da THE MAN SUIT / Zachary Schomburg. 2007 I
0 Comments Published by gammm January 5th, 2009 in testoFULL OF KNIVES
1) His back is full of knives. Notes are brittle around the blades.
2) He sleeps face down every night in a chalk outline of himself.
3) He has difficulties with metal detectors.
4) At birthday parties, someone might politely ask, May I borrow one of those knives to slice
this chocolate cake?
5) He likes to stand with his back to walls. At restaurants, he likes the corner tables.
6) There is a detective that calls him to ask about the brittle notes. Also: a biographer, a woman
who’d like to film a documentary, a curator of a museum, his mother. I can’t read them, he
says. They’re on my back.
7) It would be a mistake for everyone to assume he wants the knives removed.
8) Most of the brittle notes are illegible. One of them, even, is written in French.
9) Every Halloween, he goes as a victim of a brutal stabbing. Once, he tried going as a whale,
but it was a hassle explaining away the knives.
10) He always wears the same bloody suit.
11) When he walks, he sounds like a tree still full of dead leaves holding on.
12) It is ok for children to count on his knives, but not to climb on them.
13) He saw his own shadow in the park. He moved his body to make the knives reach other
people’s shadows. He did it all evening. In the shadows, his knives looked like soft
outstretched arms.
14) His back is running out of space.
15) On a trip to Paris, he fell in love and ended up staying for a few years. He got a job
performing on the street with the country’s best mimes.
16) The knives are what hold him together. It is the notes that are slowly killing him.
17) He is difficult to hold when he cries.
18) He will be very old when he dies and the Doctor will say, he was obviously stabbed,
brutally and repeatedly. I’m sorry, the Doctor will say to a person in the room, but he’s not
going to make it. Continue reading ‘da THE MAN SUIT / Zachary Schomburg. 2007 I’
Vincenzo Ostuni
DUMANI. 2008
«C’è una speranza infinita […]»
FRANZ KAFKA
1.
(Omissis. Fatto ancora cenno alla natura doppiamente censoria del desiderio,
e artificialmente selettiva:
primo, si sa: desiderare questo, obliterandone i limiti di avverabilità;
secondo, però: desiderare questo ma non quello;
sperare, ma sperare quel che viene,
e non dell’altro
– ché c’è ogni volta da sperare altro,
altro da qualsiasi determinazione
o posizione, altro da ogni velleità o ferma risoluzione;
c’è tutta un’altrità eternamente digrignante,
che con imperscrutata identità
biascica molando di lontano le cento consonanti del suo nome –
fatto cenno di questo, che rimane
della «speranza infinita, ma [che] non è per noi»?
Rimane quel che abbiamo – unicamente?).
2.
«Ma non è mica detto, sai, amore,
che Marte sia un brutto posto dove stare. Non è detto che non sapremmo
cosa respirare. Come passare il tempo –
che mangiare».
Per cosa il desiderio è disperante? per l’eccedenza, la spontanea e radicale trascendenza?
o perché è una scimunita opzione
di solamente uno fra un milione?).
3.
(Un controracolo per l’intero eone – e non per l’anno, decade o millennio:
ma verrà un giorno che per qualche p, per qualche x,
non-p di x eppure p di x.
Che i singoletti avranno sottoinsiemi
– propri –, e affluenti i rivoli sorgivi;
e che gli istanti epoche distinte;
e che si trovi che le superstringhe vibrano tutte un jingle dell’infanzia
– musica delle sferule, a conclusiva quietanza).
(E a pulci orbe ognuna un cane-guida).
4.
«Che cosa vuoi?»,
commenta lei leggendo, di sorpresa, spuntata dietro un angolo di casa.
«Una modalità di profezia
per spostamento, per analogia?
Non che evocare in via diretta il portento auspicato,
sperarne invece, per te o altri, un sottoderivato o epifenomeno,
un párergon stocastico, una metonimìa?».
Poi torna in fretta da dove veniva, a beghe o conti o minime intraprese,
in compagnia di sé che sa pensare
solo pensieri in via definitiva.
(«Tu fai l’opposto di quel che fa un oracolo», mi dico, dandole ragione – come sempre;
«questo cifra il portento, e decifrarlo è dedurlo dal messaggio;
tu – tu speri nel messaggio da sé stante, devii l’investimento
dal codificato sul codificante»).
