cover paduaOggi un nuovo ebook su gammm.org: Frazioni, di Adriano Padua. Il file pdf [36 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.

 

 

 

 

 

Koki Tanaka, video still from Moving still, 2002

In un grande contenitore, fornito di maniglie per tenersi o di stanghe come nella ferrovia urbana veloce di Berlino, c’è un gruppo di persone pigiate una contro l’altra, in piedi. Tra loro, dapprima nascosta, Lilly Groth, una donna prossima alla quarantina in abiti giovanili: giacca di jeans ornata di piccoli cristalli e pietrine, fuseaux colorati, stivaletti. Porta una parrucca di capelli neri con taglio a caschetto. Come se fosse sotto l’effetto di una droga, grida a brevi intervalli: “Bello è il mondo bello è il mondo” a un ritmo veloce con le note puntate e l’accento sulla parola “bello”, in un vortice di danza monotono e scomposto. Inoltre batte il tempo con i piedi o con le mani. Un uomo urla: “Chiudi il becco! Rintronata che non sei altro”. Un momento di silenzio. Poi di nuovo, dal fondo, Lilly Groth: “Giù il velo! Giù il velo! Non lasciatevi smerdare dai mullah!”. Un cane abbaia. Lilly Groth: “Bello è il mondo bello è il mondo”. Il cane abbaia più forte. Lilly Groth fa finta di abbaiare ridendo. Una donna: “La pianti di saltare! Siamo qua stretti come acciughe e lei continua a saltare”. Un’altra voce: “Teppaglia!”. Lilly Groth: “Vengo davanti. Davanti c’è più casino.”. Avanza a spintoni nel mucchio agitando un bicchiere di Coca Cola. Qualcuno le sbatte con violenza sulla faccia il giornale arrotolato. Dopo un secondo di immobilità dovuto allo spavento, lei grida molto forte: “Bello è il mondo bello è il mondo”. Qualcuno le dà una ginocchiata nella schiena. La picchiano e la buttano a terra. Lilly Groth: “Giù il velo… giù il… - bello è -”. Viene calpestata, si dimena in una pozzanghera di Coca Cola.

(Da Botho Strauss, L’equilibrio, traduzione dal tedesco di Luisa Gazzero Righi - Costa & Nolan, copyr. 1995. Image: Koki Tanaka, video still from Moving still, 2002, from the exhibition Asian Comments, 2004, Danish Center for Culture and Development, Copenhagen.)


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(Click on the pics, & to learn more visit: www.edwardburtynsky.com.)

Christophe Fiat
UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Terza Puntata). 1999-2004

LE CYCLE DE LA BATCAVE

la batcave de batman est en-dessous du manoir de bruce wayne qui est un manoir qui ressemble à une citadelle médiévale qui est une citadelle sinistre avec de hautes tours sombres qui sont des tours qui poignardent le ciel de gotham city qui a la couleur d’un écran de télévision surplombant des murs de pierre grise avec des gargouilles qui se vautrent dans des poses bestiales et qui hantent les abords des gouttières sèches et des balcons déserts sur un toit d’ardoise grise parsemé de zones d’ombres sinistres que dévore la faible lueur des étoiles de gotham city

batman court dans le tunnel de la batcave

batman court dans le tunnel

batman court

batman court

cours cours batman !

batman est dans le batcave !

une fois que batman est entrée dans le batcave il descend dans le souterrain de la batcave qui est un souterrain balisé de lumières vertes et de lumières fluorescentes

quand batman descend dans le souterrain de la batcave qui est balisé de lumières vertes et fluorescentes ses bottes noires de batman claquent sur le sol de la batcave

quand ses bottes noires de batman claquent batman sent battre son cœur de batman sous son costume gris sombre de batman et sous son blason noir de batman

dans le batcave la respiration de batman s’élève en petits panaches de vapeur alors batman court dans la batcave

dans la batcave la respiration de batman s’élève en petits panaches de vapeur alors que batman court et que batman ignore la fatigue quand batman court dans la batcave

