Nel paese, proprio su in cima, c’è la chiesa, e dentro la chiesa c’è la Beata Paola, che è la protettrice del paese. Non è santa, solo beata, fa quel che può per proteggere, si dà da fare abbastanza, dicono. La Beata Paola è proprio lì. Anche se morta da cinque secoli e passa, forse sei, non so, il suo corpo è ancora immacolato, in bella vista dentro una teca. Che sia immacolato è quello che dicono ai bambini a dottrina, ma se i bambini guardano, almeno quelli più acuti, si accorgono che c’è qualcosa che tocca. O un pochino è deteriorata, o se era così anche da viva, con poca pelle tutta secca abbarbicata alle ossa, senza occhi, con tutti i denti belli in vista, allora c’è da credere che s’era fatta suora per quello. Perché, insegnano ai bambini, lei era nata in paese o lì vicino, si era fatta suora, il diavolo aveva cercato di farla cascare dalle scale, lei faceva i miracoli, tipo non cascare dalle scale neanche se la spingeva il diavolo e preservare il raccolto. Più o meno questo è quanto sulla Beata Paola. Lo sanno tutti perché te lo insegnano da bambini.
Nel paese, un po’ più in giù, c’è anche Continue reading ‘il debito / michele carlo mari. 2011′



Oggi un nuovo ebook su gammm.org: si tratta di Urla in favore di Sade (Hurlements en faveur de Sade), di Guy Debord. Il file pdf [1.6 Mb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks. (Nota bene: attivando sul lettore pdf il modo di lettura “single page”, e seguendo lo scroll, si assiste a qualcosa come una riproduzione virtuale del film di Debord).

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From today, a new ebook at gammm.org: it’s Urla in favore di Sade (Hurlements en faveur de Sade), by Guy Debord. You can download the pdf file [1.6 Mb] @ gammm/ebooks. (Take note: Turning on the “single page” layout, in your pdf reader, and scrolling down, you actually experience a kind of virtual view of Debord’s movie).






nei soggiorni marini i genitori osservano il corpo dei figli        l’assetto delle gambe        la strategia di marcia

 

 

 

il primo distacco dalle figure        gambe molto divaricate        il primo uomo nello spazio        gravità accelera la sabbia        si aggrappa alla caduta        sale e scende qualche gradino        piccoli spostamenti succhiati da uno scolo sotto la strada        tappeti        gomma di vernici chiare        gambe più unite in ogni sforzo per vedere da più alto l’origine della caduta        chiusa dentro al suolo

 

 

 

a ingombrare l’assetto per prime le rotule per non cadere a faccia avanti superare la gamba che sta davanti        camminare scavalcandosi come le scimmie abili

 

due o tre        sei milioni        camminare per lunghi periodi con le ginocchia estese        anni        il collo ridotto nella lunghezza accresce la stabilità della testa        il tronco corto        forma a botte        resistenza al suolo        femore in asse con il minimo sforzo