5.
«Dumani!», reclama mio figlio stasera, olofrasticamente,
e lesinando indizi di contesto.
Così, di volta in volta, vorrà dire: «A domani!», semplicemente, prima di dormire;
oppure: «Domani voglio un’altra caramella!» (il patto è di una al giorno);
o chissà cosa; ma a volte, sono certo,
proprio nulla,
se non dumani – e basta.
E io che interpreto lo relego da subito
sotto un’insana o insensata rubrica
(«Non avrà mai il domani che pretende!»);
immagino una vacua fatica, commisero (o rimpiango) tanta imprecisione,
la tracotanza – la preterizione.
Ma perdo il punto: dumani non è allora un giorno altro –
ma questo stesso in questa stessa vita.
(«Non è per noi, ma c’è una speranza infinita»).
da VIAGGIO NELLA PRESENZA DEL TEMPO / Giancarlo Majorino. 2008 II
0 Comments Published by alessandro December 15th, 2008 in testoTrentaseiesimo canto
Il proprietario, vòltosi alle ombre che susseguono fuori dai vetri, canta:
tu devi entrare! o tu! o tù o tù
ti prendo… ti tiro dentro…
qualcuno entrerà in sto cazzo di negozio…!
te ti prendo per le braccia te le spacco se non etnri… èentra!
devi venire dentro… guarda: quante cose… troverai ben qualcosa
da comprare, da prendere ché ti piaccia, qualcosa da portar via
stronzo! stronzo maledetto! io ti spacco la giacca se non entri
ti strappo le braccia le mani le dita una per volta uno per tutti
vòi dovete comprare: uno via l’altra prendere un coso e andare
pagando s’intende, come quella che dice: che bella quella: io vorrei…
è mia moglie..! pagando, s’intende, capito, hai capito testa di cazzo
tu passi e vai, quanti come pesci dentro il vetro e basta! singoli coppie
terzetti quartetti, fermi per un attimo, poi vìa! ma hai guardato bene
che meraviglia, guarda: quante cose una meglio dell’altro
belle utili, tù devi entrare dovete entrare comprare se no son sfottuto
con tutti i soldi i debiti che devo, starò mica qua come uno scemo guardando
guardare le mie robe sole solitarie zitelle che nessuno vuole
tutte le mattine vedo la morte: passo prima d’entrare per le molteplici
le quindici venti vetrine delle grandi Spa, di chi mi sta
uccidendo, stan per aprirsi, qua e là volteggiano commesse altre
si fermano dietro le casse, tra poco decine entrano, macroaziende
tutti e tutte dentro lì a girare circolare guardare poi altre decine
centinaia migliaia prèndono fanno a fila impacchettati anche loro
e vanno vanno pagando s’intende dopo aver pagato stronzi maledetti
tutte le mattine vedo la mia morte nelle mie due vetrine penetrando
quasi furtivo buie colle mie cosine che sembrano chiamare e loro là
loro là e Spa di grande vendita grande consumo file e file
di vetrine e personcine in un marasma di cose da guardare da
scegliere comprare pagare andando
vìa!
portano la morte la morte
mìa
[Da: Giancarlo Majorino, Viaggio nella presenza del tempo, Mondadori, 2008.]
Nuovo ebook: da “Scrawl”, di Susana Gardner
0 Comments Published by marco December 8th, 2008 in segnali e azioni
Su gammm è uscito un nuovo e-book: brani da SCARABOCCHIO, di Susana Gardner.
Il testo intero in inglese, pubblicato in origine su http://www.dusie.org/issuefour.html, è stato parzialmente tradotto in italiano, e si può scaricare qui in formato pdf.
*
A new e-book at gammm: excerpts from SCRAWL, by Susana Gardner.
The English text, fist published in http://www.dusie.org/issuefour.html, has been partially translated into Italian: here (download the pdf file).
