deux textes / khalid el morabethi. 2018

L’articulation

Articule. Comme par hasard, les neurones sont infatigables. Panda. C’est long. Articule. Je comprends maintenant comment ça fonctionne. Panda. C’est au ralenti. Articule. Je comprends que je vomis, que je répète, que je vomis. Panda. Que je répète. Articule. Que je vomis, que j’oublie, qu’il est là, que je répète, qu’il vomit sur mon visage. Panda. Je comprends que je suis là, que je l’appelle, que je répète, que je le sens, qu’il me répond. Articule. Je comprends comme ça marche, c’est au ralenti, c’est une habitude, je le sens, je comprends que ça déroule lentement. Panda. Les organes et les doigts, je comprends comment ils étranglent, je comprends comment ils fonctionnent. Articule. Et les portes et les murs. Panda. Et le vent, les mémoires et les carrés. Articule. Comme par hasard, c’est. Panda. Faux, beau, rat. Articule. Et il arrive. Articule. Je le sens, je vomis, je comprends maintenant, c’est beau. Panda. Il arrive, il répète, il vomit sur mon visage, il est. Articule. Grand comme. Panda. Ce n’est pas si grave, il me dit. Articule. *three butterflies*ce n’est pas si grave, je vomis. Panda. Je suis lié à une plante. Articule. Une ficelle, je comprends maintenant comment ça fonctionne, c’est long dans la gorge. Panda. Je suis lié à une habitude qui tourne dans le cerveau, il y a une ficelle dans le cerveau, je la sens, elle arrive, je le sens. Articule. Je suis une plante dans la gorge, c’est beau, je suis en fin bref, j’arrive. Panda. Je suis lié à un rideau, non, j’appelle, je suis lié à un chemin. Articule. Je suis lié à un rideau, oui, il m’appelle, il arrive, je suis lié une lumière dans le mur de la cuisine. Panda. Je suis lié à un cadavre dans la cuisine, j’arrive, ce n’est pas si grave, je suis li-é à. Articule. Oui, Je suis lié à un infatigable taureau, oui. Panda. Ce n’est pas si grave, j’arrive, je suis un taureau vulgaire. Articule. Je suis lié à un alphabet, oui, un nouveau, je le sens, il répète, je suis en fin bref, un alphabet. Panda. Il arrive, il habite le corps, je suis lié à un mur, un grand mur, une ficelle dans la lumière. Articule. Dans le grand, grand, magnifique mur. Panda. Cerveau. Articule. Cancer. Panda. J’arrive. Articule. Dans le cancer rouge. Panda. Je comprends maintenant les cent kilos. Articule. Grammes de mon âme. Panda. Et les kilomètres. Articule. Nous arrivons. Panda. Je comprends, il marche sur l’eau. Articule. Il arrive, c’est au ralenti, je comprends maintenant. Panda. Le mur.

*

Plus belle la vie

Je vois la lumière dans la viande. Je vois la lumière dans les yeux des cafards au moment de leurs morts. Je ne suis pas désolé. On me frappe. Je vois des cranes. Je vois des bâtons en bois. Je vois une vache jaune. Je vois des organes. Je vois un invisible. Je vois la personne qui n’est pas désolée. Je ne suis pas désolé. Je vois ce qui me donne des coups de points. Il n’est pas désolé. Je vois. On me frappe. Je vois un homme parfait. Qu’est-ce que je fais ? Je vois ce que je fais. Je vois un médecin qui étrangle les cafards, il ne veut pas les voir souffrir. Je ne suis pas désolé. Je vois des cheveux. Je vois un homme parfait dans l’eau. Il n’est pas désolé. Il sait nager. Je vois la lumière dans l’eau. L’homme est un poisson. On me frappe pour. Je vois. On me frappe pour. Je ne suis pas désolé. On me frappe pour que je voie la lumière Pour que je dorme. On me frappe pour que je dorme.


romantic poem / katalin ladik. 1976

*
from the exhibit
Tecniche d’evasione. Strategie sovversive e derisione del potere nell’avanguardia ungherese degli anni ’60 e ’70.

