da ''molloy'' / samuel beckett. 1947-1948

Approfittai di questo soggiorno per far provvista di pietre da succhiare. Erano ciottoli, ma io li chiamo pietre. Sì, quella volta ne feci una riserva notevole. Le distribuii equamente tra le mie quattro tasche e le succhiai a turno. Ciò poneva un problema che risolsi sulle prime come segue. Avevo supponiamo sedici pietre, quattro per ciascuna delle mie quattro tasche, che erano le due dei pantaloni e le due del cappotto. Quando prendevo una pietra dalla tasca destra del cappotto, e me la mettevo in bocca, la rimpiazzavo nella tasca destra del cappotto con una pietra della tasca destra dei pantaloni, che rimpiazzavo con una pietra della tasca sinistra dei pantaloni, che rimpiazzavo con una pietra della tasca sinistra del cappotto, che rimpiazzavo con la pietra che avevo in bocca, non appena finito di succhiarla. Così c’erano sempre quattro pietre in ciascuna delle mie quattro tasche, ma per niente le stesse. E quando mi riprendeva la voglia di succhiare attingevo di nuovo dalla tasca destra del cappotto, con la certezza di non riprendere la stessa pietra dell’ultima volta. E, mentre la succhiavo, risistemavo le altre pietre come ho spiegato. E così via. Ma questa soluzione mi soddisfaceva solo a metà. Perché non mi sfuggiva il fatto che, per effetto di un caso straordinario, a circolare potessero essere sempre le stesse quattro pietre. E in tal caso, lungi dal succhiare le sedici pietre a turno, ne succhiavo in realtà solo quattro, sempre le stesse, a turno. Ma le rimescolavo per bene nelle tasche, prima di darmi alla succhiata, e, mentre succhiavo, prima di procedere ai trasferimenti, nella speranza di rendere generale la circolazione delle pietre, di tasca in tasca. Ma era un tirare avanti alla meno peggio di cui alla lunga un uomo come me non poteva accontentarsi. Mi misi dunque a cercare dell’altro. E anzitutto mi chiesi se non avrei fatto meglio a trasferire le pietre a quattro alla volta, invece che una per una, ossia a prendere, mentre succhiavo, le tre pietre rimaste nella tasca destra del cappotto e mettere al loro posto le quattro della tasca destra dei pantaloni, e al posto di queste le quattro della tasca sinistra dei pantaloni, e al posto di queste le quattro della tasca sinistra del cappotto, e, infine, al posto di quest’ultime, le tre della tasca destra del cappotto più quella, una volta che avessi finito di succhiarla, che stava nella bocca. Sì, dapprima mi sembrava che così facendo sarei arrivato a un risultato migliore. Ma dovetti, dopo averci riflettuto, mutare d’avviso, e riconoscere con me stesso che la circolazione delle pietre per gruppi di quattro conduceva esattamente allo stesso punto della loro circolazione per unità. Perché, se ero sicuro di trovare ogni volta, nella tasca destra del cappotto, quattro pietre tutte diverse da quelle che le avevano immediatamente precedute, nondimeno sussisteva la possibilità ch’io, all’interno di ciascun gruppo di quattro, incappassi sempre nella stessa pietra, e che di conseguenza, invece di succhiare a turno le sedici, come desideravo, ne succhiassi in effetti solo quattro, sempre le stesse, a turno. Bisogna dunque ricercare al di fuori del sistema di circolazione. Continue reading “da ''molloy'' / samuel beckett. 1947-1948”