batman court dans les lumières vertes et dans les lumières fluorescentes de la batcave

batman dit qu’il s’est passé quelque chose dans la nuit de gotham city

batman court

batman dit qu’il s’est passé quelque chose

batman dit que quelque chose est arrivé

GOTHAM CITY EST UNE JUNGLE D’ARBRES ET D’ACIER

dans sa batcave batman dit que gotham city est une jungle d’arbres et d’aciers et que c’est pour ça que le ciel de gotham city a la couleur d’un écran de télévision

dans sa batcave batman dit que gotham city est une jungle d’arbres et d’acier

batman dit que gotham city est une jungle

batman dit que gotham city est une jungle qui est un environnement technologique dans le quel batman vit depuis que bruce wayne est le milliardaire du manoir qui est à l’ouest de gotham city

batman dit que gotham city est une jungle d’arbre et d’acier

alors batman dit
qu’il rêve
d’une machine
à remonter le temps
qui serait plus rapide
que sa batmobile
mais qui ne serait pas
l’inconscient
batman dit qu’il rêve
batman dit
batman
batman parle de batman
en rêve

Continue reading ‘UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Terza Puntata) / Christophe Fiat. 1999-2004′

(Image: Mark Titchner, We are all immortal, public installation, Prague, 2006.)

dal Papiro Jumilhac. I sec. a.C.

 

I tabù della provincia di Cinopoli: XII, 16-21

 

Conoscere le interdizioni, (ciò che è l’abominio) di questa provincia:

 

(maltrattare) la bestia-Kheseded (sacra al) suo dio, cioè il lupo e il cane-cesem;

l’ululato del cane-iuiu;

interdizione per la mestruazione delle donne;

il mentire;

il grufolare del porco;

l’alzar la voce al cospetto (di dio) e camminare a gran passi nel suo tempio;

Continue reading ‘dal Papiro Jumilhac. I sec. a.C.’

La produzione di un’opera d’arte è in molti casi la creazione di uno spazio nel quale le regole sociali che ci governano vengono cambiate, stravolte, adattate a quelle che determinano la produzione dell’opera stessa. Anche quando siamo in presenza di un’opera che sembra semplicemente riprodurre la realtà, quello che ci colpisce è la sua capacità di modificare le regole a cui tutti siamo assoggettati. Adattarsi a queste nuove regole, provare a seguirle, significa entrare in una logica e in uno spazio che sono quelli dell’artista.
Anche l’opera di Gianni Motti “Viale Harald Szeemann” segue questo assunto di fondo. La volontà dell’artista di collocare una targa nei Giardini della Biennale c’impone di seguire regole diverse da quelle che assecondiamo con la normale toponomastica per orientarci nello spazio.
Questa è anzitutto l’opera creata da un artista che ha voluto trasformare lo spazio fisico della biennale in uno spazio diverso, quello cui Szeemann aveva lavorato con le sue mostre, la costruzione di un spazio utopico. Lo spazio che l’artista ha definito in senso topografico con la sua targa è dunque l’immagine di un altro percorso rispetto allo spazio reale della Biennale.
Szeemann lavorava alla creazione di uno spazio dell’opera. “Viale Harald Szeemann” è lo spazio di un’opera che dobbiamo ancora vedere, è la dichiarazione dello spazio utopico che egli ha cercato per tutta la vita, che lui sapeva creare per gli artisti con le sue mostre.
E forse non è un caso che sia toccato proprio a un artista rendergli omaggio nel modo più efficace.
Il nome di Szeemann serve qui a riportare al centro dell’attenzione un modo di concepire l’opera, di vederla come un campo di energia in grado di richiamare le idee degli artisti, a fronte di questa Biennale così carente di nuove idee. Ed è un modo per contrastare l’assenza di memoria che spesso caratterizza le grandi rassegne.
Resta ancora da vedere se qualcuno avrà ora il coraggio di togliere la targa cementata da Gianni Motti sul muro del padiglione svizzero quando la mostra sarà terminata, privandoci così di uno dei motori del dibattito artistico degli ultimi decenni.