Continue reading ‘la lunga impazienza / elisa davoglio. 2011′

sospetto / emilio fantin. 1990


Il piano era ben congegnato. Una volta arrivati tutti avrebbero eseguito le precise disposizioni decise nell’ultima riunione.
Durante il breve viaggio tra Los Angeles e Pasadena nessuno avrebbe dovuto parlare tranne naturalmente se, per qualsiasi ragione, l’automobile fosse stata fermata dalla polizia o avesse subito un incidente o qualsiasi altro imprevisto. Nel caso la polizia avesse fermato l’auto, solo il conducente avrebbe parlato mentre gli altri avrebbero osservato assoluto silenzio per non far sospettare la loro vera identità. Nel caso d’incidente sarebbe stato osservato lo stesso schema a meno che il conducente non si fosse ferito in modo grave. Allora avrebbe parlato il passeggero seduto al posto davanti. Se anche quest’ultimo fosse rimasto ferito ovviamente avrebbe risposto quello che tra i passeggeri avesse subito minor danno.
L’eventualità che la polizia potesse arrestare tutti era alta; si temeva che gli sbirri avrebbero usato qualsiasi mezzo pur di far parlare qualcuno.
Per questo tutti loro avevano affrontato un corso di sopportazione alla tortura. A turno si erano sottoposti a bruciature di sigarette, litri d’acqua ingoiati a forza, cazzotti e calci, elettrodi nei genitali, sete, fame, sonno e perfino trapanazione dei denti.
Il viaggio sarebbe servito a tutti per concentrarsi ed essere pronti al momento giusto per il quale avevano lavorato più di due anni. L’automobile era stata controllata ed era in perfetto stato. Si era deciso di tenere la radio accesa sulla stazione di frequenza 98.9 Megahertz. La musica aveva il compito di rilassare prima del momento fatale. Nonostante tutti fossero accaniti fumatori c’era il divieto assoluto di fumare. Questo non in omaggio alla moda salutista in voga in USA ma per disciplina e per mantenere viva la tensione. I pensieri dei quattro a volte si incrociavano a volte divergevano mentre le luci della città si allontanavano sempre più. Chi ripassava la parte percorrendo mentalmente tutti i momenti dell’azione, chi invece pensava tranquillamente al dopo come se la cosa fosse stata già compiuta e la salvezza in tasca… C’era anche chi si vedeva steso per terra con una pallottola in corpo. Era uno di quei pensieri inevitabili che non poteva essere eluso e che veniva giustificato solo in un secondo tempo con la scusa della scaramanzia. La macchina viaggiava nella notte e l’atmosfera al suo interno era talmente intensa che panciute particelle gassose sembravano liberarsi dal tetto. Doveva essere un effetto ottico. Il mulinello  creato dal finestrino aperto trasformava l’aria umidiccia della notte in una sorta di corrente vorticosa e fresca simile al flusso generato da un condizionatore. La vettura non superava le 40 miglia e l’andatura tranquilla e non veloce era quella di una famiglia in vacanza. Fu superata da una vecchia Dodge color crema e poi da una piccola Honda. La signora che la guidava sbirciò velocemente dentro la macchina.


[Testo e immagine di Emilio Fantin.]


how to write a poem / greg evason. 2011



  1. think about your last 24 hours
  2. pile them on top of each other
  3. pick an image
  4. pick an event
  5. point at both with your left foot
  6. cause chrome to drip from your elbows
  7. eat a pastrami sandwich with a single large dill
  8. take out your paints
  9. wait

* * *

come scrivere una poesia / greg evason. 2011

  1. pensate alle ultime 24 ore
  2. impilatele una sull’altra
  3. prendete un’immagine
  4. prendete un evento
  5. puntate entrambi usando il piede sinistro
  6. fatevi gocciolare del cromo dai gomiti
  7. mangiate un panino di manzo affumicato con dentro una singola grossa foglia di aneto
  8. tirate fuori le vostre vernici
  9. aspettate

[trad. it. M. Giovenale]

* * *

comment écrire un poème / greg evason. 2011

  1. pensez à vos dernières 24 heures
  2. empilez-les les unes sur les autres
  3. choisissez une image
  4. choisissez un événement
  5. visez aux deux avec votre pied gauche
  6. faites couler les gouttes du chrome de vos coudes
  7. mangez un sandwich de pastrami avec une seule grande feuille d’aneth
  8. sortez vos peintures
  9. attendez

[trad. fr. M. Zaffarano]




FUSIONE DI TERZA FASE from Giulio Marzaioli on Vimeo.


