orgonauti, evviva ! / alberto grifi. 1968-70

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(Versione Sottotitolata)
Regia, fotografia, montaggio: Alberto Grifi; musica: Alvin Curran – Gruppo di musica elettronica VIVA; interpreti: Aya Alkin, Paolo Brunatto, Poupée Brunatto, Sandra Cardini, Giordano Falzoni, Gianna Gelmetti, Alberto Hammerman, Alfredo Leonardi, Silvana Leonardi, Saro Liotta, Sophie Marland, Gioacchino Saitto; produzione: Corona Cinematografica; origine: Italia; anno: 1968-70; durata: 20′

the prayer / diemut strebe. 2020

 

The Prayer is presented in the show “Neurons, Simulated Intelligence”, at Centre Pompidou, Paris, curated by Frédéric Migayrou and Camille Lenglois from 26 February – 26 April 2020.

The Prayer is an art-installation that tries to explore the supernatural through artificial intelligence with a long-term experimental set up. A robot – installation operates a talking mouth, that is part of a computer system, creating and voicing prayers, that are generated in every very moment by the self-learning system itself, exploring ‘the divine’ the supernatural or ‘the noumenal’ as the mystery of ‘the unknown’, using deep learning. Continue reading “the prayer / diemut strebe. 2020”

I litofoni di luciano bosi e le sculture di pinuccio sciola

Il 13 agosto 2019 pubblico su GAMMM un video in cui Luciano Bosi suona alcune “sculture” di pietra da lui realizzate. Il post viene commentato sui social e risulta subito evidente che è necessario un chiarimento.
Luciano Bosi propone allora un sintetico excursus sulla storia più recente della “pietra che suona” e delle sostanziali differenze tra la sua ricerca e quella di Sciola [ad esempio, qui su GAMMM: Singing Stones / Pinuccio Sciola].

Vorrei spiegare la direzione ed il senso della mia ricerca sonora perché ultimamente, quando utilizzo i miei litofoni, c’è sempre qualcuno che maliziosamente richiama il lavoro del grande scultore Pinuccio Sciola, volendo sottolineare un “plagio” da me perpetrato ai danni dell’artista sardo.

Questo approccio superficiale all’arte e alla ricerca da parte del pubblico, a volte ahimè pure qualificato, è quello che a mio parere va contrastato, anche se purtroppo in quelle specifiche occasioni spesso manca il tempo per approfondire l’argomento. 

Approfitto allora volentieri di questa occasione per proporre un sintetico excursus sulla storia più recente della “pietra che suona” (escludendo volutamente, per esigenze di sintesi, tutti i riferimenti etnomusicologici ben più antichi).

Un nome per tutti: Elmar Daucher, scultore tedesco, vero pioniere nel campo, che licenzia per la prima volta nel 1974 una serie di opere sotto il titolo “Klangsteine”, pietre sonore, appunto.


Elmar Daucher, Klangsteine.

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