Maurizio Bortolotti

 

[pubblicato in Domus, luglio-agosto 2005 – n° 883]

Nuovo ebook: Georges Perec

 

cover fiatOggi un nuovo ebook su gammm.org: Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, famosissimo testo di Georges Perec, pubblicato una prima volta nel 1975, poi riedito nel 1995 ed ora presentato qui nella traduzione di Michele Zaffarano. Il file pdf [118 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.

 

 

 

 

 

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La maestra prese uno straccio e lo impregnò d’alcool. Lui se ne accorse subito dall’odore che si era diffuso nella stanza. Il suo spirito di rivincita prese il sopravvento e si precipitò in strada agitando un sacchetto di plastica per farsi notare. Le ansiose si avvicinarono e lo sbranarono. Non rimase nulla di lui, solo qualche insetto si levò da terra dopo pochi istanti. Le madri e i padri non vollero sentire obiezioni e si schierarono dalla loro parte senza indugio. Finita la messa tutti rientrarono nelle loro case a sballottar ciambrolle.

A quel punto lo prese per mano e lo condusse su un pianerottolo. Da lì si poteva vedere l’intera vallata con le case e i vigneti d’autore. Sulla china riversa si stendeva l’estrema falange della palude: cristalli ovunque si lanciavano alla ricerca di guadi dove approdare minacciando l’intero ecosistema. L’uomo s’intristì, sentendo in fondo a se stesso la paura del fattore che lo sgomentava fino allo spasmo. Ruppe le catene e si avvicinò alla massaia torinese. Grande fu lo spavento: si buttarono entrambi all’indietro ruminando i pensieri più fantastici. Il gruppo si fermò, stendardi in mano, sciacquando le camice nell’acqua del torrente. Lividi ovunque, senza ritegno.

Vedere tutta quella gente attorno che piroettava gli dava una sensazione di allegrezza frammista a nausea. Le donne poi era impossibile controllarle. Sibilavano come proiettili impazziti attraverso l’aria. Sentiva la testa pesante. Le mani degli altri frugavano nelle tasche quando ad un certo punto sentì come un calore salirgli dai piedi e poi su, le gambe, la schiena, la testa, una fiammata e rapido come un fulmine sfondò la parete in cartongesso. Si voltò lentamente guardando col suo occhio intelligente la parete sfondata. Sistemò due o tre dita sotto il mento, pensieroso. Tristezza. Si tolse le dita dal mento spostandole di qua e di là disordinatamente. Stava li a ciondolare su se stesso, non guardando più il muro sfondato. Ad un certo punto disse basta e prese la via del bosco e nessuno lo vide più.

Si alzò al mattino di buon’ora incamminandosi lungo la strada. Incontrò un fagiano immobile. Freddo e silenzio regnavano tutt’intorno. Sentiva il suo respiro vivido e i suoi passi erano leggeri. Ad un certo punto udì un fremito, un battito d’ali. Il fagiano ormai alle sue spalle, aveva preso il volo, come se in quell’immobilità trattenuta avesse assolto ad un compito ed ora fosse finalmente libero di volare altrove. Pensò alla castità, a quanto avesse rinunciato a se stesso o se proprio questa rinuncia l’avesse scaraventato giù per un crinale e poi abbandonato lì. Rinunciò a pensare e proseguì il cammino. Arrivò in prossimità di un grande albero, un ulivo secolare, si sedette, appoggiò la schiena al tronco e s’addormentò.
Arrivò un cacciatore che vide l’uomo seduto ai piedi dell’albero. In quel momento un fagiano in volo andò a posarsi sopra un ramo. Si udì uno sparo nel silenzio del mattino.

 

(Immagine: Giuliano Guatta, Traslazione, 2007, olio su tavola, cm 105 x 90, courtesy Citric Gallery, Brescia.)

 

cover fiatOggi un nuovo ebook su gammm.org: Il cielo di Nijinsky [Le ciel de Nijinsky], testo di Christophe Fiat pubblicato da Éditions Léo Scheer nel 2002. Il file pdf [83 Kb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.

