dots / norman mclaren. 1940

water for maya / stan brakhage. 2000

synchromy / norman mclaren. 1971

 

stellar / stan brakhage. 1993

poemes civils / joan brossa. 1961

 

POEMES CIVILS

(Estratti)

1961

 

 

 

Ho sentito parlare della dose

di sicurezza o di tolleranza che

è stata stabilita per la quantità

di radiazioni che può ricevere

una persona che lavori con strumenti

radioattivi.

 

Da questa

poesia sporge una

àncora.

 

 

 

He sentit parlar de la dosi

de seguretat o de tolerància que

han establert per a la quantitat

de radiació que pot rebre una

persona que treballi amb aparells

radiactius.

 

D’aquest

poema penja una

àncora.

 

Continue reading ‘poemes civils / joan brossa. 1961’

rag in aye-eye I / volodymyr bilyk. 2016

RAG IN AYE-EYE-I
2016

0/

There was a text.
But no one
payed attention to it.
Nobody cared for just another text.
Why should they?
It will not change their lives or styles or opinions.
The only thing they’ll do with it — just fill the sloth of spare time.

The face of the type
turned heavier and heavier
time after time
and still
no one payed attention to it —

until the text
had made the
null and void.
“Now that’s what i call fucking!” says imaginary Warren Beatty here.
Bubbles fly from the Shampoo
Bugle spreads the angry rag

Continue reading ‘rag in aye-eye I / volodymyr bilyk. 2016’

 

 

 

TRACCIA PER UNA POESIA

 

 

Certo Allen Ginsberg

quando viaggiava

in India

in Messico in Giappone

fumando marijuana

ganja indiana

ayahuasca

prendendo etere

acido lisergico e

peyote e funghi messicani

pensando di accelerare

le mutazioni

faceva una vita

un pò

più interessante

della mia

 

per non parlare

poi

di quel Vassilj Ivan

che a caccia di

trotskisti e

sabotatori

viaggiava per la Russia

come nei romanzi

Editori Riuniti

ordine della Ghepeù

Continue reading ‘due testi da “strana categoria” / carlo bordini. 1975’

 

Ho portato il viaggio di molta stanchezza

nella ingiungente macchina

al di qua della macchina

verso il cortile

viaggio che porta giunge

quasi al silenzio dello spettare

dalle parti dei minuscoli oggetti

delle cose chiamate cose.

 

 

 

Viaggio porta alle cose

pezzi molto piccoli

pezzi molto più piccoli

fino alle cose chiamate

della famiglia degli oggetti.

Continue reading ‘da “ho portato il viaggio di molta stanchezza” / silvia tripodi. 2016’

sviluppi / jérôme game. 2015

 

Fotografie digitali realizzate con il Blackberry Bold 9900.
Tiratura su carta fotografica speciale ai sali d’argento.
Misura: da 1136×810 a 4213×2811 pixel.
Dimensioni: da 13×18 a 140×210 cm.

 

 

Si vede la facciata del grande
insieme riempie l’immagine è
beige, crivellata di finestre su
una trentina di piani, l’entrata
del centro commerciale in basso
con chiome verdi in primo piano.

P1040148
2010

 

 

Zoomata. Si vedono più chiara
mente la punta delle chiome
e il bucato alle finestre, le pia
strelle sono coperte. Si vede
il grigio scuro dei rinforzi e
le scatole dell’aria condiziona
ta sono fissate saldamente.

P1040147
2010

Continue reading ‘sviluppi / jérôme game. 2015’

nuovo soggettario / mariangela guatteri. 2011


double-click to enlarge:

 


biopoetry / eduardo kac. 2001


Teatroinscatola, 5 giugno 2015, Luigi Magno presenta Osservazioni, di Nathalie Quintane 

il dono delle lingue / pierre alferi. 2009

 

