ficciones typografika 796 / yotam hadar. 2015






Vittorio Pellegrineschi:
https://youtu.be/cEG5FjllMps





reagan / ben lerner. 2014

something / cyriak. 2010






we used to be friends / benjamin roberts. 2014

ordinary batman adventures / sarah johnson. 2014



Oggi un nuovo ebook su gammm.org: si tratta di L’architettura è piena di problemi ed è anche gratuita, di Silvia Tripodi. I file pdf [3,05 Mb low-res e 13,3 Mb high-res] sono scaricabili dalla pagina gammm/ebooks.

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From today, a new ebook at gammm.org: it’s L’architettura è piena di problemi ed è anche gratuita, by Silvia Tripodi. You can download the pdf files [3.05 Mb low-res and 13.3 Mb high-res] @ gammm/ebooks.

 







malfunction / cyriak. 2014






re-lay-shun-ship / leanne bridgewater. 2014


re-lay-shun-shipEcco un nuovo opeb di GAMMM.
Si tratta di re-lay-shun-ship, di Leanne Bridgewater.

Il testo è qui.

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Here’s a new GAMMM opeb.
It’s re-lay-shun-ship, by Leanne Bridgewater.

The text is here.

 

il dilemma / peter handke. 1966

Non gli succede niente di speciale; ciò che gli capita non è un avvenimento speciale, ma uno di cui ritiene che sia comune a tutti. Perciò parla di quello che gli avviene come di qualcosa che succede anche ad altri: anche in altri i pensieri potrebbero disputare sulla direzione da comandare ai piedi. Di speciale in lui c’è solo la sua cecità, e questa forse è solo simulata. “Si” viene usato in luogo di “io”, “io” viene usato in luogo di “si”, “lui” usa lui in luogo di “io”. Oppure è questo un inganno con cui invano tenta di proteggersi, rendendo generale una questione che riguarda soltanto lui? Se pone a tutti una sorta di problema, dicendo astutamente: Io (apparentemente intende “chicchessia”, “uno qualunque”) sono fermo per strada e non so decidere dove andare, diciamo (apparentemente intende un esempio) al cinema, dove presso la fermata è appoggiata una bicicletta che potrei spingere fino a casa, oppure (apparentemente intende di nuovo solo un esempio) nell’altra direzione sulla strada maestra, incontro all’autobus in un altro paese, e i miei pensieri sono in lite tra loro: come posso decidere questo dilemma?, può capitargli come già spesso gli è capitato, se fa finta che uno possa porre questa domanda per tutti, di cadere, dopo l’inizio apparentemente generale del problema, nella fossa della propria coscienza; infatti non è un esempio valido per tutti, quello che viene citato qui, ma qualcosa che soltanto per lui è reale ed efficace e che riguarda lui soltanto; e se nel “problema” dice “io” in modo tale che questo “io” venga inteso dagli altri, come in ogni problema, alla stregua di “uno qualunque”, tuttavia intende veramente se stesso. Crede di proteggersi dalla sua storia designando eventi attuali, come l’attualità richiede, con una generalizzazione. Ma ricadrà sempre su se stesso, e da ultimo non uscirà più da se stesso. Può dire e cominciare: Devo “io” andare in questa o quella direzione, se. Enumera anche i motivi favorevoli e contrari per ambedue le direzioni; ciò sarà ancora generale e poco sospetto. Tuttavia lasciategli enumerare i motivi contro una di esse. Fino al paese di Übersee ci sono tot chilometri, la strada fin là occupa tot tempo, “io” ho tot soldi per il tragitto di ritorno con la corriera. Fin qui le sue valutazioni verranno ancora accettate. Ora ci si attendono dati più precisi, per poter calcolare. Visibilmente lui vorrebbe ricavarne un problema economico universalmente valido. Come me la cavo meglio, se tengo conto di questo e di quello. Ma lasciate che calcoli ulteriormente: Ora mi viene in mente che per il viaggio di ritorno non ho mezzi; inoltre con la mia ubriachezza darei nell’occhio ai passeggeri, anzi, comportandomi male, punterò intenzionalmente a questo risultato, dimodoché l’autista si fermerà in aperta campagna per scacciare dal veicolo il passeggero cieco. Posso evitare quest’onta dicendo che volevo dar nell’occhio solo perché qualcuno, se per caso si trovava sul veicolo, potesse vedermi e riconoscermi? Devo davvero recarmi in quel paese? Quando dice questo, col suo problema sconnesso e insensato è già precipitato, attraverso le tavole marce, nella sua propria fossa; poiché i suoi dati non sono più generali, costituiscono un problema solo in apparenza, senza però che con essi sia possibile fare un calcolo, perché non possono essere riferiti l’un all’altro né rappresentati da simboli sicuri: quanto accadrà tra persone che, come suol dirsi, non basano le loro azioni sulle leggi di natura, è incalcolabile. Bisognerà dunque lasciare la risposta a lui stesso, che del resto non se l’aspettava né la sperava da nessun altro. Andrà al cinema e attraverserà il paese riportando a casa a mano la bicicletta del fratello; se questi smonta dalla corriera, i testimoni oculari glielo racconteranno. Non andrà: è già andato ed è là; le valutazioni l’hanno nel frattempo trascinato dal locale al cinema. Proseguirà. “Io” proseguo. Ma sono possibili anche altre soluzioni: per esempio avrei di nuovo potuto aspettare la corriera davanti al muro del cinema. Che cosa mi ha trattenuto dal farlo? Questa domanda non è più un problema, ma un enigma che non diverte nessuno. Come può un estraneo sapere che quella volta, quando i suoi fratelli scomparvero e prima di ciò che sarebbe avvenuto, si aiutò a dormire cacciandosi in gola del pane nella speranza di trovarli là al risveglio, così come adesso, andandosene, esclude dalla sua coscienza il luogo in cui suo fratello, che lui aspetta, potrebbe arrivare, come se il semplice fatto di aspettare davanti a quel muro significasse per lui una disgrazia e come se potesse cambiare questa cosa, allontanandosi di lì con la bicicletta?