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From today, a new ebook at gammm.org: Le ciel de Nijinsky, a Christophe Fiat’s text, previuosly published by Éditions Léo Scheer, 2002. You can download the pdf file [83 Kb] at gammm/ebooks.

 

 

Questionario

1.

Sapete, di regola, in che cosa sperate?

2.

Quante volte bisogna che una determinate speranza (p. es. politica) non si realizzi perché voi abbandoniate la speranza in questione, e vi riuscite senza fabbricarvi subito un’altra speranza?

3.

Invidiate talvolta gli animali che hanno l’aria di fare a meno della speranza, per es. i pesci di un acquario?

4.

Quando una speranza privata si è finalmente realizzata: per quanto tempo, di regola, trovate che sia stata una vera speranza, cioè che la sua realizzazione abbia significato tutto ciò che avevate creduto per decenni?

5.

Quale speranza avete abbandonato?

Continue reading ‘da DIARIO DELLA COSCIENZA / Max Frisch. 1974. III’

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Christophe Fiat
UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Seconda Puntata). 1999-2004

LE CYCLE DE LA BATMOBILE

batman dit que maintenant que sa batmobile de batman roule à plus de 200 km/h dans les rues noires et mal famées de gotham city ça va mieux pour lui à cause de la vitesse de la machine

batman qui est au volant de sa batmobile dit que batman ne broie plus du noir comme un cyborg et que la vitesse de la batmobile l’enivre

batman qui est au volant de sa batmobile dit que batman ne broie plus du noir comme un cyborg et que la vitesse de la batmobile l’enivre mais qu’il est très prudent à cause de la structure pulsionnelle de la batmobile qui peut provoquer des dégats

batman dit qu’il est très prudent en passant rapidement les vitesses de sa batmobile parce que la vitesse de sa batmobile l’enivre à cause de la technologie et de l’environnement de gotham city qui pousse l’homme à s’attacher à tous les machines

batman dit qu’il a une batmobile et un batcopter parce que la batmobile et le batcopter sont des machines de guerre technologique qui ont un caractère explosif

LE CYCLE DU BATCOPTER

le batcopter de batman qui vole s’avance tous feux éteints dans la nuit noire de gotham city dont le ciel a la couleur d’un écran de télévision

le batcopter de batman qui s’avance tous feux éteints dans la nuit noire est un batcopter qui est guidé par un radar de batcopter et par les lunettes infrarouges de batman

alors le batcopter de batman effectue un atterissage impeccable dans une clairière secrète au milieu des bois de gotham city à l’ouest du manoir de bruce wayne

batman est dans son batcopter

batman qui est dans son batcopter saute du siège du batcopter qui est tous feux éteints dans la nuit noire de gotham city et court dans la clairière secrète au milieu des bois de gotham city

quand batman saute batman court vite et sa cape noire de batman déploie vers un gros rocher de granit qui est planté au milieu d’une rangée de pins dans la clairière secrète au milieu des bois de gotham city

batman qui saute du siège du batcopter et qui court vite appuie sur une commande de sa ceinture de batman

quand batman appuie sur une commande de sa ceinture de batman on entend un grésillement

quand batman appuie sur une commande de sa ceinture de batman on entend un grésillement et le gros rocher qui est dans la clairière secrète au milieu des bois de gotham city à l’ouest du manoir du bruce wayne glisse sur ses gonds bien huilés parce que le rocher est un décor artificiel dans l’environnement de la ville de gotham city

batman dit qu’il a une bat mobile et un batcopter et une batcave parce que la bat mobile et le batcopter et la batcave sont des machines de guerre technologique

le gros rocher qui glisse sur ses gonds bien huilés dans la clairière secrète au milieu des bois de gotham city quand batman appuie sur une commande à sa ceinture est un décor artificiel qui révèle l’une des nombreuses entrées secrètes qui donnent sur la batcave de batman

Continue reading ‘UNE AVENTURE DE BATMAN À GOTHAM CITY (Seconda Puntata) / Christophe Fiat. 1999-2004′






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