Victor Burgin
ANY MOMENT. 1970
0
ANY MOMENT PREVIOUS TO
THE PRESENT MOMENT
1
THE PRESENT MOMENT AND
ONLY THE PRESENT MOMENT
2
ALL APPARENTLY INDIVIDUAL
OBJECTS DIRECTLY EXPERIENCED
BY YOU AT 1
3
ALL OF YOUR RECOLLECTION AT 1
OF APPARENTLY INDIVIDUAL OBJECTS
DIRECTLY EXPERIENCED BY YOU AT
0 AND KNOWN TO BE IDENTICAL
WITH 2
4
ALL CRITERIA BY WHICH YOU MIGHT
DISTINGUISH BETWEEN MEMBERS OF 3
AND 2
5
ALL OF YOUR EXTRAPOLATION FROM
2 AND 3 CONCERNING THE DISPOSITION
OF 2 AT 0
6
ALL ASPECTS OF THE DISPOSITION
OF YOUR OWN BODY AT 1 WHICH
YOU CONSIDER IN WHOLE OR IN
PART STRUCTURALLY ANALOGOUS
WITH THE DISPOSITION OF 2
7
ALL OF YOUR INTENTIONAL BODILY
ACTS PERFORMED UPON ANY MEMBER
OF 2
8
ALL OF YOUR BODILY SENSATIONS
WHICH YOU CONSIDER CONTINGENT
UPON YOUR BODILY CONTACT WITH
ANY MEMBER OF 2
9
ALL EMOTIONS DIRECTLY EXPERIENCED
BY YOU AT 1
10
ALL OF YOUR BODILY SENSATIONS
WHICH YOU CONSIDER CONTINGENT
UPON ANY MEMBER OF 9
11
ALL CRITERIA BY WHICH YOU MIGHT
DISTINGUISH BETWEEN MEMBERS OF
10 AND OF 8
12
ALL OF YOUR RECOLLECTION AT 1
OTHER THAN 3
13
ALL ASPECTS OF 12 UPON WHICH
YOU CONSIDER ANY MEMBER OF 9
TO BE CONTINGENT
Continue reading ‘ANY MOMENT / Victor Burgin. 1970′
Nuovo ebook: “Cavare marmo”, di Giulio Marzaioli
0 Comments Published by gammm November 24th, 2008 in segnali e azioni
Su gammm è uscito un nuovo e-book.
Si tratta di Cavare marmo, di Giulio Marzaioli :
si può scaricare in formato pdf nella pagina e-books
da JUNKSPACE / Rem Koolhaas. 2001
0 Comments Published by alessandro November 20th, 2008 in kritik, op. cit., testo
Se lo space-junk (spazzatura spaziale) sono i detriti umani che ingombrano l’universo, il junk-space (spazio spazzatura) è il residuo che l’umanità lascia sul pianeta. Il prodotto costruito della modernizzazione non è l’architettura moderna ma il Junkspace. Il Junkspace è ciò che resta dopo che la modernizzazione ha fatto il suo corso o, più precisamente, ciò che si coagula mentre la modernizzazione è in corso, le sue ricadute. La modernizzazione aveva una programma razionale: condividere i benefici della scienza, universalmente. Il Junkspace è la sua apoteosi, o il suo punto di fusione… Per quanto le sue parti individuali siano il risultato di brillanti invenzioni, lucidamente pianificate dall’intelligenza umana, sospinte da una capacità di calcolo infinita, la loro somma scandisce a chiare lettere la fine dell’Illuminismo, la sua resurrezione come farsa, un purgatorio di basso livello… Il Junkspace è la somma complessiva delle nostre attuali conquiste; abbiamo costruito più di tutte le precedenti generazioni messe insieme, ma Continue reading ‘da JUNKSPACE / Rem Koolhaas. 2001′