[in Peter Handke, I calabroni (1966), 
trad. it. di Bruna Bianchi, SE, Milano 2004]

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the collected works / aram saroyan


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from
Complete Minimal Poems, Ugly Duckling Presse, 2007



it is / ron silliman. 1980

 

1. È una stella a cinque punte in uno spazio tridimensionale.

2. È parole.

3. È un gruppo, non una serie.

4. È la fine dell’atomizzazione.

5. È deliberato.

6. È il prodotto del lavoro.

7. È corrispondenza.

8. È New York, Toronto e San Francisco.

9. Cerca il post-referenziale.

10. Dissolve l’individuo.

11. È tribale.

12. È maschio.

13. È comportamento.

14. Non nasconde.

15. Condivide il lavoro ma non lo divide.

16. Può fare tutto.

17. È una poesia.

18. È una poesia molto semplice.

19. Ricorda l’invenzione della scrittura con tristezza ma senza rimpianto.

20. Non è un racconto.

21. È una coordinata definita sulla griglia del linguaggio e della storia.

22. È un’articolazione.

23. Ha parole che si dissolvono appena le leggi e si riformano appena le rileggi.

24. Non si può parafrasare.

25. Rifiuta la metafora.

26. Non è particolarmente divertente.

27. Non pensa che si debba trovarlo divertente.

28. Accentua il collettivo.

29. È più grande di chiunque di noi.

30. È la tua stessa perdita del sentimento che te lo fa sembrare freddo.

31. Propone la tua esistenza e si definisce secondo la tua possibilità.

32. Non è il Paradiso Perduto.

33. Non considera l’amore come il progetto ontologico del nostro tempo.

34. Riconosce la vita privata come un’evoluzione storica peculiare del nostro tempo e non approva.

35. È contrario al sobborgo.

36. Non vuole essere Presidente.

37. È un calcio nel culo della classe dirigente.

38. Può ricordare parole.

39. Non parla di nient’altro.

40. Non è discorso.

41. È sintassi.

42. Non è carino.

43. Non è storicamente necessario.

44. Accumula.

45. Raccoglie.

46. Riempie le parole vuote con te, caro lettore (Derrida).

47. Rivolta Hegel come un guanto, a testa in su.

48. Non è tenuto prigioniero da un’immagine perché l’immagine non poggia più sul linguaggio e non ci si ripete più inesorabilmente.

49. Sostituisce la monade.

50. Abolisce il positivismo.

Continue reading ‘it is / ron silliman. 1980′

La OTgallery (visitabile presso www.otgallery.org), ideata e diretta da Giulio Marzaioli, inaugura il 30 settembre 2014 offrendo al pubblico le opere ed installazioni della propria collezione permanente ed ospitando nello spazio mostre temporanee un’installazione di Massimiliano Manganelli (le mostre temporanee dovrebbero succedersi ogni 15/30 gg. – ndr).

OTgallery

 

Giulio Marzaioli, ma questa collezione permanente non cambia proprio mai?

Allestire le 11 installazioni della collezione permanente OT è frutto di mesi di ricerca. Al momento, anche nel rispetto dello sforzo profuso, gli spazi dedicati alla collezione rimarranno inalterati, salvo che, ovviamente, non intervenga l’acquisto da parte di qualche collezionista o appassionato e si liberi quindi una delle sedi attualmente occupate.

Giulio Marzaioli è l’architetto e il curatore di OTgallery, Elisa Davoglio l’ha costruita scrivendo in codice, html e php. Cosa accade alla persona che s’investe di vari ruoli, li pratica e li sposta a seconda delle necessità? Oppure, cosa accade ai ruoli?

Dirigere una galleria comporta un impegno che, al pari di altri, richiede dedizione e sacrificio. Più che di ruoli parlerei quindi di attività, di fare anziché rappresentare. In questa prospettiva la persona scompare di fronte all’opera, qualunque essa sia, e soltanto l’opera, a prescindere dall’autore, vale o non vale l’attenzione del visitatore. Più che di ruoli parlerei quindi di imputazione in capo ad un individuo di intenzione, attività ed impegno finalizzati al raggiungimento di un risultato.

Continue reading ‘interfaccia come contesto. lo spazio installativo OTgallery’

da: olocausto / charles reznikoff. 1975






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