da "comment une figue de parole et pourquoi" / Francis Ponge. 1977. III

LA FIGUE
ou
de la poésie à peu près comme d’une figue

J’avoue ne trop savoir ce qu’est la poésie, interrogez-moi plutôt sur la figue.
Pas grand-chose évidemment qu’une figue, seulement voilà une de ces façons d’être – j’ose le dire – ayant fait leurs preuves qui les font encore quotidiennement et s’offrent à l’esprit sans lui demander rien en échange qu’un minimum de considération.
Mais nous plaçons ailleurs notre devoir.

*

Symmaque selon Larousse grand païen de Rome se moquait de l’empire devenu chrétien: «Il est impossible, disait-il, qu’un seul chemin mène à un mystère aussi sublime.»
Il n’eut pas de postérité spirituelle, mais devint beau-père de Boèce auteur de la Consolation philosophique. Puis tous deux furent mis à mort par l’empereur barbare Théodoric, en 525.
Barbare et chrétien je suppose.

Cela fait il fallut attendre plusieurs siècles pour que l’on rebaisse les yeux et regarde à nouveau par terre.
C’est alors qu’un beau jour enfin selon Du Cange: «Icelluy du Rut trouva un petit sachet où il y avait mitraille, qui est appelée billon.»

La belle affaire.
Eh bien moi ces jours-ci j’ai trouvé une figue, qui sera l’un des éléments de ma Consolation matérialiste.

*

Ce n’est pas qu’entre-temps plusieurs tentatives n’aient été faites – ou approximations (en sens inverse) tentées – dont les souvenirs ou vestiges restent touchants.

Ainsi avez-vous pu comme moi rencontrer dans la campagne, au creux d’une région bocagère, quelque église ou chapelle romane, comme un fruit tombé.
Bâtie sans beaucoup de façons, le temps, l’herbe, l’oubli l’ont rendue extérieurement presque informe.
Mais parfois le portail ouvert luit au fond un autel scintillant.

La moindre figue sèche, la pauvre gourde, à la fois rustique et baroque, certes rassemble fort à cela.
À cela près pourtant qu’elle me semble beaucoup plus sainte encore.
Ou si l’on veut, dans le même genre,
bien que d’une modestie inégalable, une petite bombe dans notre sensibilité d’une réussite à tous égards plus certaine. Plus ancienne et plus actuelle à la fois.

Si je désespère bien sûr d’en tout dire, si mon esprit avec joie la restitue à mon corps.
Ce ne soit donc pas sans lui avoir rendu au passage le petit culte à ma façon qui lui revient.
Ni plus ni moins intéressé qu’il ne faut.

*

Voilà l’un des rares fruits, qu’on le constate, dont nous puissions à peu de chose près manger tout:
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lunario… da "vita mia" / pietro consagra. 1953 e 1980 (I)

 

“Menghi illustrato”
Lunario delle previsioni, allucinazioni e consigli

Gennaio 1953

 

  1. Auguri per quelli che partono per venire a Roma, a quel­li che tornano a casa, a quelli che mangiano fuori, a quelli che cercano lavoro, ai soldati che restano soli, ai generali che non fanno la guerra, auguri a voi.
  2. Piove.
  3. Nel cielo di Milano appare un cubo volante.
  4. Improvviso viaggio di un astrattista.
  5. Domani è la Befana, preparate i regali.
  6. Il porto di Ripetta è ceduto agli americani.
  7. Carlo Levi cambia pettinatura.
  8. Nasce un grande critico.
  9. Pioggia torrenziale.
  10. Guttuso a cavallo.
  11. Il Giocate al lotto.
  12. Gara di tiro alla fune fra i camerieri di Rosati e quelli di Canova.
  13. Si inaugura la metropolitana.
  14. Alfonso Gatto sostituisce Cardarelli alla Fiera Letteraria.
  15. Una battuta di Flaiano è acquistata da Mazzacurati.
  16. Tot ruba una linea retta.
  17. Nebbia in Val Padana.
  18. Scoperto un gruppo di ladri di precedenze.
  19. La censura propone di cambiare il nome al cavallo di Troia.
  20. Sandro Penna trova un limone col succo di arancia.
  21. Cagli viene derubato della parola “orfico”.
  22. Un giovane di venti anni non sa scrivere una lettera d’amore.
  23. Vaselli acquista un libro.
  24. Temperatura stazionaria.
  25. Le gallerie aumentano le tariffe.
  26. I biglietti della metropolitana saranno fatti in ceramica da Leoncillo.
  27. Il piano Fanfani consegna la casa a tutti i richiedenti.
  28. Scambio di baffi fra Ciarletta e Chilanti.
  29. Beppe De Santis va a Fondi. De Libero rimane a Roma.
  30. Mazzacurati spara su Emilio Grieco.
  31. Organizzata da Gaspare dal Corso una mostra di denti cariati.

