tobias rehberger

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Taking a normal situation and retranslating it into overlapping and multiple readings of conditions, past and present […]. Create a situation which does not erupt so much as emerge from normal conditions which are radically altered […]. The artist’s objects and environments draw on a repertoire of daily use and are produced to mimic the shiny perfection of the manufactured. He turns to industrial process to make objects that look as if they are mass-produced. Rehberger is careful not to add anything extraneous to the world, often choosing to amplify – or like the Situationists, détourner – what is there already. […] The potential social and moral virtues of craft, architecture and domestic decoration.

Iwona Blazwick

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“I’m not afraid of creating an immediate rush because I don’t see a problem if somebody likes or dislikes something for its aesthetic qualities – as long as there are other qualities too. Of course seduction can be a trap, but I like the idea that you don’t have to go into any depth to enjoy something, although if you do, then there’s more to gain. You can appreciate it on different levels. Maybe it’s like a trick to keep people awake, to see if their interest goes beyond the surface of things, while still allowing them not to feel the need to go deeper. If something is very rough or unpleasant it’s very hard not to say: “Ok, that can’t be it! There must be some other qualities in it”. I like the idea that you don’t have to do that. It’s also a matter of not being didactic.” 

“Why can’t being positive also be a critical element? There’s a dimension of politics that allows me to be as positive about things as one can be critical. It induces a type of problematic that makes it even more critical – not of the product, but of the general idea of how we, especially in the art world, deal with statements and criticism.”  “Every positive quality implies its problematic side. It depends a lot on what perspective you have on things or how you look at them, how you go into them.” 

[T.R.] 

(From: Tobias Rehberger, Private Matters, Whitechapel, Jrp | ringier, 2004. Images: Tobias Rehberger, The sun from above, 2000, Museum of Contemporary Art, Chicago, installation; Self seduction, 2004, Whitechapel, London; other works at Barbel Graesslin.)

WITTGENSTEIN'S LADDER / David Lehman. 2005

WITTGENSTEIN’S LADDER

 

“My propositions serve as elucidations in the following way: anyone who understands them eventually recognizes them as nonsensical, when he has used them––as steps––to climb up beyond them. (He must, so to speak, throw away the ladder after he has climbed up it.)”
––Ludwig Wittgenstein,  Tractatus

 

 1.

The first time I met Wittgenstein, I was
late.  “The traffic was murder,” I explained.
He spent the next forty-five minutes
analyzing this sentence.  Then he was silent.
I wondered why he had chosen a water tower
for our meeting.  I also wondered how
I would leave, since the ladder I had used
To climb up here ha fallen to the ground.

 2.

 

Wittgenstein  served as a machine gunner
in the Austrian Army in World War I.
Before the war he studied logic in Cambridge
with Bertrand Russell.  Having inherited
his father’s fortune (iron and steel),  he
gave away his money, not to the poor, whom
it would corrupt,  but to relations so rich
it would not thus affect them.

 

 3.

 

He would visit Russell’s rooms at midnight
and pace back and forth “like a caged tiger.
On arrival,  he would announce that when
he left he would commit suicide.  So, in spite
of getting sleepy, I did not like to turn him out.”On
such a night,  after hours of dead silence,  Russell asked,
“Wittgenstein, are you thinking about logic or about
your sins?” “Both,” he said, and resumed his silence.

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GENEALOGIE DEL TESTO POETICO ININTERROTTO [Su Jean-Jacques Viton] / Andrea Inglese. 2008

(…)

“Un giorno ho pensato che tutto ciò che scrivo appartiene allo stesso testo poetico e che potrei continuare sempre, perché non vedo come potrei scrivere diversamente”[1], afferma Viton in un’intervista. L’obiettivo rimane, infatti, identico, ed è ciò che rende la sua attività poetica “la risposta letteraria più rapida rispetto agli avvenimenti” secondo una formula che lui stesso prende in prestito dal poeta palestinese Fadwa Touqan. “E questa risposta, perseguendo il suo slancio iniziale, dice delle cose che riguardano lo spostamento, la città, un’inchiesta, la comunicazione telefonica o epistolare, i paesi stranieri, la costruzione di una casa, la foresta e ciò che essa contiene, il vento e ciò che esso agita, il calendario di quanto è accaduto d’importante nel 1989, la metamorfosi di un piatto in un tavolo di veggente, i flipper giapponesi…”[2]. In queste parole possiamo individuare i principali aspetti dell’atteggiamento che, da Terminal in poi, ha caratterizzato la produzione di Viton. Innanzitutto, la scrittura – come già abbiamo sottolineato in precedenza – è concepita come una risposta ad un evento che la precede, che s’impone per la sua forza, per il suo carattere perentorio. Viton è dunque, già da sempre, calato, immerso, esposto alla realtà, alle sue scosse, siano esse minime o violente. In ciò è leggibile la fondamentale lezione di Ponge, ben sintetizzata in queste due massime: “Esiste nell’uomo una facoltà (…) di cogliere che le cose esistono propriamente in quanto sono – e resteranno sempre – incompiutamente riducibili alla sua mente. (…) La poesia è l’arte di lavorare le parole in modo da permettere alla mente di mordere nelle cose e nutrirsene”[3]. L’esteriorità del mondo, in quanto deposito caotico di fatti e cose mai del tutto assimilabili dall’intelligenza, sollecita in Viton un testo poetico ininterrotto, perché costantemente aperto a successivi sviluppi, a nuove variazioni, senza che un disegno definitivo venga a compiere l’enunciato. Ogni capitolo o sezione di un singolo libro, ed ogni libro, nella sua integrità, costituiscono delle prese parziali sulle cose, che esigono di essere rinnovate e modificate di continuo. Questo implica una sorta di mobilità perpetua del punto di vista, che è una della maggiori e più affascinanti caratteristiche della poesia di Viton. Continue reading “GENEALOGIE DEL TESTO POETICO ININTERROTTO [Su Jean-Jacques Viton] / Andrea Inglese. 2008”