Cur. by Giuseppe Garrera, József Készman, Viktória Popovics, Sebastiano Triulzi

Oct 4th, 2019 / Jan 6th, 2020
Palazzo delle Esposizioni (Rome)

il quaderno cinese = the chinese notebook [1986] / ron silliman. benway series 13

161. È sempre più chiaro che l’origine referenziale del linguaggio e il suo significato sintattico (o linguistico, o relazionale) costituiscono la contraddizione (sempre che tale sia) da comprendere se vogliamo accettare una poetica del linguaggio autonomo.

162. Se riuscissi ad addurre una tesi irrefutabile secondo cui il linguaggio non referenziale non esiste (una tesi, cioè, che vada oltre a quelle categorie speciali che sono le preposizioni e i determinanti), vi includerei anche quello che sto scrivendo? Naturalmente sì.

163. Quello che si legge è quello che si legge.

164. Prendiamo un appunto da qualche altra parte, poi trasferiamolo qui. È lo stesso appunto?

165. Voglio che la forma sia percettibile ma non conseguente al significato cui si riferisce. Dovrebbe piuttosto servire a spostare a piacimento quell’elemento al cervello anteriore o posteriore.

tristano / nanni balestrini. 1966-2007

Tristano. [Versione unica]. 1966
Capitolo I [Paragrafo 2]

Cominciò a muoversi più veloce. Fino ad averne abbastanza. Be’ ti muovi. Riempii prima i bicchieri quindi attraversai lentamente il prato fino agli oleandri rosa che crescevano sulla riva. Questa veduta mostra un barlume di luce piuttosto debole verso l’altro con una striscia di zona oscura nel centro e una luce ancora più debole e diffusa verso il lato inferiore. Vuota il bicchiere e lo mette sul comodino. Dalla finestra. Uscì dal bagno le mani di lei si contrassero ed entrò sotto la doccia. C allontanandosi a nuoto descrisse un arco poi si voltò ritornò in linea retta verso di me e uscì dall’acqua. Non pioveva. In conseguenza dell’abbondante ricchezza di fito e zooplancton favorita anche dal fondo melmoso delle acque vivono numerose specie di pesci alcune originarie altre immesse tra cui i coregoni i salmerini i lucci gli agoni le carpe le tinche le alborelle i cavedani le anguille e le trote che sono assai ricercate per la bontà delle carni e possono raggiungere dimensioni notevoli. Camminò sul prato tra gli alberi. Tronchi e ceppi di pino di larice di betulla vengono spesso alla luce nelle torbiere 200 km più a nord dell’attuale taiga. Il suo colorito è molto pallido sembra nutrito in modo inadeguato per un simile terribile dispendio di energia. La guardò in viso. Non fa niente. Che m’importa di odiare. Tutto si svolge nello spazio delle lenzuola. Di lì si vedeva il lago e la strada. Allora che importa. Scostò le lenzuola. Adesso così va bene. Teneva le mani strette contro il petto incurante delle sue unghie appena laccate. A un certo punto. Che m’importa. Non c’è nessuna ironia. Verso la fine di ottobre ritrovò pian piano il sonno seppure a prezzo di sogni terrificanti.

Tristano. Copia PS4596. 2007
Capitolo II [Paragrafi 1-2]

Cominciò a muoversi più veloce. Fino ad averne abbastanza. Be’ ti muovi. Riempii prima i bicchieri quindi attraversai lentamente il prato fino agli oleandri rosa che crescevano sulla riva. Una traiettoria nella quale lo sguardo si perde trasportato dall’accelerazione e lo sfilare continuo le sovrapposizioni e gli intrecci delle immagini. Vuota il bicchiere e lo mette sul comodino. Dalla finestra. Uscì dal bagno le mani di lei si contrassero ed entrò sotto la doccia. C allontanandosi a nuoto descrisse un arco poi si voltò ritornò in linea retta verso di me e uscì dall’acqua. Non pioveva. In conseguenza dell’abbondante ricchezza di fito e zooplancton favorita anche dal fondo melmoso delle acque vivono numerose specie di pesci alcune originarie altre immesse tra cui i coregoni i salmerini i lucci gli agoni le carpe le tinche le alborelle i cavedani le anguille.

