auto-destructive art [link to yt & more links] / gustav metzger. 1965

 

https://youtu.be/9nzzLdiI9eg

Documentary portrait of Gustav Metzger made at Regent Street Polytechnic 1965. Directed by H. Liversidge.

thx to Luca Zanini

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Tate Shots on “Auto-destructive art” by G.Metzger:

Gustav Metzger, born in 1926, developed the concept of Auto-Destructive Art where destruction was part of the process of creating the work. In this TateShots the artist reflects on his long and influential career.

Themes of political activism and engagement are heavily rooted in his work. He arrived in Britain as a refugee after losing several members of his family in the Holocaust and was associated with protests against American rocket bases in the UK as well as campaigns for nuclear disarmament. He also went to prison for encouraging mass non-violent civil disobedience.

This new arrangement of his work currently on display at Tate Britain reveals how auto-destructive art emerged out of painting and sculpture as much as it communicated Metzger’s activism.

Find out more about Gustav Metzger: https://goo.gl/tK2sjG

and https://theartstack.com/artist/gustav-metzger/auto-destructive-art-1965-dir-h-liversidge

and http://openfileblog.blogspot.com/2012/10/gustav-metzger-auto-destructive-art.html

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quattro categorie più una: "loose writing" / marco giovenale. 2011

 

Come esistono spostamenti del continente “testo narrativo”, quando accade che blocchi interi di romanzi, o famiglie di autori, che nel tempo e con lo smarginarsi o vicendevole divorarsi delle teorie fanno massa coesa o si disintegrano e – in una ideale deriva dei continenti alfabetici – assumono una diversa configurazione in quello che pensiamo essere un buon rilievo cartografico delle scritture, così si può dire che le teorie stesse, scogliere intere di definizioni, rupi di criticism, possono compattarsi, franare, emergere, collidere (non nella realtà-realtà, fortuna vuole; sì nella più concreta realtà dei segni che ci costruiamo, a proposito della realtà-realtà).

A questo proposito – con io meno critico che autoriale – vorrei suggerire (o dire che vedo, vedrei, penso di vedere) proprio un conflittuale compattamento.

In questi tempi vedo, osservo – e suggerisco – il darsi di una imperfetta ma forse non infelice unione tra categorie o schegge di generi che, considerate poi singolarmente, possono anche non aver ricevuto di fatto una organizzazione e definizione condivisa, ed essere al limite in movimento, addirittura “all’avanguardia”, o perfino di là da venire, in sostanza inespresse. E tuttavia, ancora non espresse e allineate dai critici in elenco, unirsi. Si uniscono. O possono esser passibili di presentazione di gruppo.

Allora ne assommo / accorpo / unisco – o vedo unite – cinque, ora:

 

new sentence (Silliman)

prosa in prosa (Gleize)

googlism, flarf (Mohammad)

scrittura concettuale (Goldsmith)

loose writing

 

Non metto parentesi dopo la quinta “categoria”; è ancora in larga parte sfocata e ne sono non autore ma  segnalatore. Non vorrei debordare in imprecisione.

Ron Silliman parla di new sentence a proposito (sintetizzo) di una frase che si innesta volentieri in una sintassi e macroarticolazione o sequenza di frasi che in qualche modo rimandano a concatenazioni tipiche del sillogismo, a segmenti relati, legati (o che esibiscono legami, o che implicitamente chiedono al lettore di vederli, di sentirli stabiliti), proprio nel momento in cui la normale, razionale, dimostrata-dimostrabile descrittibilità e consequenzialità è (giusto grazie a quelle stesse frasi) fatta saltare, gettata in crisi. Continue reading “quattro categorie più una: "loose writing" / marco giovenale. 2011”