La Nostra Scienza ispirando Flore [1], le nostre essenze penetrando il suo animo, avvenne anche in lei una mutazione, l’ultima, che fu la sua gloria. Che fosse ormonale? Il nero si concentrò nei suoi capelli al posto del bianco previsto, e nei suoi occhi al posto del blu, un’ombra lanuginosa ornò il suo labbro, oscuramento che rendeva Flore più rassicurante, strega benamata. La sua cassa toracica, soprattutto, s’aprì come un fiore sotto la pressione di un’ispirazione, sì il suo busto era ora più ampio, presentava un petto asessuato, l’unica mammella dai contorni sfumati sotto pullover in cachemire. Tonda dolce [2] giovenca genitrice in mezzo-lutto al chiaro di luna, compagna di sonno nel fieno di un fienile, canticchiava: Rest
rest
rest on my breast. La sua voce – intaccata dal tabacco? – divenuta baritonale, il suo odore – alterato dal fumo? – s’era speziato di paprica a tal punto che ricordava un paese dell’est non lontano dalla Boemia di Rose.[3] Aroma terapeutico. In breve era un’altra, l’ombra del Suo Sapere. Questo esotismo ci sembrò una qualità più reale, accento che ci era dapprima sfuggito, e una volta riconosciuto ci rompeva i timpani.
Rose ci aveva giocato il tiro del ceco, nostra lingua madre non materna
poi con Jim il tiro della lingua privata – di cui vi si priva per messe basse
Tom, quello del pidgin,[4] falsa grammatica che quasi ingannava
e Théo quello della scrittura pianistica – volapük[5]:
adesso mi persuadevo senza sforzo che Flore aveva idem lingua segreta e origini, qualcosa di non cattolico e non indoeuropeo. Finnico? ungherese? basco? mongolo? In questo idioma, che era il suo thesaurus, si compendiava la sua smisurata cognizione. Vi si sarebbe depositata a un grado di densità crescente e a misura dell’opacità dell’idioma, corpo che ne fissa un altro, di un liquido fa un sale. Niente mi provava, certo, che c’era nella sua memoria, per quanto prodigiosa fosse, una tale lingua madre, niente indicava che vi sarebbe presente. Ma capitò che Flore a quell’epoca mise alla prova il suo dono delle lingue.
Un ascoltatore distratto avrebbe detto che i suoi erano calembour cosmopoliti. Cominciò timidamente con traduzioni dal francese al francese nel genere Almanacco Vermot[6] (Ah, la manna a vers-mots! ribatteva). Al pescivendolo, che gli insegnava a pescare le trote coltivate con la rete, ribatté: Volete dire che infilate sono détruites[7]? Talvolta, in effetti, un messaggio erotico affiorava, come nella contrepèterie[8], ma in modo sapiente non salace e clinico, non pagliaccesco. Presto prende coraggio e varca le frontiere. La mania diventò vizio ed ebbe il dono di scandalizzare Il Pastore partigiano di un’ermeneutica nei limiti della semplice ragione, Tom disse tornando da scuola: Siccome non c’erano più baguette, ho comprato del pan carré.[9] Flore tradusse: Come il navel plot beget gia echte impend me
(Come: Proviene
il navel: l’ombelico
plot: dal segreto
beget: della generazione
gia: già
echte: la verità
impend: è imminente
me: per me),
ovvero: Il mio ombelico è la traccia di un parto segreto; ma già la verità viene a galla in me. Alice dichiarò prima di Natale: Ho bisogno di un nuovo uccello per il cappello di Mademoiselle.[10] Flore tradusse: Je baise when dun nuvoloso pourlèche la peau de mad mazel
(Je baise: Scopo
when: quando
dun: grigio
nuvoloso: nuvoloso
pourlèche la peau de: lecca la pelle di
mad: folle
mazel: pianeta),
ovvero: Scopo quando le nuvole grigie del temporale leccano la pelle della terra impazzita. (O anche: Faccio l’amore nelle sere tempestose.)
Il doppio udito di Flore fu dapprima trans-europeo su onde corte, poi trans-atlantico su onde lunghe, infine trans-storico. Il Pastore che non poteva ignorare il latino di chiesa né l’ebraico biblico, disse un giorno: Quest’anatra all’arancia ha l’aroma delle paludi. L’hanno cotta abbastanza?[11] Flore tradusse: Seca nakhal or angelorum de maris lato assequi
(Seca nakhal: Il fiume a secco
or angelorum: la luce degli angeli
de maris lato: dalla parte del mare
assequi: raggiungere), ovvero: Quando il fiume è a secco, è la luce degli angeli che, dal mare, ci guida verso lei. Un’altra volta, mentre partiva in viaggio, mi promise: Ti manderò un regalo.[12] Flore tradusse: Sheva tov vaiah ou nekdou
(Sheva: Il nulla
tov: buono
vaiah: e Dio
ou: e
nekdou: la sua posterità),
ovvero: Viva il nulla! Viva Dio! Viva i suoi bambini! I due padiglioni auricolari di Flore a forma di parabola captavano così dei messaggi in lingue morte, segnali di galassie estinte, bottiglie nel mare d’onde arenate nel cavo del radiotelescopio.
Continue reading ‘il dono delle lingue / pierre alferi. 2009’






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