da PROSTHESIS / Roberto Cavallera. 2007

da PROSTHESIS / Roberto Cavallera

nota

tutto lascia credere di non aver mai saputo

anche qua dentro: del come e perché arrivarci e restare è un altro discorso

all’epoca della prima registrazione già sfumava un piacere consumato a fatica. iniziava per e finiva per
a colmare carenze in

il taglio va e non va, ma per conto suo, procede intermittente tra fondi (amarissimi) di caffè. s’è già al caffè in questa vita oziosa, precedente

magari qualcosa esprimibile in decimali, in fratti, in radici buttate lì a caso, s’intende

la seconda registrazione trascritta su carte tremende, strappabili, ai bordi stanno piccoli animaletti disegnati a matita. un leone fatica a stare in piedi, tanto era il tempo che non masticava più nulla, più nessuno

dal taglio partono spostamenti longitudinali. gli a capo sono continui quanto inutili

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da 89 CLOUDS / Mark Strand. 1999

 

1. Una nuvola non è mai uno specchio

2. Le parole sulle nuvole sono nuvole loro stesse

3. Se nevica in una nuvola, solo la nuvola lo sa

4. Per ogni nuvola c’è un’altra nuvola

5. Una nuvola sogna solo triangoli

6. Una nuvola è una stagione di bianco

7. Lo sfolgorio delle nuvole è falsità

8. Le nuvole sono state disossate

9. Al museo delle nuvole è esposta solo Biancaneve

10. Le nuvole sono frutta soffice

11. Lo scorrere delle nuvole è come pomeriggio dopo pomeriggio

12. Se un pappagallo si perde in una nuvola diviene arcobaleno

13. Le nuvole sono innamorate degli orizzonti

14. Si parla in una nuvola come in un telefono

15. Un cielo senza nuvole è calvo e azzurro

16. Le nuvole del mare profumano di mare

17. Le nuvole sono nobili e inquiete

18. La nuvola che se n’era andata non sarebbe più tornata

19. Il dolore delle nuvole non riusciamo nemmeno a immaginarcelo

20. Le nuvole sono pensieri senza parole

21. Le nuvole sono schiave del vento

22. Una nuvola senza forma è sempre aperta

23. Le nuvole sono trascinate da uccelli invisibili

24. Se le nuvole avessero braccia, abbraccerebbero

 

*
[da 89 nuvole / Mark Strand. – L’Obliquo, 2003. Vol.esaurito] [Traduzione di Damiano Abeni]

 

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[From www.narrativelife.org. Image: Rodney Graham, still from Rheinmetall/Victoria 8, 2003, Canadian Museum of Contemporary Photography, Ottawa]

da ANACHRONISME / Christoph Tarkos. 2001

Passeggio nel parco…
(da: Anachronisme, 2001)

Passeggio nel parco, il parco è grande, nel parco ci sono delle cerve, ci sono dei grandi alberi, delle strade forestali, ci sono dei boschi, io cammino in mezzo ai boschi, il parco è grande, si può attraversare il parco in una sola volta, nel parco c’è una capra, il parco non ha confini, il confine del parco è all’interno del parco, non occorre andare di fuori, si resta nel parco, di fuori è il parco, tutto il di fuori si trova nel parco con i suoi boschi alti, i suoi uccelli, i suoi scoiattoli, degli scoiattoli che scendono dall’alto dei tronchi per muoversi qualche istante in mezzo all’erba che poi risalgono su un tronco ancora più alto, passo le panchine, lascio le panchine alla mia sinistra e continuo, rientro fra gli alberi, avanzo in mezzo agli alberi, sono nel bosco, non incontrerò più nessuna panchina, andrò a vedere le cerve e la capra, andrò a vedere gli alberi che ricoprono tutto il sottobosco, che si stagliano in altezza, che non hanno il tempo di in basso, che hanno il tempo di in alto, il tempo di crescere, il tempo di alzarsi fino a quelle altezze, mi sono lasciato su una panchina, poi mi sono alzato, ho lasciato le panchine, sono partito dritto davanti, come per attraversare tutto il parco da un capo all’altro, non ho visto la fine, il parco non ha una fine, non si arriva mai alla fine alle porte del parco, il parco non ha porte, vado sempre diritto, passeggio, fra poco mi ritroverò accanto alle panchine quando avrò finito il mio giretto nel parco, quando avrò fatto un giro in tondo, riportando il mio percorso in linea retta, avrò fatto un gran giro, ripasserò davanti alle panchine bianche che aspettano che io passi, ritornerò.

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