IL FLECNODO IN EUROPA / Gianluca Cataldo. 2010

Ricordo le notti passate al freddo, sotto un portico a parlare ininterrottamente leggendo cinque giornali al giorno, sforzandoci di capire dove sarebbe andato il Partito Democratico. “La democrazia è la forma di governo più facilmente corruttibile”, diceva lei e io non volevo crederci perché la storia non mi aveva lasciato alternative convincenti e dicevo che è la più pura perché permette il suo inquinamento e che siamo noi a non essere democratici. E lei “Vedrai che il PD ci renderà tutti più democratici” e lo diceva con un’ironia che mi faceva male. Oggi neanche le puttane riescono a incastrare il re e risento parole come fascista o trozkista pronunciate dalla gente comune. Walter non ci ha reso più democratici ma solo più adiafori e poi, più in la nel tempo, Sinistra e libertà ci ha reso più indifferenti, Rifondazione più diffidenti, Di Pietro più legisti, Pannella più magri.

Il risultato di tutto ciò è che Demì ricomincerà a leggere un giornale quando uscirà il primo numero del Fatto, per prova o, come intimamente spero, per testardaggine. Io ne leggo ancora due al giorno e sono così intelligente che ne leggerò tre, senza rinunciare al Manifesto spendendo una cifra folle in inserti e settimanali. Potrei andare a trovare Alessandro o magari no, resterò qui a leggere tutti i libri che lei mi ha lasciato, tutte quelle poetesse che non avevo sentito nominare prima che lei mi dicesse “Come il gatto ho nove vite da morire”, con la testa piegata di quella graduazione tanto familiare.
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POEMA SENTIMENTALE E BINARIO SULLA NATURA UMANA / Antonio Loreto. 2008

POEMA SENTIMENTALE E BINARIO
SULLA NATURA UMANA

1.

come fa ad addormentarsi
in una notte COME FA
AD ADDORMENTARSI IN UNA NOTTE
come questa in cui il vento contro i vetri
ci minaccia COME QUESTA
sui viadotti IN CUI IL VENTO
in Valassina CI MINACCIA
SUI VIADOTTI e sulle rotte
di Germania IN VALASSINA trentottina
E SULLE ROTTE DI GERMANIA TRENTOTTINA

non la sveglia il temporale
la paura NON LA SVEGLIA
ed il rimorso IL TEMPORALE
di rischiare LA PAURA di morire
ED IL RIMORSO di ammazzarmi ulteriormente
DI RISCHIARE DI MORIRE in mezzo
ad allucinazioni DI AMMAZZARMI
di ufficiali ULTERIORMENTE
socialisti-nazionali che mi saltano
IN MEZZO AD ÀLLUCINAZIONI DI UFFICIALI
sopra il cofano e mi sputano
SOCIALISTI-NAZIONALI CHE MI SALTANO
sul parabrezza SOPRA IL COFANO
E MI SPUTANO SUL PARABREZZA

uno che mi si è rotto
due che UNO mi si è rotto
CHE MI SI È ROTTO
nove DUE CHE il sonno
MI SI È ROTTO NOVE
dieci IL SONNO il caffè
DIECI IL CAFFÈ undici UNDICI
la vetrina dell’autogrill
LA VETRINA ha due strisce
DELL’AUTOGRILL incrociate
HA DUE STRISCE di scotch
INCROCIATE DI SCOTCH

2.

Dove sei stata DOVE
in tre mesi di terra SEI STATA perlustrata
IN TRE MESI di Brianza
DI TERRA perlustrata sotto PERLUSTRATA gli occhi
DI BRIANZA della Gianna PERLUSTRATA
SOTTO del Rota GLI OCCHI del Brambilla
DELLA GIANNA DEL ROTA DEL BRAMBILLA

