image in / vittorio armentano (testo di emilio villa). 1969

GAMMM presenta qui un documentario che si pensava perduto, e che il regista che lo ha realizzato, Vittorio Armentano, ha potuto reperire grazie alla disponibilità della Cineteca di Bologna. Si tratta di Image in, video dedicato al lavoro di uno studio pubblicitario, e girato a Londra nel 1969 per la Documento film, con testo di Emilio Villa, fotografia di Renato Tafuri, montaggio di Carla Simoncelli, musica di Egisto Macchi.

(C) Vittorio Armentano

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inventario sommario dei blocchi maggiori / francesco deotto. 2021

 

Cinque grandi blocchi
accompagnati da delle discrete
(quanto confuse) formazioni
di piccoli blocchi.

Cinque grandi blocchi
disomogenei praticamente
sotto ogni punto di vista.
Per forma, età, disposizione,
stato di conservazione,
aspettative di sopravvivenza
(e di rilancio), ambizioni,
appetibilità, eccetera.

* * *

Il blocco più a sud,
il primo visibile dall’ingresso principale
(dall’incrocio tra rua Amaral,
rua Aparício, rua Cruz da Carreira),
detto anche blocco sud,
o blocco principale,
è anche il blocco più antico.

Sembra sia stato concepito
e completato solo qualche anno
prima del grande terremoto
(almeno nel suo nucleo essenziale),
ma come lo abbia attraversato,
con quali e quante tracce
(e quanti e quali traumi),
in tutto e per tutto,
non lo abbiamo ancora capito.

Dopotutto (e malgrado tutto),
non sembra così malmesso.

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bad romance / allison grimaldi donahue. 2018

from:
Allison Grimaldi Donahue, Julia Hölzl, Jennifer Hope Davy,
On Endings (Delere Press, 2019)

 

bad romance:

una poesia ha bisogno di un piedistallo

quante ripetizioni sono necessarie per formare un segno

arriva un succubo e di nuovo sbircia nel tuo appartamento al piano terra e non sarò lì per la chiamata

sogno di portarti a incontrare bifo e ci sediamo a bere acqua sulfurea e sudare per via del nostro costoso correttore make-up

il linguaggio, per essere utile, o redime o è logoro

mi hai sbattuto la testa al muro. hai detto: il limite è lì per essere superato

a brooklyn un adulto mi ha chiesto se, da quando vivo a roma, parlo rumeno

re luigi xxiv esce dall’accademia di belle arti di lione con una congrega di lesbiche

il formaggio svizzero è delizioso, ne gratterò i buchi sugli spaghetti

ogni volta che tradisco mi viene una spellatura

il braccio di legno è come un artiglio

le amo le lacune nella comunicazione

ho pubblicato un annuncio cercasi sesso violento, citando saffo

una donna da sogno immobile ingessata, che ancora riesce a fumare una sigaretta

ordina al mcdonald’s col touch screen ma non mangia mentre aspetta il treno (il rituale)

un discorso sull’erotismo anale femminile ancora manca

sotto la pioggia corri giù dalla basilica e le tue prada si rompono, come ci fosse da soprendersi Continue reading “bad romance / allison grimaldi donahue. 2018”

due testi / riccardo innocenti. 2021

L’importanza che riserviamo ai vertebrati
può sembrare eccessiva: essi costituiscono
solo una parte di uno dei dodici gruppi
del regno animale

tuttavia i carnivori di piccola taglia
come il barboncino a pelo riccio
o il gatto Rex con la pelliccia d’astracan
sopravvivono a prezzo di continue precauzioni.

L’animale dipende dall’essere umano
le persone si sentono responsabili per lui
dovendo spesso decidere della sua morte.

* * *

Waterboarding

Si può pensare che un animale addomesticato
soffra di una deficienza cerebrale: esso
si sottomette docilmente e per tutta la vita
quando potrebbe uccidere i suoi padroni.

Persino un ghepardo si può domare:
dopo la cattura il Boscimano lo lascia senza cibo
per una settimana. Poi lo lega sotto una tela
in modo che non possa vedere cosa succede.