Circa sei mesi prima del colloquio il marito aveva avuto un diverbio col portinaio e era stato aggredito da questo alla presenza di C. C ricordava di avere sempre avuto crisi periodiche di nervosismo ma riconosceva tuttavia che il tipo di nervosismo che era seguito all’aggresione subita dal marito era diverso anche soggettivamente e associato al tremore alle mani. Poi sollevò il microfono. Il telefono squillò. Tornò nella stanza. Tornò al telefono. Tornò a sedersi sul letto. Guardò la sua faccia addormentata. Appoggiò il libro il comodino accanto al bicchiere. È sempre più difficile trovare dietro la pagina un cuore che batte. Io penso che quello che caratterizza la nostra generazione è una spiccata nostalgia per la giovinezza o per meglio dire una superstite disposizione ad essere giovani.

da “ipocalisse” / nanni balestrini. 1980-83


GESTI

1.

uscendomi fuori
da una parte
mentre passavo al contrario
posato appena
piano azzurro
tenuto insieme
come poteva
intanto ritornavamo
e l’avevamo
non l’avevamo visto
nessuno si era ricordato
di chiudere appena
più forte azzurro
non smette di

2.

senza immagini
separati
continuando a
il giardino dipinto
la superficie
mostrando un gesto
strappati e
muovendoci sopra
non è finito
che appare e scompare
liberazione
tutti i tuoi
gesti sul
gettandoli foglio

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della composizione / roberto cavallera. 2007

Gli stessi lineamenti, un particolare ingrandito, uno soltanto, ancor prima di saperlo, solo cornici o montature, tutto parte d’un viaggio, pensato, detto, sognato, quel quadro col pesce d’oro al centro, detto, fatto. Manovre su registri parlati, a tratti, completati, a tratti, fin dal titolo, scritti ancor prima di scriverli. Un oggetto tuttavia eccede come pezzo, come posizione. Parlando di lettere già scritte, corpi tirati a secco. Cosa accade quando un valore si dissolve. Offerta agonistica che specula sul meccanismo e sullo strumento. Poi l’epilogo, uniche straordinarie avanguardie fra le righe interposte al discorso, corpo estraneo di un’altra parola o didascalia. Un ritratto. Domanda che può essere ripetuta. Traccia, grafema, graffio, costretti alla chiacchiera, due pagine unite tra di loro, una parola, un’ultima parola, da a fino a zoo, zu, poi la firma, in calce, dal suolo, dall’abisso, continuare all’infinito. Dislocate, dissociate, disunite, sfalsate, interrompere la struttura, la sua manutenzione. L’autoritratto e una strana manifattura, inganna l’osservatore deviandone per un attimo lo sguardo, la sua inversione. Al culmine del ritardo esibire altro, riprodurre lo sfondo, la scena, una sola volta, un ritaglio, cucito, ricomposto, posseduto da una narrazione dove tutto funziona o comincia a funzionare. Dalla manoscrittura alcune limitazioni al ritmo e alla cancellazione. Descrivere quel che non può bastare.

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il libro di “festapoesia – concreta” (2018) _ free pdf

http://diacritica.it/diacritica-edizioni

Concreta 1 (PDF)

Tutti i materiali di CONCRETA 1 – Festapoesia (Roma, Accademia d’Ungheria-Palazzo Falconieri, 21 aprile-5 maggio 2018), da un’idea di Giuseppe Garrera, István Puskás, Sebastiano Triulzi.

Volume a cura di Sebastiano Triulzi, 2 gennaio 2019, pp. 368, formato PDF, open access, ISBN 978-88-31913-072

http://diacritica.it/wp-content/uploads/1.-CONCRETA-1-a-cura-di-S.-Triulzi.pdf

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