bridging the gap / silvia tripodi. 2015

Silvia Tripodi
BRIDGING THE GAP
(159 sì / 112 no)

 

Merda fuoriesce dall’orifizio
In particolare uno
Sulla consistenza della merda
Mentre altri stanno defecando
Purificandosi l’organismo
Quanto sforzo occorre affinché la merda suddetta
Esca fluisca scivoli
Dai molli orifizi
E salti e cada e si appiccichi
Alle ceramiche dei cessi
C’è chi caca per terra
Vicino la casa del padrone
Il padrone mentre caca a notte fonda
Il padrone ha defecato a notte fonda
Prima era troppo costipato
Troppo impegnato a fare di tutta la merda un fascio
Allora gli altri
Quelli che sono d’accordo con lui
Che lo pensano mentre anche loro stanno defecando
Mentre la stanno facendo scivolare giù
Giù per i canali
Attraverso le fogne
Riflettono su quanto velocemente hanno espulso
Quello che hanno mangiato
Quello che hanno trattenuto
Costipati per fare grazia al padrone
Per fare grazie
Quello che hanno trattenuto per settimane
Mentre cacavano silenziosamente
Pezzetti di merda che passavano inosservati
Mentre uscivano dai cessi alla chetichella
E si facevano pulire il culo da altre mani
Dalle loro stesse dita
Per pulire con cura un buco o troppo largo o troppo stretto
Quanti nervi hanno partecipato a questa operazione
Ieri in molti ci hanno rimesso il culo
Altri ancora cacano nella mente
Immaginano di cacare
Come sarà la loro merda
Nei prossimi anni
In una prospettiva tutta cerebrale e fantasiosa
Gli tocca di mangiare e bere
Utilizzando gli sfinteri così come
Madre natura suggerisce di fare
Altri invece
Sotto suggerimento del padrone
Da oggi in poi cacheranno a notte fonda
Quando gli scarichi sono meno intasati
Dopo una dura giornata di costipazione
Hanno scelto di salvarsi il culo
Bello pieno di merda
Di farsi scivolare negli scarichi
Di uscire dal wormhole
Belli purificati
Con i culi vuoti
E la merda tutta intorno
Ritornare al punto di ripristino
Del culo che sta per espellere
Ma forse è tardi
E bisogna aspettare pazienti
Seduti sul cesso
Che cada giù
Ritornare a costipare a notte fonda
Notte tarda e merda
Molta merda viaggia per i tubi di scarico
Scivola arriva dove la melma e l’amore
Dove la melma è l’amore
Dove l’amore attende il menarca innocente
Delle generazioni a venire
I culi dei giovani
Che cacano molto
Come i bambini
Il padrone lo sa
Ma notte fonda caca padrone
A notte fonda caca

 

come un [contro-soggetto] musicale / jean-marie gleize. 2015

Jean-Marie Gleize
COME UN [CONTRO-SOGGETTO] MUSICALE
Da: Come un [contro-soggetto] musicale, Arcipelago, coll. «ChapBook», 2015
Traduzione di Michele Zaffarano
 

La luce il visibile è questo, linee o frecce che cambiano i colori e il tempo.

Il tempo è il ciclo della luce invisibile.

Cambiano i colori il tempo è il ciclo è quello della luce il visibile è questo, intensità, volumi, movimento, velocità, sprazzi di luce, all’inizio si cammina nel parcheggio del supermercato in mezzo alle macchine sull’asfalto riverniciato della zona commerciale con alcuni alberi abbastanza nuovi meno di quattro anni alcuni pannelli arrugginiti un po’ di fil di ferro e alcuni neon scoppiati si esce in curva in discesa prima di ritrovarsi sul nastro si direbbe uno lungo trasparente di scotch e di lamiera con ondulazioni, buchi, tendaggi di alberi e di muri crollati che nascondono gli stagni e le distese di brughiera e adesso li fanno tornare come dei flash dei colpi a scatti delle esplosioni oppure degli sprazzi di luce che cambiano i colori.

