untitled (for marilyn) / stan brakhage. 1992

 

 

desistfilm / stan brakhage. 1954

 

 

the dead / stan brakhage. 1960

 

 

intersections of seattle / barely maps (peter gorman)

Nelle giornate del secondo convegno Ex.it (ormai più di un anno fa), insieme agli autori ascrivibili all’attuale panorama della scrittura di ricerca (che comprende anche fotografi, videomaker, musicisti), sono intervenuti alcuni critici per un confronto sui problemi che quel panorama solleva. Noi che allora avevamo il compito di coordinare la discussione, cerchiamo qui di sviluppare qualcuno degli spunti emersi, affidando il resto del dibattito alla ricostruzione che la lettura dei singoli saggi del presente volume potrà suggerire. Tra gli argomenti affrontati, non riuscimmo ad aggirare la questione del soggetto, antico problema della poesia sperimentale, tanto antico da essere accolto da qualche convenuto con alzata d’occhi e aperte proteste. L’insofferenza non sembrava ingiustificata: una certa saturazione, una stanchezza del discorso – che ha le sue radici nell’aspirazione di Mallarmé a far parlare, in una poesia, il Linguaggio; nelle relative riflessioni di Valéry; nel rifiuto o nelle pretese di riduzione oggettivista, neoavanguardista, languagista – la si poteva effettivamente ammettere. E tuttavia, come segnalano alcuni passaggi dei contributi che si leggeranno, rimaneva un discorso da fare.

 

AL

Qui si potrebbe provare semplicemente a cambiare prospettiva. Per parte mia vorrei tentare di farmi soccorrere dalla psicanalisi lacaniana (del resto evocata in modo più o meno determinante in interventi come quelli di Giancarlo Alfano e di Gian Luca Picconi), cominciando a sdoppiare il soggetto in je e moi. (Valéry vedeva nei suoi Cahiers che «ci sono due persone in Io» correlativamente all’idea che «noi riceviamo il nostro Io conoscibile e riconoscibile dalla bocca altrui».)

Reimpostare la riflessione appoggiandosi a due istanze distinte può servire a ragionare del vecchio cruccio della riduzione/abolizione del soggetto senza svuotarne del tutto la casella, cosa che la scrittura, l’enunciazione (la produzione o riproduzione di enunciati) sembrano mal sopportare. Un discorso acefalo, totalmente acefalo, non può esistere. E a volte invece lo si è creduto, per esempio nella pratica di una mimesis della visione (l’école du regard, il primo Antonio Porta), sfidando l’idea cartesiana secondo cui la visione si lega a un soggetto di pensiero, e sfidando l’osservazione valériana di un fatto semplice: «prima ancora di significare una qualsiasi cosa ogni emissione di linguaggio segnala che qualcuno parla».

Sfide perdute in partenza, che consigliano un pacifico ritorno a Cartesio – ne parla Fabio Zinelli (pp. 99-103) per alcuni autori extra-ex.it e per Andrea Inglese, il quale però se vi ritorna è per dirgli addio, per farla finita con l’ego, ridotto a pezzo tra gli altri («pezzo principe» del soggetto, mentre sul patriziato si alzano le lame delle ghigliottine) – a meno che non si prenda la direzione prevalente di Ex.it – cui Inglese si conferma allora organico – che appunto prevede una obliqua ma riconoscibile andata a Lacan: la distinzione tra je e moi, con la messa in crisi di quest’ultimo (e in proposito si potrà citare l’Alessandro Broggi di Protocolli: «l’ego è una finzione, non c’è un “me”, si tratta soltanto di una tecnica discorsiva»).