Il progetto in fasi di Giulio Marzaioli nasce con Moduli di prima fase (La Camera Verde, collana ‘felix’), prosegue con Voci di seconda fase (Arcipelago, collana ‘ChapBook’) e, in terza fase, con una fusione di moduli e voci. Sui testi di prima e seconda fase, grazie all’intervento di Gaia Rinaldelli, sono state compiute analisi di linguistica computazionale. Attraverso l’elaborazione dei dati ottenuti si è ricavata una partitura verbale che viene sottratta alla lettura per andare a costituire il tessuto sonoro del terzo atto. All’ascolto e alla visione è quindi offerta questa ulteriore tappa del percorso che l’autore, con la collaborazione di Michele Zaffarano, affida al film Fusione di terza fase.



[ Questa la partitura verbale:

Continue reading ‘fusione di terza fase / giulio marzaioli. 2011′



soggiorno moderno in sequenza borderline (2011.05.31 / 2011.06.02)

[SEQ. C]

Soffrono di crolli e tendono a cadere distruttivi simili. Crimini dei soggetti il 6 luglio 2010 trasgrediscono allegramente e il numero non è mai stato del tutto definito statisticamente (a tratti normalmente flessibili e adattabili, soggetti-meccanismi a visualizzazione rapida non sanno rispondere ai quesiti vivenziali). In una forma appropriata e coerente, non possono usufruire di un’efficace linea di confine e la comprensione dei soggetti il 31 dicembre 2010 viene sostituita con 9 principi fondamentali.

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PsycHomer 8 febbraio 2010: in questo post che dovrebbe – senza definire infine –, un funzionamento personale torna su, e in un deficit di cooperazione i ricercatori hanno monitorato l’attività cerebrale mentre si cimentavano in un gioco di fiducia in cui non esistono studi prospettici dedicati e altre sostanze psicoattive, personalità molteplici e simili.
Continue reading ‘soggiorno moderno in sequenza borderline / mariangela guatteri. 2011′



Oggi un nuovo ebook su gammm.org: si tratta di Un modo, di Mario Corticelli. Il file pdf [136 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.

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From today, a new ebook at gammm.org: it’s Un modo, by Mario Corticelli. You can download the pdf file [136 Kb] @ gammm/ebooks.






… da una musica per l’orecchio mancante: dieci abiure “d’ameublement”

all’opus vandalicum di Walter Marchetti, come accompagnamento a De musicorum infelicitate

I

Se nell’ascoltare questa musica, non vi accorgete che la musica sta parlando di se stessa, allora non capirete niente.

(w.m.)

II

De musicorum infelicitate, anamnesi della condizione della musica e anelito di una magniloquente destructio musicae.

Reversement speculare di ogni residuo nominalismo morfologico, i Dieci pezzi in forma di variazioni dolenti dispongono nella loro incessante e implacabile sequenza l’approdo a un’anaforica finis terrae, il limine estremo, e invalicabile, oltre il quale la musica non può che sprofondare nell’abisso della propria perdita di consapevolezza, innanzi all’orizzonte dello smarrimento definitivo della sua esausta tradizione.

III

Dissolta nella meccanica di una retorica reiettiva, sterile rappresentazione senza oggetto, la musica esorcizza nei suoni che le sopravvivono la manifesta incapacità di misurarsi con la perdita del proprio orizzonte cognitivo.

IV

Il carattere impermanente della musica nella sua essenza di “scrittura” del tempo si scontra con l’impossibilità di riscattare la natura deiettiva di un tempo storico ormai dequalificato nel suo essere mero supporto escatologico e veicolo indifferenziato delle determinazioni del dominio.

Come se nell’atto a sé consustanziale di iscriversi nel tempo, nell’impossibilità congenita di disancorarsi da un tempo ipostatizzato cui è stata inesorabilmente sottratta la vocazione al divenire, la musica non potesse trovarvi che un’irrevocabile condanna. Continue reading ‘da una musica per l’orecchio mancante / gabriele bonomo. 2001′

 

7.

quando serve, dà alla fabbrica sfogo: di notte
cola sifoni e fa mestruo nei fondi. di giorno, spurga lavoro.
toglie pane e scarpe, se chiude, svena. oppure il profitto
che è grano, matura, e allora cieca
la gatta lecca nel gruppo, prepara per tutti il natale.