Oppure che sputano gli stagni e i campi di brughiera e li fanno brillare come luce che cambia i colori.
*
.T.A.R.N.A.C.
.C.A.N.T.A.R.
*
Se mi dico che ho bisogno di sapere che sono morti o che ho bisogno di sapere che sono morti per me, è perché prima e fino a quel momento non lo sapevo. Mi ero guardato e riguardato i loro nomi sulle loro tombe, e non avevo visto che il loro nome era il mio nome, e che davvero erano lì presenti diventati pietra e terra e distesi lungo la discesa, quella che scende al fiume, tutti a scivolare e a scivolare, a rotolare lentamente, adesso e sempre, lì, dentro questa notte vegetale. E se so che ho bisogno di dire che sono morti o che sono morti per me è perché fino a quel momento mi ero dimenticato i loro volti e le loro voci, avevo letto e riletto i loro nomi sulle loro tombe e non avevo capito che il loro nome era il mio, e che erano lì presenti sotto terra a scivolare e a scivolare adesso e sempre, nello spessore della notte delle felci, verso il letto della Vienna e senza fine.

E avevo sentito che tutto mi scorreva dentro come luce, come polvere. Questa storia è la storia della polvere.
*
Beuys, Verwaldung

Nel 1982 a Kassel, dice che

il     mondo     deve     diventare     una     grande     foresta.

Vuole piantare settemila querce.

Nel 1986, quando muore, sono stati piantati più di cinquemila alberi.

Nel 1987, il figlio Wengel pianta le ultime querce perché il mondo deve diventare una foresta,

Bisogna piantare alberi,

Bisogna costruire capanne, qui.
*
L’immagine assorbe le parole, le parole assorbono le immagini, una a una cancellano tutte le immagini. È così per i passi sull’erba tagliata, bagnata, calpestata. Una frase invisibile e nuda, muta e a pezzi. Qui nella pietra. Così nella pietra. È il primo di quei morti, disteso di traverso, soggetto alla pendenza, intirizzito avvolto dentro la terra umida e fresca, lui, lo sconosciuto con la testa d’osso.
 

* * *
 

Jean-Marie Gleize
COMME UN [CONTRE-SUJET] MUSICAL
 

La lumière le visible c’est ça, des lignes ou flèches qui changent les couleurs et le temps.

Le temps est le cycle de la lumière visible.

Elles changent les couleurs le temps est le cycle est celui de la lumière le visible c’est ça, intensités, volumes, mouvement, vitesse, jets de lumière, d’abord on marche entre les voitures dans le parking du supermarché sur le goudron repeint de la zone commerciale avec quelques arbres assez neufs moins de quatre ans des panneaux rouillés des morceaux de fil de fer et de néons crevés on sort en virage en pente avant de se retrouver sur le ruban on dirait un long transparent de scotch et de tôle avec des ondulations, des trous, des rideaux d’arbres et de murs écroulés qui cachent les étangs et les étendues de bruyère et maintenant les font revenir comme des flashs des coups en saccades des explosions ou des jets de lumière qui changent les couleurs.

Ou bien qui crachent les étangs et les champs de bruyère et les font briller comme de la lumière qui change les couleurs.
*
.T.A.R.N.A.C.
.C.A.N.T.A.R.
*
Si je me dis qu’il me faut savoir qu’ils sont morts ou qu’il me faut savoir qu’ils me sont morts, c’est qu’auparavant et jusqu’à cet instant je ne le savais pas. J’avais vu et revu leurs noms sur leurs tombes, et je n’avais pas vu que leur nom était mon nom, et qu’ils étaient vraiment là présents devenus pierre et terre et couchés dans la pente, celle qui descend vers la rivière, tous en train de glisser et de glisser, de rouler lentement, et maintenant et toujours, là, dans cette nuit végétale. Et si je sais qu’il me faut dire qu’ils sont morts ou qu’ils me sont morts c’est que jusqu’à cet instant j’avais oublié leurs visages et leurs voix, j’avais lu et relu leurs noms sur leurs tombes et je n’avais pas compris que leur nom était le mien, et qu’ils étaient là présents sous la terre en train de glisser et de glisser et maintenant et toujours, dans l’épaisseur de la nuit des fougères, vers le lit de la Vienne et sans fin.

