it is / ron silliman. 1980

 

1. È una stella a cinque punte in uno spazio tridimensionale.

2. È parole.

3. È un gruppo, non una serie.

4. È la fine dell’atomizzazione.

5. È deliberato.

6. È il prodotto del lavoro.

7. È corrispondenza.

8. È New York, Toronto e San Francisco.

9. Cerca il post-referenziale.

10. Dissolve l’individuo.

11. È tribale.

12. È maschio.

13. È comportamento.

14. Non nasconde.

15. Condivide il lavoro ma non lo divide.

16. Può fare tutto.

17. È una poesia.

18. È una poesia molto semplice.

19. Ricorda l’invenzione della scrittura con tristezza ma senza rimpianto.

20. Non è un racconto.

21. È una coordinata definita sulla griglia del linguaggio e della storia.

22. È un’articolazione.

23. Ha parole che si dissolvono appena le leggi e si riformano appena le rileggi.

24. Non si può parafrasare.

25. Rifiuta la metafora.

26. Non è particolarmente divertente.

27. Non pensa che si debba trovarlo divertente.

28. Accentua il collettivo.

29. È più grande di chiunque di noi.

30. È la tua stessa perdita del sentimento che te lo fa sembrare freddo.

31. Propone la tua esistenza e si definisce secondo la tua possibilità.

32. Non è il Paradiso Perduto.

33. Non considera l’amore come il progetto ontologico del nostro tempo.

34. Riconosce la vita privata come un’evoluzione storica peculiare del nostro tempo e non approva.

35. È contrario al sobborgo.

36. Non vuole essere Presidente.

37. È un calcio nel culo della classe dirigente.

38. Può ricordare parole.

39. Non parla di nient’altro.

40. Non è discorso.

41. È sintassi.

42. Non è carino.

43. Non è storicamente necessario.

44. Accumula.

45. Raccoglie.

46. Riempie le parole vuote con te, caro lettore (Derrida).

47. Rivolta Hegel come un guanto, a testa in su.

48. Non è tenuto prigioniero da un’immagine perché l’immagine non poggia più sul linguaggio e non ci si ripete più inesorabilmente.

49. Sostituisce la monade.

50. Abolisce il positivismo.

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phobos 2' 34'' / marco giovenale. 2013


fammi vedere, giocando sulle rotaie, lo so che hai paura dei giornalisti, degli ospiti, delle ospiti, dei gatti sulla tovaglia (se a quadri), paura dei cappelli, della verginità, della russia, di lasciarti andare, dell’eco, degli ex voto, delle marionette di porcellana, se hanno gli occhi stravolti, verso l’alto, ma è leggera, ma hai paura del cibo, comunque dell’arte astratta, delle infezioni, delle intossicazioni, da cibo, paura delle crêpes, delle creme, delle panne, delle curve delle tende, dei sipari, meglio, delle fotografie di frattaglie, delle lumache, dei cani, dei luoghi chiusi con dentro i cani, dei cani in libertà, nel parchetto, nell’erba alta, terrore dell’erba alta, degli spazi aperti, dei cani negli spazi aperti, se gli stessi spazi contengono anche luoghi chiusi con dentro altri cani, quelli degli spazi chiusi, alla catena, ma anche senza catena, con catene fatte a loro volta di piccoli cani legati uno all’altro, che potrebbero sciogliersi, paura di questo, e di conseguenza paura dei bambini che piangono perché a loro volta spaventati, imparando a farsi forza, non riuscendoci, con la paura di imparare, di seguire a ritroso il percorso, smarrire il sentiero, rientrare e trovare solo delle facili allegorie, che fanno paura, molta paura degli Continue reading “phobos 2' 34'' / marco giovenale. 2013”