è difficile amare È DIFFICILE
in primavere AMARE come questa
IN PRIMAVERE in cui l’elio delle stelle
COME QUESTA mi si addensa nei cilindri
IN CUI L’ELIO DELLE STELLE del motore
MI SI ADDENSA NEI CILINDRI
e dentro il colon DEL MOTORE
E quando invece DENTRO IL COLON del dolore
QUANDO INVECE ho dei disturbi intestinali
che la luna DEL DOLORE illuminisce in copertine
HO DEI DISTURBI Panorama
e non sulle colline INTESTINALI
CHE LA LUNA ILLUMINISCE
IN COPERTINE PANORAMA dietro Praga
E NON SULLE COLLINE DIETRO PRAGA

3.

io ho corso rannicchiato IO con il ferro
HO CORSO e un poco RANNICCHIATO di paura
CON IL FERRO tra un pisolino UN POCO umido
e un pranzo DI PAURA
TRA UN PISOLINO di verdura al mattino
E UN PRANZO frasche e case
mi sembravano più vive DI VERDURA
e il sapore della vita AL MATTINO a Sesto
era FRASCHE E CASE di sangue di gengive
MI SEMBRAVANO PIÙ VIVE
E IL SAPORE DELLA VITA
finché A SESTO c’eri tu
ERA DI SANGUE DI GENGIVE
(e a un certo punto non ci sei
FINCHÉ C’ERI stata TU
(E A UN CERTO PUNTO) più
NON CI SEI STATA PIÙ)

Combattere non è COMBATTERE
la parola giusta NON È
avevo LA PAROLA una teoria
e l’ho applicata GIUSTA
sebbene i libri li abbia letti
AVEVO UNA TEORIA con l’imbuto E L’HO APPLICATA
e SEBBENE avessi un capo deficiente
e I LIBRI LI ABBIA LETTI
il cuore muto CON L’IMBUTO
E AVESSI UN CAPO DEFICIENTE
E IL CUORE MUTO

ho sparato sulla Francia
ma non HO SPARATO
ho combattuto SULLA FRANCIA
MA NON ho picchiato
HO COMBATTUTO donne incinte HO PICCHIATO
ma non ho combattuto ho scortato
DONNE INCINTE MA NON le troie di Vichy
HO COMBATTUTO ma non ho combattuto
HO SCORTATO LE TROIE
ho sperato che DI VICHY tutto finisse
MA NON HO COMBATTUTO
ma HO SPERATO non ho fatto un cazzo
chessò almeno scappare CHE TUTTO FINISSE
MA darmi fuoco darmi matto NON HO FATTO
son rimasto a posto e UN CAZZO
CHESSÒ ALMENO ho obbedito
e questo SCAPPARE è tutto DARMI FUOCO
DARMI MATTO SON RIMASTO A POSTO
E HO OBBEDITO E QUESTO È TUTTO

da COMMENT UNE FIGUE DE PAROLE ET POURQUOI / Francis Ponge. 1977. II

13 septembre 1958.
Der des Der ANNO MCMLVIII

LA FIGUE

et de cette sorte de rudiment dans notre bouche, de ce petit bouton de sevrage, irréductible, qui en résulte.
Tel soit mon poème.

Beaucoup moins qu’une figue on le voit
Posé en maugréant sur le bord de l’assiette ou maintes fois relu comme les meilleurs textes (absolument compris, c’est égal).
Telle soit ma prière:

Peut-être n’est-ce pas rien: beaucoup moins qu’une figue on le voit, du moins à son honneur peut-on le ressasser (restera-t-il peut-être).
Sans doute n’est-ce pas grande chose. Ce n’est pas rien (non plus rien).

14 septembre 1958

Ainsi de l’élasticité à l’esprit des paroles, et de la poésie comme je l’entends.

*

Pour finir, je parlerai encore de cette façon – particulière au figuier – de sevrer son fruit de sa branche (comme il faut faire aussi notre esprit de la lettre) et du petit bouton de sevrage, irréductible, qui en résulte.
(tel soit poème
petit texte.
Beaucoup moins qu’une figue, on le voit, du moins à son honneur restera-t-il peut-être.
Posé en maugréant sur le bord de l’assiette, ou maintes fois relu comme les meilleurs textes, absolument compris, c’est égal.

Sans doute n’est-ce pas grand-chose,
Peut-être ce n’est pas rien.

Francis Ponge.
Février 1951, Paris.
Septembre 1958, Les Fleurys.

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