Et j’avais senti que cela coulait en moi comme de la lumière, comme de la poussière. Cette histoire est l’histoire de la poussière.
*
Beuys, Verwaldung

En 1982, à Kassel, il dit que

le     monde     doit     devenir     une     grande     forêt.

Il veut planter sept mille chênes

En 1986, à sa mort, plus de cinq mille arbres ont été plantés.

En 1987, son fils Wengel plante les derniers chênes parce que le monde doit devenir une forêt,

Il faut planter des arbres,

Il faut construire des cabanes, ici.
*
L’image absorbe les mots, les mots absorbent les images, effacent une à une toutes les images. Ainsi des pas sur l’herbe coupée, mouillée, foulée. Une phrase invisible et nue, muette et brisée. Ici dans la pierre. Ainsi dans la pierre. Il est le premier de ces morts, couché en travers, soumis à la pente, transi roulé dans la terre humide et fraiche, lui, l’inconnu à tête d’os.
 

notes / marcel duchamp. (1980)


68v. […]

Donner toujours ou presque, le pourquoi du choix entre 2 ou plusieurs solutions. (par causalité ironique).

L’ironisme. d’affirmation ≡ Différences avec l’ironisme négateur dépendant du rire seulement.

 

69rv. Texte – Donner au texte l’allure d’une démostration […]
[…]

 

  1. 771. […]

– […] arriver à une sorte de sténographie, évitant les longs développements, explication d’un mot quand elle est nécessaire, plutôt son équation sténographique qu’une triade = Éviter tout lyrisme formel. ; que le texte soit un catalogue –

clarté càd. choix de mots dont le sens ne prête pas à équivoque (ne pas confondre cette clarté avec l’étymologisme du mot.) éviter la recherche étymologique et se rapprocher du sens actuel des mots : employer les néologismes, argot…

– Répéter comme dans les démostrations logiques des membres de phrase entiers pour ne pas tomber dans l’hermétisme ; que toute idée, même la plus trouble, puisse être entendue clairement.

– Donner au texte l’allure d’une démostration en reliant les décisions prises par des formules conventionnelles de raisonnt inductif dans certains cas, déductif dans d’autres. Chaque décision ou événement du tableau devient ou un axiome ou bien une conclusion nécessaire, selon une logique d’apparence. Cette logique d’apparence sera exprimée seulement par le style (formules mathématiques etc. *) et n’ôtera pas au tableau son caractère de : mélange d’événements imagés plastiquement, car chacun de ses événements est une excroissance du tableau général. Comme excroissance l’événement reste bien seulement apparent et n’a pas d’autre prétention qu’une signification d’image (contre la sensibilité plastique).

(en marge) * les principes, lois, ou phénom. seront écrits comme dans un théorème dans les livres de géométrie. soulignés. etc.

– Employer la forme conditionelle dans le style : Faire aussi intervenir des présents, des imperfaits pour renforcer des démostrations – Le futur peut donner un ton ironique à la phrase –

 

 

Marcel Duchamp, Notes (1980),
Flammarion, Paris 1999 (2008: pp. 42, 46-47)

 

 

costruzione di un rapporto / simona menicocci. 2015

 

Simona Menicocci
COSTRUZIONE DI UN RAPPORTO
Da: Manuale di ingegneria domestica, Arcipelago, coll. «ChapBook», 2015

 

 

Costruire un rapporto vuol dire mettere in relazione
due entità, due grandezze, due soggetti.

Quindi
ogni rapporto implica 6 entità, grandezze, soggetti.

Un rapporto può essere scritto.
O orale.

Un rapporto può essere scritto in due forme:

a / b
a : b

(si legge a fratto b; a su b; a diviso b; a sta a b)

“Si legge” vuol dire che va letto così.
Che c’è una legge della lettura.

*

La prima forma indica una frazione. Continue reading “costruzione di un rapporto / simona menicocci. 2015”