolvere il discorso in un gioco di significati precostituiti; non immaginarsi che il mondo ci volga un viso leggibile, che non avremmo più che da decifrare; il mondo non è complice della nostra conoscenza; non esiste una provvidenza prediscorsiva che lo disponga a nostro favore. Occorre concepire il discorso come una violenza che noi facciamo alle cose, in ogni caso come una pratica che noi imponiamo loro; e proprio in questa pratica gli eventi del discorso trovano il principio della loro regolarità.

Quarta regola, quella dell’esteriorità: non andare dal discorso verso il suo nucleo interno e nascosto, verso il cuore di un pensiero o di un significato che si manifesterebbero in esso; ma, a partire dal discorso stesso, dalla sua apparizione, e dalla sua regolarità, andare verso le sue condizioni esterne di possibilità, verso ciò che dà luogo alla serie aleatoria di quegli eventi e che ne fissa i limiti.

Quattro nozioni devono dunque servire da principio regolativo alla analisi: quella di evento, quella di serie, quella di regolarità, quella di condizione di possibilità. Esse si oppongono, come si vede, termine a termine: l’evento alla creazione, la serie all’unità, la regolarità all’originalità, e la condizione di possibilità al significato. Queste quattro ultime nozioni (significato, originalità, unità, creazione), hanno, in modo assai generale, dominato la storia universale delle idee, ove, di comune accordo, si cercava il punto della creazione, l’unità di un’opera, il contrassegno dell’originalità individuale, e il tesoro indefinito dei significati nascosti.

[da L’ordine del discorso / Michel Foucault. Einaudi, 2004]

da PAN / Christophe Tarkos. 2000

Un bacio
(da: Pan, 2000)

Un bacio. Si baciano. Lui le prende la bocca in bocca, lei gli prende la bocca in bocca, si baciano. Lui apre le labbra alla bocca, alla lingua, lei apre le labbra alle labbra, alla bocca, alla lingua, lei gli ruota la lingua in bocca, lui le ruota la lingua in bocca, lui scopre il bacio, lei scopre la sensazione del bacio, la lingua dolce in bocca, la lingua dolce contro la lingua, lui avvolge la lingua nella sua lingua, la mescola, lei ruota la lingua contro la lingua, si baciano, lei la mescola, si mescolano, lei offre la bocca alla bocca, lui offre la bocca alla bocca, si danno un bacio, lei gli offre un bacio e la lingua, lui le carezza la lingua in bocca, lei gli carezza la lingua in bocca, lei lo lascia entrare, lui la lascia entrare, si amano, la sua lingua è in bocca, lei gli mette la lingua in bocca, le labbra sono incollate contro le labbra, lei carezza la lingua contro la lingua che ruota in bocca contro la lingua, carezza la lingua contro la lingua calda e offerta, lui le mette la lingua in bocca, si amano, si baciano.

*
Noi soffiamo in una volta sola
(da: Pan, 2000)

Noi soffiamo in una sola volta, soffiamo ostentatamente, non soffiamo in maniera clandestina, a supposizioni, sapendo, avendo delle antenne, avendo delle idee, avendo coscienza, in piena coscienza, credendo, avendo un’idea della situazione, supponendo, il più velocemente possibile, il più discretamente possibile, nascondendoci, dissimulandoci, nell’urgenza, senza sosta, senza supporre, senza tenere, senza vivere, senza riprendere respiro, senza morire, senza ridere, mettendosi delle idee in testa, facendosi delle idee, creandosi un’immaginazione, o dei fatti plausibili o dei fatti fattibili o un po’ di erba, pieno di erba, di erba per le mucche, di erba per i cavalli, di erba verde, facendosi delle idee, supponendo, permettendosi di farsi qualche illusione, qualche previsione, qualche è davanti un po’ più lontano, delle idee di erba, delle idee di paglia, soffiando una sola volta e basta.

[ traduzioni di m. zaffarano ]

2 POEMS / Rodrigo Toscano. 2006

four sections from: Reflections on Content & Form / Rodrigo Toscano

1.

That on a lute, Berlin techno loses a little bit of its tenderness.

That on a woodblock, Parker’s scintillating 14ths become intervallically a bit murky.

That on a Thrumbola (a speculative instrument – a specialized arrangement of microphones attached to a Universal Standard Urinal) Mozart’s minuets retain their charm by way of an institutionalized acclaim.

That on a Kalimba, Webern’s five orchestral pieces still take about 128 minutes

to perform.

2.

What happens if you import the dullness, the utter boredom of the suburbs into an exciting megalopolis?

What happens if you export the over-excitability and glitz of the megalopolis into the suburbs?

What happens when a rurality chooses to speak to a rurality? (solely)

What happens when a rurality turned suburban imports a megalopolis’s imported suburbia?

What happens when an exported doubly taxed rural suburbia gets exported to another country’s imported megalopolis’s rurality imported from another contry’s duty-free rurality?

What happens when a megalopolis’s megalopolisity is lost bot looked for by a suburbanite expatriate?

What happens when a repatriated ex-rural imported sub-urbanity gone busto … moves to Bayport, Long Isle.
What happens …

3.

“…so that the overall labor-process obscured, the overall knowledge of the process horded by management, plus the problem of un-organized outsourced labor; the struggle lies in wresting management’s prerogative of the work process, that is, by attacking the division of labor as it currently exists, giving the workers the opportunity to train themselves based on their own knowledge of the process. This involves openly sharing information, and condensing thei input into a curriculum to be used by other workers, critiqued by other workers, una ultimately re-written by other workers…”

4.

Brazil. The PT’s first run at electoral politics (circa 1982)

“our candidates appearances…”

uma galeria de criminosos

“Ma name is Joao. I live in a shantytown. I was arrested four times. Vote for me.”

“Ma name is Athos. In ’68 I high jacked a plane in defense of my country.”

“Ma name is Nanella. My name before that was Baladora. Before that, Chuppetina.”

Result: 0 governors, 0 senators, six federal parliamentarians out of 500, 1 mayor out of 5,000

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