il quaderno cinese = the chinese notebook [1986] / ron silliman. benway series 13

161. È sempre più chiaro che l’origine referenziale del linguaggio e il suo significato sintattico (o linguistico, o relazionale) costituiscono la contraddizione (sempre che tale sia) da comprendere se vogliamo accettare una poetica del linguaggio autonomo.

162. Se riuscissi ad addurre una tesi irrefutabile secondo cui il linguaggio non referenziale non esiste (una tesi, cioè, che vada oltre a quelle categorie speciali che sono le preposizioni e i determinanti), vi includerei anche quello che sto scrivendo? Naturalmente sì.

163. Quello che si legge è quello che si legge.

164. Prendiamo un appunto da qualche altra parte, poi trasferiamolo qui. È lo stesso appunto?

165. Voglio che la forma sia percettibile ma non conseguente al significato cui si riferisce. Dovrebbe piuttosto servire a spostare a piacimento quell’elemento al cervello anteriore o posteriore.

della composizione / roberto cavallera. 2007

Gli stessi lineamenti, un particolare ingrandito, uno soltanto, ancor prima di saperlo, solo cornici o montature, tutto parte d’un viaggio, pensato, detto, sognato, quel quadro col pesce d’oro al centro, detto, fatto. Manovre su registri parlati, a tratti, completati, a tratti, fin dal titolo, scritti ancor prima di scriverli. Un oggetto tuttavia eccede come pezzo, come posizione. Parlando di lettere già scritte, corpi tirati a secco. Cosa accade quando un valore si dissolve. Offerta agonistica che specula sul meccanismo e sullo strumento. Poi l’epilogo, uniche straordinarie avanguardie fra le righe interposte al discorso, corpo estraneo di un’altra parola o didascalia. Un ritratto. Domanda che può essere ripetuta. Traccia, grafema, graffio, costretti alla chiacchiera, due pagine unite tra di loro, una parola, un’ultima parola, da a fino a zoo, zu, poi la firma, in calce, dal suolo, dall’abisso, continuare all’infinito. Dislocate, dissociate, disunite, sfalsate, interrompere la struttura, la sua manutenzione. L’autoritratto e una strana manifattura, inganna l’osservatore deviandone per un attimo lo sguardo, la sua inversione. Al culmine del ritardo esibire altro, riprodurre lo sfondo, la scena, una sola volta, un ritaglio, cucito, ricomposto, posseduto da una narrazione dove tutto funziona o comincia a funzionare. Dalla manoscrittura alcune limitazioni al ritmo e alla cancellazione. Descrivere quel che non può bastare.

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