 

[ da Pietro Consagra, Vita mia, Feltrinelli, Milano 1980, p. 77 ]

 

flarf & conceptual poetry / k. silem mohammad. 2010

Flarf & Conceptual Poetry :  [AWP panel, Denver, CO, 4/10/10] / K. Silem Mohammad

È stato sottolineato che Flarf e la Poesia concettuale sono la poesia dei nostri tempi perché sono la poesia che ci meritiamo. In E venne il giorno di M. Night Shyamalan, un misterioso evento aereo spinge ampi segmenti della popolazione a togliersi di mezzo in modi orribili e, ad un certo punto, i personaggi principali si rintanano in un complesso residenziale di lusso, con fuori un cartellone pubblicitario che dice “Ve lo meritate”. Ecco, una cosa di questo tipo. In altri momenti, però, penso ad un altro film, Gli spietati, nel quale un vendicativo Clint Eastwood ringhia, lungo la canna del proprio fucile, “Meritarselo non c’entra niente”. Flarf e Poesia concettuale sono solo quello che abbiamo e che potrebbe essere, come non essere, proprio quello che abbiamo fatto in modo che avvenisse.

Ma, esattamente, che cos’è che abbiamo? Le origini di Flarf le conosciamo a memoria: Gary Sullivan cercò di scrivere una poesia così terribile da essere rifiutata dal vanity press on line Poetry.com e fallì. Drew Gardner aggiunse Google all’impasto ed un movimento era nato. La poesia concettuale, per come l’ha immaginata Kenneth Goldsmith, prevede il tentativo di creare testi così aridi e uggiosi che nessuno potrebbe mai leggerli dall’inizio alla fine. La cattiva qualità di Flarf e la tediosità della Poesia concettuale sono solo alcuni dei loro tratti salienti e sono ciò su cui, per lo più, le reazioni critiche (e non-critiche) si sono focalizzate. Continue reading “flarf & conceptual poetry / k. silem mohammad. 2010”