LA FAVOLA DELLE FAVOLE / Bruno Munari. 1994

Bruno Munari
da: LA FAVOLA DELLE FAVOLE. 1994


Elenco dei più importanti personaggi delle fiabe.
Biancaneve, il Re e la Regina, la Strega, l’Orco,
il Lupo, le Rane, Cappuccetto, il Principe, il Mago,
la Bella addormentata, il Gobbo, il Drago, il Diavolo,
la Rosina, la Contadina Furba, Giovannin senza paura,
il Pecoraio, Prezzemolina, l’Uccellin Bel Verde, Cecina,
i Due Gobbi, le Ochine, Ciccia Petrillo, Comare Volpe,
i Gatti, i Tredici Briganti, il Granchio dalle uova d’oro,
la Gazza Ladra, il Diavolozoppo, Rosmarina, il Capitano,
la Reginotta Smorfiosa, la Vecchietta, il Leone e la zanzara.

Descrivete uno o più di questi personaggi, dite come è vestito,
cosa sta facendo e con chi e dove. Piove?

Elenco di alcuni luoghi delle favole.
Il Bosco, il Mare, la Montagna, il Ventre della Balena,
la Bottega di Geppetto, il Deserto, la Campagna, il Pozzo,
la Reggia, il Palazzo Incantato, il Treno, la Latteria,
il Castello, la Casa della Strega, la Barca, l’Osteria,
la Piazza, il Bastimento carico di…, eccetera.

Descrivete o disegnate l’ambiente nel quale si svolge
l’azione. Che colore ha, se è piccolo o grandissimo, di
che cosa è fatto (di legno, di pietra, è una caverna…).

Alcune indicazioni di probabili azioni e avvenimenti.
Biancaneve è amica di Pinocchio e gli sta telefonando
per andare assieme a trovare la vecchia strega che soffre
di onestà e sta molto male. È vero che Pinocchio fatto di
legno, quando sarà vecchio avrà i tarli? Pare che i sette nani
fossero in sei e uno era finto, di pezza pieno di segatura.
Quante calze consuma un millepiedi bolognese? Cosa succede
quando d’estate, col grande caldo, le mucche evaporano?

Il grande gioco è quello di inventare a ruota libera, senza
la preoccupazione che la storia sia verosimile. Anzi, più
è fantastica e più è divertente. Ogni ragazzo o bambino
avrà così un libro unico, un libro di grande valore,
da rileggere quando sarà bisnonno.

plasma / barrett watten. 1979

Plasma / Barrett Watten. 1979

A paradox is eaten by the space around it.

I’ll repeat what I said.

To make a city into a season is to wear sunglasses inside a volcano.

He never forgets his dreams.

The effect of the lack of effect.

The hand tells the eye what to see.

I repress other useless attachments. Chances of survival are one out of ten.

I see a tortoise drag a severed head to the radiator.

They lost their sense of proportion. Nothing is the right size.

He walks in the doors and sits down.

The road turns into a beautiful country drive. The voice isn’t saying something, but turning into things.

Irregular movements spread out the matter at hand.

My work then is done.

His earliest dreams were prerecorded. Pointing a finger at a child in the act of play.

Light grows from the corners of the state map.

The universe is shaped like a hat. I lose interest and fall off the bed.

Tips of the fingers direct the uncontrollable surface.

The dim-witted inhabitants fuse with the open areas. All rainbows end in the street.

Subtitles falling in show water rolling underneath.

The question would lead to disaster.

A person is set in motion by a group of words.

Running water and filthy glass lose the ability to reflect. Blindness is always surrounded by a variable.

They blew the whole thing up and were presented with a fragment. An obvious mistake.

The tennis courts are of different pastel colors.

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