da BREVE STORIA DEL LINGUAGGIO / Steven Roger Fischer. 1999

urspracheNon è mai esistita una Ursprache, una “lingua primordiale”. Eppure, tra i primi ominidi era presente l’attitudine a una sorta di linguaggio. Gli esseri umani discendono da creature prive di linguaggio, e per questo le aree del cervello con altre funzioni, come la gestualità, erano sfruttate per la nuova attività di comunicazione orale. (I centri cerebrali usati per i versi dagli scimpanzè non sono, lo ricordiamo, gli stessi usati dagli esseri umani). Il linguaggio venne sovrapposto ai sistemi cerebrali più antichi ed elaborato partendo da essi, rivelandosi tra l’altro un vero e proprio parassita nei suoi confronti.

Il linguaggio si sviluppò allora contemporaneamente al cervello e diede origine agli organi essenziali nel giro di diverse centinaia di migliaia di anni. Mentre il cervello umano aumentava le proprie capacità, l’espressione orale si fece più sciolta, diminuendo progressivamente la propria dipendenza dai segnali chimici e corporei. In compenso, questo ha richiesto l’evoluzione degli organi specializzati nella parola che ha a sua volta reso necessaria una maggiore capacità cerebrale, adeguata alla complessità della società che un simile processo permetteva di costituire. Causa ed effetto funzionavano nei due sensi. Ogni funzione alimentava l’altra in un sistema chiuso, dinamico e sinergico. Le vocalizzazioni e il pensiero primitivi si sono progressivamente evoluti in una forma sofisticata di pensiero e di espressione orale alla stessa velocità, in una specie di tandem evoluzionistico. Il linguaggio umano moderno appare anch’esso in continua evoluzione, con i segnali chimici e corporei primordiali ridotti ormai alla percezione subliminale.

 

[ Steven Roger Fischer, A History of Language, Reaktion Books, 1999; tr. it. di Maddalena Togliani, Breve storia del linguaggio, UTET, Torino 2003, pp. 46-47 ]