8.

cura col maglio il rischio d’impresa e con metafore vive:
sangue che gira dove non sa, e cresce. annusa il tractatus
ci pesca un dedalo nuovo dove posare la pietra. dove pensare.
il meglio lo intaglia dal verbo, il peggio, dalla scatola
in cui semina vento. e nazione, se lievita male.

13.

unto dal bendidìo, si chiede in quale bolgia o canale
finirà di traverso, invecchiando. sin da bamboccio, comunque,
versa l’acqua sul capo, la domenica, va lindo incontro
al suo uovo. poi di sera lo sveste, ne tasta la buccia
col dito. di giorno l’insetto scompare.

Continue reading ‘da ”c’è bufera dentro la madre” / stefano guglielmin. 2010′

 

che si trovano nel labirinto, ansimanti, che corrono in direzioni sempre sbagliate, che non sono arrivati a capire nemmeno i principi generali di una regola pur contraddetta, e dunque ridono oppure si disperano, colti da accessi di rabbia si avventano contro le siepi, cercano di svellere le radici, di sollevarle almeno in parte nel tentativo di aprirsi un varco nella trama fittissima dei rami sottili del bosso, nel tessuto delle piccole foglie dure e lucide, strappando pezzetti di rami neri e taglienti, vanamente districandoli, stretti come sono l’uno all’altro in numerosi tipi di intreccio, scuotendoli come per scalzare la loro intollerabile impenetrabilità, schiaffeggiando le pareti, i muri vegetali, come per infliggere il meritato castigo per una crescita troppo compatta a protezione del percorso, graffiandosi le dita, lacerando il palmo delle mani, trattenendo le punte dei rami brandelli di pelle degli avambracci, provocando autentiche e profonde ferite fin sulle braccia, fin sotto le ascelle, incise dalle punte dei rami già spezzati, a forma di corte lame affumicate, così da sanguinare abbondantemente dopo aver provato una sensazione di strappo, di lacerazione indolore, dopo averne sentito il suono, dopo un lieve urto, una puntura prolungata, seguiti da urla, provocando corse e movimenti in apparenza insensati, come contorcimenti e mezze giravolte, con le labbra attaccate alla ferita, nel tentativo di impedire l’infezione succhiando, lambendo, mentre le pareti vegetali si richiudono senza lasciare tracce visibili delle violenze

 

 

Nel labirinto disegnato dagli antichi tutti entrano per fingere di perdersi, all’ombra dei bossi cresciuti per secoli, nel buio degli angoli senza uscita, strisciando a ridosso dei muri vegetali, seguendo le false curve di un falso percorso, tutti sono perduti nel momento stesso di entrare affrontando il labirinto, costruito seguendo fedelmente un disegno millenario, muniti di strumenti in ogni caso inservibili, sia costringendo al rovesciamento istantaneo delle idee tradizionali d’orientamento sia, nel caso si fossero approntati strumenti capaci di funzionare in ogni frangente all’incontrario, costringendo alla resa questi ultimi strumenti particolarmente delicati, di cui si sono sempre viste le lancette impazzire, contorcersi, bucare il vetro, sbriciolarlo, assumendo, infine, il moto uniforme e incomprensibile delle lancette dell’orologio, solo un poco più accelerato. Continue reading ‘da “partita” / antonio porta. 1967′

gli altri / carlo dentali. 2009



Oggi un nuovo ebook su gammm.org: si tratta di 4′ 33” – a tribute to john cage, di Giacomo Cerrai. Il file pdf [48 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.

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From today, a new ebook at gammm.org: it’s 4′ 33” – a tribute to john cage, by Giacomo Cerrai. You can download the pdf file [48 Kb] @ gammm/ebooks.











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