zu der blühenden allmaterie (abbozzo) / gustav sjöberg. 2017

 

according to a classic aesthetic model, the artist forms an already existent matter, turns nature into art, gives matter form. the paradigmatic example in this context would be sculpture, but poetry too is ultimately understood in similar terms. for what, as it were, distinguishes a poem from a non-poem, poetry from that which is not poetry? as various historically conditioned attempts to provide poetry with an essential determination little by little have proved to be untenable, the one thing remaining is an implicit notion of human agency, the very idea that the poet in one sense or another organizes the non-poetic matter and turns it into poetry.

which particular methodological premises that are underpinning such an organization of matter is, in this particular light, of secondary importance. what it comes down to is, above all, the fundamental aristotelian distinction between form and matter, and its still strong influence on concepts such as ”art” and ”poetry”.

bearing this in mind, it becomes one of the most crucial tasks for contemporary writing to subvert or dissolve the distinction between that which is produced by man and that which is produced by nature, or between the ”universal artist” (universalis artifex) and the ”universal matter” (universalis materia), to use the terminology of florentine neoplatonist 15th century philosopher marsilio ficino.[1]

for this to be possible, another understanding of the relationship between form and matter seems to be required. which? Continue reading “zu der blühenden allmaterie (abbozzo) / gustav sjöberg. 2017”

lost job / david shrigley

*

 

Gironzolavo in casa della mia direttrice

e le ho infilato in un occhio

la pennetta di plastica del mio palmare.

Lei mi è saltata addosso

ma ha preso soltanto il lettore cd, con la forchetta che in quel momento le capitava di avere in mano.

Il lettore cd era ancora acceso, dopo. Con le cuffiette staccate. Una mi era rimasta nell’orecchio.

Lei ha buttato per terra il succo di verdure

che giusto in quel momento stava bevendo.

Allora le ho tirato due calci.

E ho perso il lavoro.

tr. it. Marco Giovenale

the canvas to the wall / gregory vincent st thomasino. 2014


1.

the chasing after epitomes.
for which I have, to hand, the praise.

a, sign, out of hand.
the, hopping, and, pointing of fingers.

walking home from the movies after dark
picturing Faraday

with thumb, forefinger and middle finger
held at mutual right angles.

I love the way this couplet looks.
mirror play.

his straight black lips. and ends in hands.
his straight black lips. and ends in hands.

and if it is at all agreeable to me.
the chasing after epitomes.

2.

a man’s patent leather slipper.
mirror play. Continue reading “the canvas to the wall / gregory vincent st thomasino. 2014”

to go mad / greg evason. 2013


if you
have never
gone mad
you have not
fully lived
i.e. if you
have not
once bent over
to tie a lace
and upon returning
to an upright position
found yourself
in a wholly different world
than the one you were
just in
then you
are missing out on
one of the more interesting things
that can happen to a human being
se tu
non sei mai
uscito matto
tu non hai
vissuto in pieno
p.es. se tu
nemmeno una volta
ti sei piegato
ad allacciarti una scarpa
e tornando
in posizione eretta
non ti sei trovato
in un mondo completamente differente
da quello in cui eri
di fatto immerso
allora tu
ti stai perdendo
una delle cose più interessanti
che possano succedere a un essere umano




[ tr. it. : m.giovenale ]




da: quattro conferenze / stephen rodefer. 1982

Ciò che udiamo dalle labbra delle persone con cui parliamo nel corso dei nostri affari quotidiani si fonde con ciò che vediamo per strada e dovunque altrove, e si fonde poi con la nostra immaginazione. Da questa chimica viene prodotta una lingua… che slitta e svela il proprio senso come le nuvole che si spostano nel cielo e cambiano forma, e mandano a volte pioggia o neve o grandine… Questo per dire che un uomo senza immaginazione è come se fosse cieco o sordo. Ma i poeti del passato avrebbero tradotto questo linguaggio nascosto in una specie di COPIA del discorso del mondo, con qualche distinzione di rima e metro per mostrare che non era davvero quel DISCORSO. Oggi invece gli elementi di quel linguaggio sono messi su carta così come vengono ascoltati, e l’immaginazione dell’ascoltatore è lasciata libera di fondersi con quella del poeta…

 

Dormendo con la luce accesa

Non è per attaccare accampando scuse ma nella capitale non pioveva.
Chi è la donna insieme a Attila? Non cominciate tutti assieme, ma cominciamo però.
Più è ciò che ne segue quando non è più lo stesso. A metà strada tra
qui e Dio cambia posto come in un racconto, continuando a cantare come se
fosse in versi. L’orgoglio non parla. Spinge il piede fuori dalla culla
per disturbare la giostrina che doveva vegliare sulle sue cacche notturne come un uccello acquatico
dritto su una zampa. Dalla pittura crea luce, come un pittore. Va’ lontano a sufficienza
perché questa frase diventi sé stessa. Una voce non può più data indirizzo.
Il MODO LIDIO. La certosa nella distanza della corsa alla casa base.
Una donna frequenta un impresario di pompe funebri. Ha un diritto. Lui vuole che lei si stenda
di fianco al morto. Gli uccelli sono sugli alberi e lo sanno. Non
bevono. Hanno presente la bellezza delle colline quando ci sono sopra e quando
non ci sono. Qualcosa in natura che non è per niente caffè.
Giunge una marea per far aprire le valve, nella finzione chiamata crepuscolo.
Maestri gelosi avvelenano i propri allievi; fegato d’oca, il cibo preferito di Mozart.

Un vecchio e bizzoso maestro di scuola ordinò al ragazzo di scrivere qualcosa
sul suo amore per le pietre. Comprò le rocce e le rocce vinsero.
I trilobiti si accumulavano nelle loro macchine. Altri correvano finché le dita non si staccavano
dai corpi. Lasciato libri sotto cespuglio in lotto di fronte a scuola,
ti dispiacerebbe andarmeli a prendere prima che piova? firmato Eremita Primo.
Tutto è permanente e passante, sopra e oltre il sottobosco.
Chi sia il prossimo a farsi staccare la testa non può decapitare qualcun altro.
La vita senza Yum Yum è insopportabile. Quando un uomo sposato perde la testa,
la sua compagna è sepolta viva. In questo vermuth ci vuole più radice di angelica.
L’automobile è diventata il predatore naturale degli animali notturni.
Il frigorifero comincia a ronzare, cazzo. La East Bay cantante e oltre.
Io ti ho salvato dall’illuminazione e tu mi hai salvata dal lesbismo.
Quando dico io è una figura del discorso. Ancora un poeta ECCITATO per della schiuma.
Guarda tutte quelle messe a fuoco lassù. Alla fine tutto diventa stelle dappertutto.
Sei quello che chiamano Poochie? Chihuahua! Noi…..siamo…..uomini…..morti. Continue reading “da: quattro conferenze / stephen rodefer. 1982”