Il dominatore lo picchia attraverso il tessuto
fino a ridurlo tutto malconcio e mezzo morto
quindi getta il randello e scopre il ghepardo
dandogli acqua e cibo, trattandolo con cura.

Una volta che il suo spirito è stato infranto
l’animale si lascia dominare. Così Boscimano
e ghepardo, entrambi vicini all’estinzione
attraversano insieme il deserto del Kalahari.

elenco completo delle cose che ho trovato nell’uovo di pasqua / fabrizio venerandi. 2021

un portachiavi in balsa raffigurante Didone abbandonata che canta “Lasciatemi Morir” di Monteverdi; un lepidottero vivo in scala 1:100; un tabulato con settecentotrentuno chiavi di accesso a Facebook; una carta di credito intestata a Richard Stallman; un 45 giri inedito di Franco Battiato del 1971 intitolato “Orione e Sirio, tre a due”; una confezione di Astrazeneca contenente in realtà tre profilattici marca Settebello; un VHS amatoriale con una registrazione di una messa di Papa Wojtyla degli inizi degli anni novanta; alcuni pezzi spaiati di puzzle Disney; un’edizione portatile delle tavole numeriche dei numeri da uno a centomila (solo i numeri pari); un piccolo peluche a forma di Sigmund Freud; una cartina geografica muta della Bolivia; un cavo SCSI; un normografo; un numero del PostalMarket del 1982; un robot trasformer che si trasforma in coltellino da burro; una copia non autenticata della tessera Amici di Goldrake; un tampone faringeo di Patsy Kensit; l’impronta dentale inferiore di David Bowie (in balsa); il pugno a molla del modellino Gundam che avevo perso sotto a un divano nel 1982; tre carte inedite degli imprevisti del Monopoli, tra cui una che recita: “Durante i lavori di ristrutturazione di uno dei tuoi alberghi, uno dei muratori molesta verbalmente unə deglə altrə giocatorə che ti intenta una causa legale che si trascina per anni con una perdita di immagine difficilmente quantificabile: tira un dado da venti e moltiplica il risultato per ogni giocatorə e per ogni giro del tabellone eseguito fino a quel momento, somma la costante di Stefan-Boltzmann e converti il risultato in euro che devolverai a una onlus operante nell’Africa subsahariana”; una carta Pokemon dei primi anni duemila, con l’immagine di Pikachu Attonito (pv 12, mosse possibili: Sbigottimento -4); un elegante volume d’arte brossurato della Electa con una raccolta scelta di meme internet; un soldatino di balsa, mutilo della testa, facente parte della collezione “Gioca anche tu con la storia: la rivoluzione francese” raffigurante Robespierre nel 1794; un raro libro Disney “Giovani Marmotte crescono” con contenuti cringe su adolescenza e problemi di polluzione nella pubertà; una padella (usata) di Kurt Cobain con autenticazione dello studio notarile Wilson di Aberdeen; un modem 1200 baud Hayes compatibile; un braccialetto in balsa con ciondolo a forma di bodhisattva; un mini-cd con l’installer di Netscape 1.2 per Windows 3.1; un numero del fumetto Geppo, ancora incelofanato; le lastre che mi ero fatto al ginocchio primi anni novanta e che erano sparite nel nulla; tutti i dentini che i miei figli avevano venduto ai topolini e alle fate dei dentini, con un certificato di reso per incauto acquisto e una richiesta rimborso; un orologio al quarzo con retroilluminazione, funzionante, ma fermo; una copia 1:100000000 del pianeta venere (in balsa); una biscia colloidale (viva! cazzo è viva, prendi la scopa!); una scatola delle Sorpresine del Mulino Bianco contenente due falangi umane non identificate; un termometro per altiforni aziendali; colligine; una coperta in lana matrimoniale trapunta azzurra e cobalto con cucito a mano il motivo dell’icona di Dropbox; un biglietto per un concerto mai avvenuto dei Thompson Twins; un audiomessaggio registrato in minicassetta dei Gatti di Vicolo Miracolo che mi augurano buon compleanno e poi ridono, per ventidue minuti di seguito; un telecomando bluetooth che se lo premo mentre sto scrivendo al computer, improvvisamente succede che