osservazioni i: in macchina / nathalie quintane. 1997

 

Più tiro su il finestrino, più il motore copre il rumore del vento.

 

Scalo la marcia, la macchina fa un piccolo salto, e io salto un po’ con lei: c’era un dosso.

 

Nell’istante in cui sorpasso la sua macchina, una ragazzina sta schiacciando la faccia contro il vetro del finestrino: al posto del naso, c’è un cerchio bianco.

 

Dietro il parabrezza, nello spazio sopra lo scomparto portaoggetti, si è sciolto un po’ di cioccolato sopra una penna a sfera e sopra alcuni biglietti dell’autostrada.

 

Schiaccio spesso il bottoncino sulla punta del freno a mano per verificare se sia tirato o meno. In questo modo, mentre faccio la strada, produco dei piccoli clic.

 

Un autobus mi precede. Davanti a me, un quadrato giallo con il bordo nero raffigura una sagoma nera con la gonna che tiene per mano un’altra sagoma più piccola. Sopra, tre bambini stanno facendo dei segni e delle smorfie.

 

Quando si apre, il cofano si porta dietro anche la mia mano.

 

Per strada, con lo sguardo, seguo un nastro matrimoniale che si agita in cima a un’antenna.

 

Passo a sessanta all’ora davanti a un monumento. Sono riuscita a leggere mi glorieu.

 

Stanno rifacendo la strada. Sulla carrozzeria, il ghiaietto fa il rumore della grandine.

 

Ritorno dal supermercato spingendo un carrello di quelli da dieci franchi: cerco per tanto tempo la mia Peugeot 205 bianca, che l’anno scorso è stata venduta molto.

 

Quando passo accanto a delle macchine parcheggiate, i riflessi del sole avanzano insieme a me.

 

I pantaloni neri mi scottano la parte alta delle cosce: in macchina fa molto caldo.

 

Freno. Dentro la macchina che mi precede, si accende una luce rossa supplementare.

 

A volte, quando entro dentro una macchina, ho un attimo di esitazione: quale parte devo far passare per prima, la gamba o la testa?

 

Tutt’intorno al parabrezza rettangolare di quel camion lampeggiano delle lucine di Natale.

 

Al passaggio a livello, smetto di pensare per guardare il treno che passa.

 

Quando sto per attraversare una galleria, mi metto a guardare dentro questa galleria.

 

Quando mi avvicino a un ponte, guardo quello che passa sul ponte.

 

Ogni giorno, quando le sorpasso o quando mi sorpassano loro, vedo parecchie persone soltanto di profilo.

 

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da: sotto peggiori paragrafi / fabio teti. 2011 – …

E però che soprastare alle passioni e acti di tanta gioventudine pare alcuno parlare fabuloso, mi partirò da esse, e trapassando molte cose, le quali si potrebbero trarre dallo exemplo onde nascono queste, verrò a quelle parole le quali sono scripte nella mia memoria sotto maggiori paragrafi

 Dante Alighieri, Vita nova, I, 11

……….mi ha fatto un animale, una macchina, una macchina, un animale, come posso assicurare che sia io il responsabile di tutto? e se è una poesia che ho nel mio vecchio cerchio di dolore generato dalla morte di un capello, ho scritto ma è lo stesso anche a causa delle guerre dei segni: perché io, a sua volta, porta alla morte e vi si lascia inoculare senza i vari arredamenti, le applicazioni, dimenticate, per l’espulsione di rifugiati a vario titolo nell’incubo cotidie di bruciato il ragno della, verità, ma mai la tela del regno

……….centripeto e così in astratte e le scanalature inferiori del piano detto astrale, in cui è il divario di transizione o un’altra formula a scavare all’improvviso un panorama di corpi celesti e di sangue. prepararvi un proprio moto, in luogo, ma una catena anche umana e girare in ogni caso non contando su quell’aggettivo, comune a tutti, o peggio o meglio. invece, si ha giusto una vaga idea della guerra poi coinvolti in un dialogo da strada, e come prorogati o postergati a un’estensione permanente della pressione diastolica e sistolica dai vostri, piccoli conti controllati dai computer, negli eoni con successo

……….infine, è stata accettata, o non lo è stata. la gente chiama lui un umano, o altro di simile, purché lo si assimili, ché in le scoperte fuori quello toglie cosa solo solo antropomorfa ma gestita dalla scienza come vera: si sta distrutti hanno creato pensa proprio una cassetta, di sicurezza, per l’abuso di potere e la semplicità della larghezza di banda. poi alcuni, di voi o senza ricorrere a dell’acqua, non si ricordano ma niente della tenia né del fuoco: eppure, la passione morale è una parte naturale del corpo come il seno o un’ascella o le dita se lasciate senza protesi

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