da "pausa caffè" / Giorgio Falco. 2004

Ho smesso per lei

Giulia amore. No che non si può. Non si può fare sempre e soltanto tutto quello che si vuole. C’è un limite a tutto. Davvero. Guarda che ti sto avvisando. Te lo sto dicendo. Giulia davvero, poi non dirmi che non te l’avevo detto. Da questo preciso istante è partito il segnale. E quando superi il limite, amore ormai lo sai. Lo sai cosa succede. Lo sai che sta per arrivare. Stai attenta. Stai molto attenta, gioia. Ho da fare adesso. Ho un sacco di cose da fare. Amore spostati un momento. Togli le gambine da lì, dài. Non puoi starmi sempre attaccata. Nooo! Guarda cos’hai fattooo! Guardaaa! Che cosa hai fattooo! Sei sempre in mezzo, sei! Hai i piedini tutti bagnati! Cosa ti avevo detto? Cosa ti aveva detto la mamma? Adesso coi piedini bagnati lasci le impronte! Tutte le impronte sul pavimento bagnato appena lavato! Giulia! Guardati i piedini! Sono tutti neri! Hai i piedini tutti neri come quelli di una zingara a furia di camminare sul balcone senza ciabattine! Giulia, sono tutti nerissimi! Se la mamma ti compra le ciabattine, te le devi mettere! Quando viene a casa papà da lavoro vedi se non glielo dico. Poi vediamo chi è buono e chi è cattivo. Giocare? Eh, giocare giocare. Tu pensi solo a giocare. Solo a quello. Ma la mamma ha da fare. Non si può solo giocare. Se non mangi non giochi. Amore esiste anche il mangiare. E oggi non è giornata. Non è proprio giornata. Non vuoi vedere i cartoni alla tele? Ma come? Non ti piacciono più i cartoni? Vuoi giocare con l’acqua? Dài che ti apro l’acqua e giochi con l’acqua. Allora Giulia, basta eh? Va bene, se vuoi facciamo i giochi istruttivi. Vuoi stare con la mamma a fare i giochi istruttivi? Giulia dài, cantiamo una canzoncina. Te la ricordi questa canzoncina che ti piaceva tanto? Te la cantavo sempre. O amore preferisci cosa amore? Cosa c’è? Cosa vuoi? Facciamo l’alfabeto? Segui me. Avanti, dài. A b c d e f g h i l m n o p q r s t u v zetaaa. Bravaaa! Di nuovo. A b. Poi cosa c’è? Giulia te l’ho appena detto, non dirmi che non ti ricordi. A b c, dài, avanti. A b c d e. Poi cosa c’è? C’è f g h i l m n. Poi? O p q. Allora Giulia. A come a al al albe albe ro albero. B come? Ba ba ba come bam bam bamb bamb. No amore, non bamba. B come bambo bambol come bambola. B come bambola. C come caaa. Come caaa come caaa? Come casa. D come didi dita. Le dita le sai? Davvero amore? Te le ricordi per davvero le dita? Dimmele. Pollice. Poi. Brava. Anulare. Ma amore sei bravissima! Le sai le dita. Pollice. Indice. Anulare. Ripeti. Hai saltato un dito. Medio. Anulare. Mignolo. Vediamo se te li ricordi ancora. I numeri Giulia. Facciamo i numeri. 1. Poi? Poi 2. Dopo il 2 cosa c’è? 3, c’è il 3 dopo il 2 amore. Poi 4 5 6 7 8 9 10. Ancora. Dopo se fai la brava, quando torna papà ti faccio gonfiare la piscinetta. Mettiamo il costumino e andiamo dentro. Però oggi devi mangiare. Mi vuoi bene? Se vuoi bene alla mamma devi mangiare. Sei aumentata niente da aprile. Oggi devi proprio mangiare. Quanto bene vuoi alla mamma da uno a dieci? Quanto? Così poco? Lascia stare la pianta o più tardi le prendi. Giulia. Hai capito? Giulia, sei una cosa tremenda. Una bambina che non ha rispetto per le cose. Non ha rispetto per la sua mamma. Giuliaaa! Giuliaaa! Guarda cosa hai combinato ancoraaa! Giuliaaa! Guardaaa! Guarda che pasticcio orribile che hai fatto! Tu fai un disastro dietro l’altro! Sei un disastro vivente! Un disastro unico! Eh, perché perché perché. Perché hai toccato la terra del gatto! La terra di Floppy! Mio Dio che cosa hai fatto ancoraaa! Tu non sei normale! Tu sei una dannazione! Ho pulito fino adesso. Proprio là sopra dovevi cadere? Santo cielo. Mamma mia, guarda. Oh Madonna. Mamma mia cosa hai fatto. Ma vuoi piangere, eh? Dimmelo. Giulia, dimmelo se vuoi piangere. Cosa devo fare con te? Ti devo ammazzare un giorno o l’altro? Avevo appena finito di sistemare. Anzi stavo ancora sistemando. Sei finita dentro di nuovo coi piedini che ti avevo appena lavato e asciugato. Anche con le manine. Ma allora dillo. Allora dillo subito che lo fai apposta. Senti che puzza che c’è. Se tocchi ancora la terra del gatto, vedi. Vedi cosa ti succede. E sistema in fretta. Veloce. Lo so io perché. Più veloce. Sei una cosa tremenda. Ma perché fai i capricci uno dietro l’altro? Non puoi andare avanti così. Non puoi. Guarda che stavolta piangi. Piangi per davvero. Vuoi vedere? Dimmi se vuoi piangere, avanti, rispondi. Rispondi. Giulia. Rispondi. Non è possibile. Amore. Non puoi farmelo.

[Pausa caffè / Giorgio Falco. – Sironi, 2004]