da ARMI E MESTIERI / Giampiero Neri. 2004


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Natura

Da un camminamento
sotto la volta degli alberi
si arriva a un recinto.
Si erano alzati due vitelli
dal loro letto di paglia
una strana luce
passava tra le foglie.

Origine

Nell’opacità dell’aspetto consueto
dove il verde è più scuro
ha luogo una mutazione
come di vita nascosta che venga alla luce
una breve luce invernale
che trascolora.

Nel giardino

Da quell’intrico di rami
si tendeva il germoglio di un kiwi
incontro al ramo di una betulla.
Si formava un nuovo viluppo
come un piccolo arco di trionfo
che vede il kiwi prevalere
la betulla vicina a soccombere
e l’ospite a meditare nel giardino.

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La scatola di utensili / Gianluca Codeghini. 2001

LA SCATOLA DI UTENSILI

Prima di cominciare a giocare è opportuno presentare i tre giochi da libro tra i più divertenti del genere, evidenziando quelle che non sempre sono riconosciute tra questi come differenze o somiglianze, al punto da lasciare nella memoria il dubbio di aver giocato ad altro o di non aver giocato affatto. Ricordando che se la fortuna del gioco di società è nella sequenza inizio-fine, vincente-perdente, vettori ineluttabili in cui i vari partecipanti si riconoscono, nel gioco da libro non è proprio la stessa cosa in quanto il giocatore Continue reading “La scatola di utensili / Gianluca Codeghini. 2001”

SEMI DI ANGURIA / Alessandra MR D'Agostino. 2007

Semi di anguria / Alessandra MR D’Agostino

8311
cambiamoci d’abito. è ora. saliamo su.

8305
saldare le mani.
montoni invaghiti.
il sonno di un (semi)gatto.

8296
gli scialbi.
le alternative di disagio.
gli scambi di momenti opportuni.

8292
stupido, sei fuori tema.

8284
nevica su quei pezzi di polistirolo che hai ficcato nelle orecchie.
nevica anche sugli occhi plumbei che non è perché è inverno.
nevica anche sull’indifferenza dei leoni in calore che non è così ma garantisci per loro.
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HIVER. Levé du pied gauche (Extraits 2) / Christophe Marchand-Kiss. 2007

Christophe Marchand-Kiss
HIVER. Levé du pied gauche (Extraits 2). 2007

la stricte cadence du pouls
soudain son emballement
une fuite dans les besoins
un lâcher d’ampoules
dans le cloaque
des dérisions.
On joue à l’arrière
On esquive la balle
sourit au médiocre
le vent se lève
gelée s’effiloche.

On aimerait gratter la terre avec le nez
pour y trouver la solution.

le sucre envisage café
le trop de confitures
étendu sur la table
parfois c’est basta
le reste à la poubelle.
On vomit mentalement.
On est inventif.

s’empêtrer dans le désagrément
le redouble : voici et voilà
caressent bien fait et
va te faire voir —
ailleurs. On courtise
le pire veines gonflées
otage du medecine man.

***

à la chasse aux constructions :
seul est possible ce qui arrive —
dit-On et pourtant l’horreur
du simple schéma :
les porcs continuent à danser.

la clé dans le contact On est moins seul.
ronflement du moteur évaporation
des gaz
d’échappement
la fenêtre ouverte —
On est déjà premier
bei rot fahren !
connaître le déclic
et s’en repaître
jusqu’à n’être
plus qu’un bout
de chair
unique.

On cultive sa singularité
en outrageant les bornes
— sans les dépasser

ne subsiste qu’un pardessus bouffant
tout le reste — fabriqué : malgré le
whizz et le déodorant
familial.
On fait équipe avec soi
la capuche sur la tête
baissée : On relève son
empreinte.
On se baise.
et c’est bien.

***

sur la plus haute marche
du podium
On consent à se lever
des deux pieds
On se rêve sans
emmêlement de couvertures
pour la journée.
histoires sans feinte juste ignorées.
mouchoirs blancs sans origine.
porcs à tête de veaux.

On voudrait juste les emmerder —
devenir un spécimen.

***

collier de petites
boules d’or
sur un cou
bruni
étranglement de l’époque
vigueur hormonale :
faire passer le mépris —
tuyau d’arrosage
en continu.

l’embouteillage fait passer l’émotion
On maîtrise ses nerfs — performe
le débit : On augmente la part
de larmes
dans cette satanée
vallée.
On le dit. et c’est positif.

