da “totem” / silvia tripodi. 2022

La festa si è protratta per tutta la notte, hanno festeggiato l’ultimo dell’anno in diretta televisiva, hanno ballato, cantato, bevuto fino all’alba. Durante la diretta il momento più interessante è stato quando in giardino da dietro il vetro a nastro, gli inquilini hanno potuto vedere gli autori bere e ballare. Stavano festeggiando anche loro, con le mascherine in faccia, dentro una specie di stanza piena di monitor. L’effetto Guadagnino al quadrato, come dire. Gli inquilini osservavano chi li osserva, li guardavano negli occhi, quasi con gratitudine. Tommaso ha indossato di nuovo scarpe con il tacco, è lui la queen indiscussa della casa. Allora viene da pensare alla percentuale di piacere che si prova a travestirsi e ballare come a carnevale, tra quattro mura, mentre il perno che regge la casa gira vorticosamente, assorbe i colori i movimenti i fiati le risate. Il travestimento non è una risoluzione del gioco, è io mi mostro così perché mi piace perché così mi diverto, perché voglio essere dissacrante, perché vi voglio fare divertire, perché immagino chi mi sta osservando da dietro i vetri, attraverso le telecamere poste a ogni angolo della casa, perché voglio essere accondiscendente, non vi voglio deludere, perché mentre ballo con i tacchi mi state anche pagando. Mi convinco che questa è la cosa giusta, che è sacrosanto che io mi metta i tacchi e la parrucca, posso farlo, è legittimo, nella casa sono al sicuro, nessuno mi potrà mai deridere, sono me stesso ed è quello che faccio sempre durante le feste con i miei amici. E adesso mostro a tutti ciò che sono, ciò che faccio abitualmente. Questo spettacolo è questo spettacolo. Ed è realizzato e costruito attraverso dei perni. Uno di questi perni è letteralmente scomparso nel momento in cui gli autori si sono mostrati attraverso il vetro, hanno alzato i calici e hanno brindato con i coinquilini della casa.

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Il corpo è tutto ciò che si possiede ed è ciò che conta. I lineamenti, il sorriso, la postura, il modo di muoversi, di camminare, la propria storia personale. Il corpo soprattutto, l’esserci, la propria identità, nome e cognome, le proprie origini. Ogni individuo è un vettore, la forza lavoro è rappresentata da sé stessi, da ciò che si è, da ciò che si è stati, da ciò che si è capaci di rappresentare, o di diventare. Da come ci si può trasformare, dal grado di duttilità, dalla capacità di trasmutarsi; e contemporaneamente da quanto si riesce a rimanere fedeli a sé stessi, conformi alla propria natura. Farsi conoscere per quello che si è, nel bene e nel male. Lo scopo è diventare popolari, ben voluti, avere dei seguaci, qualcuno che provi affetto, vicinanza, gratitudine. O essere una meteora e dopo una breve vita precipitare nell’oblio. Investire su sé stessi, dimostrare di avere talento oppure, se non si hanno talenti particolari, puntare tutto sulla personalità, sulla capacità di relazione e d’interazione, saper costruire rapporti, saper ascoltare, sapersi spendere per gli altri, raccontare sé stessi, mettersi in gioco, dare tutto. Investire sul proprio intelletto. Se non si è brillanti o non si possiede una grande intelligenza, fare leva sulla propria semplicità, sulla propria genuinità, anche l’ordinarietà ha i suoi profitti. Essere comunque e in ogni caso e circostanza, educati, garbati. Essere a tratti strateghi. O ambire a diventarlo. Se invece abbiamo di fronte una personalità istrionica: senso dell’ironia, carisma, un’intelligenza sopra la media, grande cultura, una tendenza a soffrire di una qualche forma di ansia, di una piccola nevrosi, capacità comunicative, di adattamento, sensibilità, dolcezza, ma anche forza di carattere, autorevolezza, volontà. Essere degli abili strateghi. Essere maligni, avere un’indole malvagia, essere irascibili, invidiosi, frustrati. Esteticamente non armoniosi, non un bel sorriso ma un ghigno, essere una banderuola, ambigui, poco chiari, un’intelligenza sulla media o anche al di sotto, poco intuito, affiancarsi sempre ai più forti, non fare un percorso individuale, puntare solo ai big money, non avere talento. Essere un miscuglio di tutto questo, quindi diventate vettori basici, individui indecifrabili. Essere comunque degli abili strateghi. Ottenere dei profitti da un’economia basata solo su scambi, baratti, patteggiamenti e compromessi. Infine rischiare di essere smascherati. I corpi sono avvolti nella semioscurità, in una stasis. Ogni sguardo utilizza dei supporti artificiali per fissare le immagini. La notte è il momento in cui il lavoro delle immagini acquista più valore. Se le dinamo si fermano o sono prossime allo stallo, allora le immagini sono costrette a tenere occupate piattaforme differenti, dalle quali tubi e perni non hanno la funzione di uscire, ma stanno appena sotto le superfici, senza mai mostrarsi. Può accadere che un tubo particolarmente filamentoso con una torsione troppo veloce non faccia in tempo a fermare il proprio moto e affiori dal terreno, come una radice che non trova spazio per crescere e cerca un varco. Allora si formano delle protuberanze, delle microcolline, delle piccole feritoie, segno che qualcosa è andato storto. È questo l’istante in cui possono verificarsi interferenze catastrofiche, la brusca dimenticanza delle informazioni apprese in precedenza, non appena se ne imparano delle nuove. A questo punto tutte le connessioni relative alla memoria vengono meno, allentano la presa dei nodi. L’interferenza è causata dalla sovrapposizione di nuovi pesi a quelli già esistenti che non aumentano la massa del vettore, ma esistono e si saldano per sottrazione e sostituzione. Questo meccanismo è una funzione strettamente legata all’economia delle immagini; una volta raggiunta una certa soglia, le accumulazioni vengono sostituite e non possono ulteriormente sommarsi alle precedenti. Il meccanismo rende possibile l’espansione di orizzonti contemplativi la cui ampiezza dipende dal funzionamento o meno di questa sorta di refreshing e dalla prassi della novità. Una volta rigenerate e riverberate, le rappresentazioni si sedimentano e una volta terminata la stasis, vengono processate attraverso un replay dei nodi distribuiti nello strato più nascosto, il più lontano possibile dalla superficie. È in questo strato che avviene la loro ulteriore affilatura, che viene calibrato il loro peso, attraverso il vapore in eccesso, che viene ceduto al terreno rilasciando filamenti e scarti. La luce fa poi il suo gioco. La conclusione di un ciclo solare può essere sufficiente a modificare un intero innesto di tubi, perni e filamenti. L’immagine è dunque un pattern che mantiene per osmosi il suo rapporto con il mondo.

da Totem (Tic edizioni, 2022)