 

MM

Per quanto mi riguarda (e nonostante la psicoanalisi mi sia assai cara), sarebbe opportuno, per una volta, se non uscirne completamente, almeno allontanarsi dalla dimensione strettamente psicologica dentro la quale sembra essere rinchiuso il discorso sul soggetto (colpa del Novecento, potremmo dire). Tutto sommato quello che si sottopone a (giusta) critica è il soggetto lirico (è un aggettivo che dovremmo sempre aggiungere, per comprenderci meglio), che viene più o meno a coincidere con l’io che parla e prende posizione rispetto al mondo, che, in buona sostanza, riduce il mondo alla propria esperienza privata. In questo modo ci si dimentica per lo meno la dimensione linguistica del soggetto e, soprattutto, quella antropologica. In occasione del dibattito di Albinea 2014 mi è capitato di lanciare l’ipotesi (neanche troppo estemporanea) di sostituire al termine soggetto – quale problema e bersaglio critico – quello di identità, sulla suggestione di un interessante saggio di Francesco Remotti intitolato, appunto, Contro l’identità. A distanza di un anno mi pare che tale categoria riesca più comprensiva di quella di soggetto, dal momento che implica anche risonanze collettive (il soggetto noi, il soggetto comunità) piuttosto considerevoli.

 

AL

La prospettiva che tu indichi attraverso il concetto identitario – già richiamato a vario titolo da Renata Morresi a proposito di Charles Bernstein e di Rachel Blau DuPlessis (pp. 63 e 68), e più di passaggio da Gian Luca Picconi (p. 86) e Fabio Zinelli (pp. 94 e 96) – mi pare si sovrapponga felicemente a quella che tentavo di proporre. Il moi è oggetto che consiste in un aggregato di identificazioni, a partire da quella che per il bambino prende forma di fronte allo specchio (stade du miroir), che realizza un’unità ideale e immaginaria, e alienata, dal corps morcelé, dal corpo-in-frammenti. Lavorare a un’abolizione nell’ambito del soggetto risulta dunque possibile col fatto di lasciare comunque operativa un’istanza, che, peraltro, sottrae al lettore il suo, di specchio. Si tratta di superare un’idea narcisistica della realtà, la presunta validità (nonché l’interesse) di una visione del mondo 1:(X-1), dove 1 è l’individuale che fa valere la sua illusoria, immaginaria identità nei confronti del mondo visto come (X-1), come altro da sé, quando è invece chiaro che il mondo quell’1 lo include.

Il fatto è che il rapporto tra je e moi costituisce un modello fondamentale per la relazione tra il soggetto e il mondo (anche questo lo aveva intravisto Valéry): e dunque, se si vuole smetterla con il lirismo (almeno con un tipo di lirismo), l’abolizione del polo ideale, della proiezione immaginaria del moi è un passaggio decisivo. Continue reading ‘conversazione fuori contesto / antonio loreto, massimiliano manganelli. 2014’

properties of a line / peter ganick. 2018



Oggi un nuovo ebook su gammm.org: si tratta di properties of a line, di Peter Ganick. Il file pdf [1.40 Mb] è scaricabile dalla pagina gammm/ebooks.

*

From today, a new ebook at gammm.org: it’s sample book, by Rosaire Appel. You can download the pdf file [1.40 Mb] @ gammm/ebooks.

 






guero / helmut lachenmann. 1970

a, A Novel / derek beaulieu. 2017




freely downloadable (as many works by D.B.) here too:
https://derekbeaulieu.wordpress.com/pdfs/

more infos here:
https://monoskop.org/File:A,_A_Novel_-_16_05_-_PLANCHE.pdf

Un estratto da Corrado Costa, Le nostre posizioni = Our Positions.
English translation by Paul Vangelisti. Benway Series  11.

Scheda del libro e informazioni

 

drifting depths / pauline oliveros. 2008





poetry or pictures / tim gaze. 2013

CCI00000 / peter ganick. 2012






Archives

Categories








































tutti i testi pubblicati in
(e ospitati da) GAMMM
sono sotto una Licenza
Creative Commons
= all texts (CC) by
m.giovenale, m.guatteri,
a.raos, m.zaffarano & hosts.
/ if not specified,
all photos are (CC) by m.giovenale /


gammm is a non-profit site.
to support us you can donate
anything you want: paper,
used computers, money, manors.
feel free to make us rich,
and tell us how: email us:
gammm_redazione [at] yahoo [dot] it

! thank you !




gostopGIF_R