On est bien là ensemble
est livré en fond d’écran.
ensemble ou débarrassé
du superflu : l’homme.
On égratigne l’espèce
pour mieux se faire valoir.
On tranche dans le mou.
On est un dur — on y croit.

ces violettes dont On pense
qu’elles ne sont pas de saison.
résolument.

ces marchés qu’On soutient
pour la forme,
rapportent au dîner
mondain de saint quoi
trois actions enzyme,
quelques fifrelins
— il faut être du bon côté
du manche.

le collier dont On est attaché
se desserre. On ne court pas encore.

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TITLE SEARCH / Damiano Abeni. 2006

 

Another Day, Same Day. Apprenticed to Eternity.

The Density of the Surroundings. Dirndl. You Thought it was Wrong.

In the Published City. This Unsafe Quarter.

Saint Benno. A Letter in Its Mouth. Street Musicians. All the Wallpaper

in a Million Homes.

 

Accustomed to Disappointments. The Sea’s Portrait. A Mountain of Something.

Chasm-Dwellers. I Just Like Living. Some Stories Survived.

The Gorgeous Dollhouse. Mr McPlaster’s Face. A Bridge Like That

of Avignon. Our Best Foot Forward.

It Was Raining, It Was not Raining Much.

 

The 5th Act in Someone Else’s Life. Panopticon. To Question the Source.

The Mustachioed Man’s Wife. Build It Flat. Miles Under the Pilgrim’s Feet.

 

To Forget Only Important Things. Until Some Day in the Not Too Distant Future.

An Immodest Little White Wine. Foolish Consistency.

It Was Always November. A Box of Candied Chestnuts.

Annuals and Perennials. Tell No One of This. Sensitive Area.

 

An Aforementioned Rendezvous with August and December. A Star Absorbs the Night.

So Much in the Night to Come. Clotted Darkness. Night Falls Anyway.

It Could Be Anything. Only the Fading. A Still Performance.

 

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(n-1) / Olivier Cadiot. 1988

(n – 1)

Ci sono più libri in una libreria che in una biblioteca

Ci sono meno alberi in giardino che nel frutteto

C’è molta gente. C’era molta gente

*

Quando ero piccolo, mi alzavo tutte le mattine alle sette

Tempo fa andavamo tutti gli anni in riva al mare

Non era addormentata. Perché non dormiva?

Quanto è largo questo fiume! Quanto è fredda l’acqua!

Che peccato che Lei non possa venire con noi!

Quanto fa caldo qui! Che fumo!

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da CIO' CHE VEDIAMO, CIO' CHE CI GUARDA / Georges Didi-Huberman. 1992

[L’uscita di “Storia dell’arte e anacronismo delle immagini” (Bollati Boringhieri, 2007), di cui consiglio la lettura, mi ha invogliato a riprendere per GAMMM un testo – per me fertile di riflessioni – scritto da Georges Didi-Huberman nel 1992, e apparso in Italia solo parzialmente su rivista. Ripropongo qui uno stalcio della sintesi teorica dell’autore sull’estetica del minimalismo. Alessandro Broggi.]

[…] Un’aridità senza appello, senza contenuto. Volumi – per esempio parallelepipedi – e nient’altro. Volumi che non indicano decisamente nient’altro che se stessi. Rinunciando decisamente a qualsiasi finzione di un tempo che li modifichi, che li apra o li riempia, o qualsiasi altro.
Volumi senza sintomi e senza latenze, dunque: oggetti tautologici. […] Si trattava in primo luogo di eliminare qualsiasi illusione per imporre degli oggetti cosiddetti specifici, degli oggetti che non chiedono altro che di essere visti per quello che sono. Il proposito, semplice in linea di principio, si rivelerà eccessivamente delicato nella realtà della sua messa in pratica. Perché l’illusione si accontenta di poco, tanto è avida: la minima rappresentazione fornirà subito qualcosa in pasto – fosse pure discreto, un semplice dettaglio – all’uomo di fede.
Come fabbricare un oggetto visivo spogliato da qualsiasi illusionismo spaziale? Come fabbricare un artefatto che non menta sul proprio volume? Questa fu innanzitutto la domanda posta da Morris e da Judd. Il primo partiva da un’insoddisfazione di fronte al modo in cui un discorso di tipo iconografico o iconologico – ovvero un discorso derivato in ultima analisi dalle tradizioni pittoriche più accademiche – investe regolarmente l’arte della scultura, e la investe per tradire regolarmente i suoi parametri ideali, i suoi parametri specifici. Il secondo cercò di pensare l’essenza stessa – in generale, e dunque radicale – di ciò che bisognava intendere come illusione. Continue reading “da CIO' CHE VEDIAMO, CIO' CHE CI GUARDA / Georges Didi-Huberman. 1992”