da BREVE TRATTATO SULLA DECRESCITA SERENA / Serge Latouche. 2008
0 Comments Published by alessandro November 18th, 2008 in kritik, op. cit.
[…] Lo spazio disponibile sul pianeta terra è limitato. Ammonta a 51 miliardi di ettari. Lo spazio “bioproduttivo”, cioè utile per la nostra riproduzione, è soltanto una frazione del totale, ossia circa 12 miliardi di ettari. Divisa per la popolazione mondiale attuale, questa superficie dà approssimativamente 1,8 ettari a persona. Prendendo in considerazione i bisogni di materie prime e di energia e le superfici necessarie per assorbire i rifiuti della produzione e del consumo (ogni volta che bruciamo un litro di benzina abbiamo bisogno di 5 metri quadrati di foresta per assorbire l’anidride carbonica), e aggiungendo l’impatto dell’habitat e delle infrastrutture necessarie, i ricercatori dell’istituto californiano Redifining Progress e della World Wild Foundation (WWF) hanno calcolato che lo spazio bioproduttivo consumato pro capite dalla popolazione mondiale è in media di 2,2 ettari. Dunque gli uomini hanno abbandonato da tempo il sentiero di una civiltà sostenibile, che richiederebbe di limitarsi a 1,8 ettari a persona, ammesso che la popolazione attuale rimanga stabile. Un cittadino degli Stati Uniti consuma 9,6 ettari, un canadese 7,2, un europeo 4,5, un francese 5,26, un italiano 3,8. Anche se esistono differenze considerevoli di spazio bioproduttivo disponibile nei diversi paesi, siamo lontanissimi da un’uguaglianza planetaria. Ogni americano consuma circa 90 tonnellate di materiali naturali vari, un tedesco 80, un italiano 50 (cioè 137 chili al giono). In altre parole, l’umanità già consuma circa il 30 per cento in più della capacità di rigenerazione della biosfera. Se tutti vivessero come i francesi ci vorrebbero tre pianeti, e sei se tutti vivessero come i nostri amici americani.
*
(Da: Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, 2008. Image: Vernon Fisher, Man cutting globe, lithograph, 1995, Charles Cowles Gallery, New York.)]
da ORDINARY DESIGN / Bazon Brock. 1976
0 Comments Published by alessandro November 10th, 2008 in in english, kritik, op. cit.
We must analyze and understand our contemporary everyday world as if it were the everyday world of a historical society. For example, the everyday world of Pompeii at the time of 79 B.C., when Vesuvius buried the city once and for all.
(From the catalogue of Ordinary Design exhibition, Mathildenhoehe, Darmstadt, 1976. Image: Brandon Lattu, Miracle Mile looking east, north side, pedestrian view, 2000, inkjet print, 43 x 47 inches, Monte Clark Gallery, Toronto.)
ART IS NOT A METAPHOR / Lawrence Wiener. 1980
0 Comments Published by zaffam November 3rd, 2008 in testoLawrence Wiener
ART IS NOT A METAPHOR.1980
ART IS NOT A METAPHOR UPON THE RELATION-
SHIPS OF HUMAN BEINGS TO OBJECTS & OBJECTS
TO OBJECTS IN RELATION TO HUMAN BEINGS…
BUT A REPRESENTATION OF AN EMPIRICAL
EXISTING FACT IT DOES NOT TELL
THE POTENTIAL & CAPABILITIES OF AN OBJECT
( MATERIAL ) BUT PRESENTS A REALITY CON-
CERNING THAT RELATIONSHIP.
A REASONABLE ASSUMPTION SEEMS TO BE THAT
PROLONGED NEGOTIATIONS WITH A NON-
ACCOMODATING STRUCTURE IS NOT THE ROLE
&/OR USE OF EITHER THE ARTIST OR THE ART.
New York City, March 1980
* * *
L’ARTE NON È UNA METAFORA. 1980
L’ARTE NON È UNA METAFORA DELLE RELA-
ZIONI TRA ESSERI UMANI ED OGGETTI O TRA OGGETTI
E OGGETTI IN RELAZIONE AGLI ESSERI UMANI…
MA UNA RAPPRESENTAZIONE DI UN FATTO
EMPIRICAMENTE ESISTENTE ESSA NON PARLA
DEL POTENZIALE O DELLE CAPACITÀ DI UN OGGETTO
( MATERIALE ) MA PRESENTA UNA REALTÀ CHE RI-
GUARDA TALE RELAZIONE.
SEMBRA RAGIONEVOLE SUPPORRE CHE
LE PROLUNGATE TRATTATIVE CON UNA STRUTTURA
NON ACCOMODANTE NON RIENTRINO NEL RUOLO
& / O NELL’ESERCIZIO DELL’ARTISTA O DELL’ARTE.
New York City, Marzo 1980
[ Traduzione di Michele Zaffarano e Alessia Folcio ]
Nuovo ebook: “Tether”, di Drew Kunz
0 Comments Published by marco October 30th, 2008 in segnali e azioni
Su gammm è uscito un nuovo e-book.
Si tratta di Tether, di Drew Kunz, testo comparso in inglese
sul n.7 di dusie.org, e qui proposto anche in traduzione italiana :
si può scaricare in formato pdf nella pagina e-books



