da una lettera a allen ginsberg / w. s. burroughs. 1960


Caro Allen:

non c’è niente da temere. Vaya adelante. Guarda. Ascolta. Senti. […] Ho provato più di una volta a dirti comunicarti quello che so. Non hai voluto o non hai potuto ascoltare. “Non puoi mostrare a una persona quel che non ha visto”. Brion Gysin Per Hassan Sabbah. Ascolti ora? Prendi la copia allegata a questa lettera. Tagliala lungo le righe. Rimettila insieme accostando sezione uno a sezione tre e sezione due a sezione quattro. Ora leggi ad alta voce e sentirai la Mia Voce. La voce di chi? Ascolta. Taglia e rimetti insieme secondo una combinazione qualsiasi. Leggi ad alta voce. Non posso scegliere ma sento. Non Pensarci. Non teorizzare. Provaci. Fai lo stesso con le tue poesie. Con una poesia o con un brano di prosa qualsiasi. Provaci. Cerchi “aiuto”. Eccolo. Prendici la mano. […]

*

William Burroughs a Allen Ginsberg, 21 giugno 1960


[in Le lettere dello yage, tr. it. di Andrew Tanzi, Adelphi, Milano 2010, p. 142]


terry wilson e/su brion gysin


minutestogo“Tutte le religioni dei ‘popoli del Libro’, Ebrei, Cristiani e Mussulmani… sono basate sull’assunto che all’inizio sta il Verbo”, sottolinea Gysin. “Tutto quello che è scaturito da un simile inizio sembra funzionare piuttosto male… [Il nostro] metodo consisteva innanzitutto nel frantumare la sequenza temporale… frantumazione prodotta dal cut-up. C’era l’intenzione di farla finita con il Verbo stesso, non soltanto di frantumare l’ordine sequenziale; trovare un’altra strada. Ci sono altri modi di comunicazione, tentare di trovarli deve iniziare eliminando il Verbo. Se tutto è cominciato con il Verbo, se ci fa schifo quello che ne è uscito, e lo fa, andiamo alla radice della cosa, mutiamola radicalmente”.

[…]

Immediatamente dopo che gli fu illustrata, Burroughs adottò con enorme entusiasmo la tecnica del cut-up, mettendola al lavoro sul mostruoso manoscritto da cui aveva già tratto Il pasto nudo.

[…]

“William si serviva del suo materiale altamente volatile, dei suoi testi inimitabili che sottoponeva a tagli implacabili. Era sempre il più deciso della compagnia. Nulla riusciva a turbarlo…” (Here To Go, p. 185) Gregory Corso, invece, rimase più che turbato. Corso collaborava a Minutes To Go, il primo libro di cut-up. assieme a Gysin, Burroughs e Sinclair Beiles, ma per la pagina conclusiva contribuì con un poscritto che rendeva palese come fosse totalmente sconcertato che gli si potesse chiedere di tagliare la sua “vera voce” — come se non fosse affatto “un testo sacro”, disse Ginsberg. (Beat Book, pp. 77-78).

“…la poesia che scrivo viene dall’anima e non dal dizionario” protestava Corso. “La poesia di parola è per tutti, ma la poesia dell’anima non è altrettanto distribuita…, la mia poesia è cut-up naturale, non ha bisogno di forbici per essere creata… “

[…]

Ginsberg riconobbe “l’importante risultato tecnico” ottenuto con i cut-up ma confessò anche: “Avevo reagito con resistenze e irritazione… perché minacciava tutto ciò su cui baso la mia esistenza… con la perdita della Speranza e dell’Amore; potrei forse anche sopportarne la perdita, se solo mi si lasciasse la Poesia, per continuare a essere quello che sempre volevo, venerato misero poeta”

[ da Terry Wilson, Brion Gysin, una biografia rivalutazione; in: W.S.Burroughs, B.Gysin / Il demone della letteratura, ShaKe, Milano 2008; pp. 161 e 163 ]


cut-up / gérard-georges lemaire (e brion gysin). 1983



Il cut-up è la principale tecnica letteraria utilizzata da Burroughs. Viene inventata nel 1959 da Brion Gysin, al­l’epoca in cui abita al Beat Hotel di rue Git-le-Coeur a Parigi.

Brion Gysin: «In questa vicenda il caso ha avuto il ruolo principale. Nel corso dell’anno 1959, ho composto un numero impressionante di collages. Un giorno, mentre ritagliavo delle illustrazioni su un grande tavolo da dise­gno, senza rendermene conto ho tagliuzzato buona parte dei giornali con cui avevo precedentemente ricoperto il tavolo. Mi sono ritrovato con alcune colonne di articoli tagliati in due del tutto accidentalmente. Senza annettervi un’eccessiva importanza, ho radunato i pezzetti sparsi e mi sono messo a leggere le colonne che le mie forbici avevano curiosamente associato. Devo dire che al primo colpo d’occhio sono scoppiato a ridere, e da quel momen­to in poi ho un po’ trascurato i miei collages per dedi­carmi di più a quelle sorprendenti associazioni verbali.

«A quell’epoca Burroughs era assente. Probabilmente se n’era andato a Londra. Quando tornò, gli mostrai i miei montaggi. Contrariamente a quanto più o meno speravo, guardandoli lui non scoppiò a ridere. Anzi, li lesse attentamente, con insolita gravità. Li esaminò con la massima intensità senza alzare gli occhi. Bill era il tipo che poteva passare giorni e notti immerso in un problema fino a quan­do non arrivasse a ridurlo letteralmente in polvere nella sua mente. Dopo un lungo momento di silenzio, si girò verso di me, sempre con una serietà imperturbabile, ed esclamò: “Brion, questa qui è proprio una gran cosa!”. Si mise subito in testa di farne anche lui. Non si salvò nien­te. Aveva sottomano la traduzione inglese delle poesie di Arthur Rimbaud. Ne ricavò un certo numero di poesie cut-up il cui effetto gli parve soddisfacente: infatti si era reso conto ben presto che il risultato era nettamente mi­gliore se il materiale usato era molto buono. Pur tagliato a pezzi e ricomposto secondo la fantasia di Bill, il testo di Rimbaud si sentiva sempre e, cosa forse ancor più sor­prendente, le parole della poesia assumevano significati nuovi, più forti, più sferzanti. Continue reading “cut-up / gérard-georges lemaire (e brion gysin). 1983”