un’idea di crisi, #1 / giovanni duminuco. 2012


il coraggio di cambiare le cose, abbastanza per non annoiarsi: rimanere in bilico (come) sospesi su una struttura di cartone e metallo: la necessità dell’acqua:  un bagno freddo: non importa quanto siano lontane le percezioni: lo sguardo incastrato tra i battiti delle tende sui vetri delle finestre, i fuochi che aprono bruciature nel cielo: è in questo modo che si distanzia il senso della comprensione: percepire e comprendere: è qui che prende corpo, tra questa pelle, queste ossa: tra le montagne di pietra e la pianura disegnata su un foglio: immagino sia andato tutto così: la giusta dose del giudizio, una lunga passeggiata in bianco e nero: checché ne dicano i detrattori: ci sarà sempre qualche guerra: appesa, sospesa, lasciata in bilico, oscillante per natura: una donna che gioca con le vipere: un abbraccio di morte: cielo e cemento: il rumore delle foglie sulla strada, gli insetti attaccati ai muri di pietra: il senso dell’apparire, nei giorni costretti, senza ombra di dubbio: giorni stretti in una morsa: una striscia nera: le stanze che si affollano di ombre: sorridere mostrando coraggio, la mano intrappolata nella tasca del pastrano: annidata negli angoli dei manifesti, la logica dei sistemi complessi: così, dico: è difficile vederci chiaro: la donna all’incrocio non riesce a sentirmi: eppure, sembra guardare: mi ci abituerò: forse è perché coltiviamo il silenzio: uno spazio lasciato vuoto, tra le righe: analogamente a quanto accade, bisogna unicamente attenersi al contenuto dei gesti: queste percezioni del mondo, l’immediato ed esplicito riconoscimento della vanità di un tale sforzo: è impossibile dire quale sia l’entità del suddetto sforzo: la dinamica della rappresentazione: rappresentare il nulla assoluto: il niente come modo particolare della rappresentazione: l’atteggiamento esclusivo rispetto alla domanda: questo oltrepassare il limite della negazione originaria: essere in grado di resistere ai cavalloni, alle onde: una marea di gente, al punto in cui tutto quel chiacchiericcio sembra uscire da bocche spalancate di uomini fatti a pezzi, squartati e disossati: una schizofrenia di voci: ciò che può essere espresso viene semplicemente paragonato alla dimensione: la scelta del regime: la cosiddetta svolta: il recente terremoto finanziario, la natura divina del fuoco nelle rappresentazioni collettive legate all’idea di società: analogamente, benché relegato a semplice spettatore dei fatti, ritrovarsi nell’impossibilità di svolgere un’azione collettiva: osservare e guardare: la funzione centrale dello spazio costruito, la percezione e costruzione di un universo di significanti,  un’omologazione spesso priva di senso, se si pensa a un’idea di riconversione del mercato come punto di incontro tra la domanda e l’offerta di senso: il centro simbolico e pratico della percezione: un’idea del napalm e del fuoco: bruciare, tra le spighe inginocchiate: la prosecuzione del cammino su una superficie impolverata: un tempo che allude all’epoca in cui viviamo, nonostante la mancanza di fondamento, in seno a un’idea di metafisica compiuta:  dev’essere davvero una sensazione grandiosa, una parossistica successione di immagini e intuizioni: il volto della visione, una mente alveare che incastona ogni dettaglio: l’ineffabilità dell’uno, già al tempo dei primi uomini: l’aritmetica delle forme, un’operazione fondamentale, solo se l’oggetto si presenta dotato di caratteristiche facilmente trasmissibili dalla retina alla corteccia visiva: una qualsiasi traiettoria particolare di un sistema meccanicistico cosiddetto semplice: la donna ferma all’incrocio, le parole sospese a mezz’aria: l’essere come fondamento: il (mio) limite: il trionfo e la fine: resistere, in qualche modo ai danni della classe politica: l’angolo strappato di un manifesto: in breve tempo sarebbe morto, se non fosse stato per quel comunicato stampa pieno zeppo di errori e cancellature stratificate, utili per appurare la fattibilità della contrattazione: rinunciare a un’idea di morte, in un’epoca di assoluta incertezza, per via di un certo radicalismo politico: la questione della modernità, un chiaro segno che evidenzia la necessità del cambiamento, un continuo divenire che conduce spesso alla costruzione di nuovi scenari: avvicinarsi all’oggetto per esaminarne la forma, il dettaglio: una sorta di labirinto dal quale è difficile uscire, se non dopo uno sforzo considerevole: un sistema che sia in grado di permettere l’accumulo di capitali di sicurezza: il gioco della domanda e dell’offerta: la difficoltà della domanda sull’origine: domandarsi e chiedere il perché delle cose: è impensabile ipotizzare una possibile alternativa all’idea di stato comunemente intesa: idee dell’uomo (e) sull’uomo: un’azione di default: il nostro essere imprigionati in un contesto: la possibilità di manifestare una visione del mondo diversa dalla nostra: immagine (o) somiglianza: il nostro procedere lungo una direzione, il terrore dipinto sul vetro: piombo, tra le stimmate dei nostri passi: un segno sulla pelle, contro il tavolo, nel braccio che indica il tramonto: un segnale per ripristinare la funzionalità dei battiti contati sulla punta delle dita: forbici che recidono le arterie del giorno: muore la direzione del vento tra i capelli: conservare la giusta dose del giudizio attraverso una serie di valutazioni che siano in grado di mettere in luce la gravità della situazione: a testa in giù, senza una fonte precisa: i corpi conservati nelle torbiere: in definitiva si può ragionevolmente affermare che avremmo potuto dormire, quel giorno: davanti a un mare di spighe, dopo tanto tempo (dopo) queste pianure, dalla parte sbagliata, l’altra parte disposta esattamente nei pressi di un incrocio di filari, con area attrezzata: precisamente nel punto di raccolta delle acque: resta da vedere come si sarebbero comportate le ombre, ai margini dell’acqua: i cespugli sui quali sedersi: l’eugenetica del significato, in attesa della decisione sul futuro: la rovina della luce: senza metodo (e) affannosamente, essere abituati al fatto, malgrado tutto: con la testa fra le mani, abbastanza da essere visibile da ogni angolo, sensibile ai mutamenti nel tempo, dei fenomeni rappresentati: la forma della rappresentazione del mondo (e) la sua stessa condizione di possibilità: al massimo si potrebbe far osservare, nell’inquietudine di questo posto, il già sottinteso manifestarsi (svelarsi) della Φυσις nella sua essenza: la fede religiosa che promette l’immortalità dell’anima, lo stato di autonomo isolamento vero o supposto: io (e) lo spazio di una rappresentazione mentale, l’individualità del corpo (e) la vittoria dello spirito sulla carne: il corpo dell’uomo, limite e barriera, da un punto di vista prettamente mistico, una rappresentazione dualistica che di fatto culmina in una dialettica della visione: io come spazio di una rappresentazione mentale: l’essere dati a noi medesimi non solo come rappresentazione ma (anche) come corpo: la complicità soggetto-mondo all’interno di un sopravanzamento, partecipe in qualche modo della medesima carne: spingere verso la possibilità di una libertà perduta attraverso l’atto radicale del morire: una sorta di abbraccio incrostato nella carne, alludendo alle torture del divenire: una visione alchemica del compimento: per dirla con Baudelaire: l’idea stessa del mutamento: una finzione (che) non può durare, una volta rientrati nel vicolo cieco: la memoria e la coscienza, il simbolo di un progetto di testimonianza, modellando sequenze ad imitazione: le sbarre di una prigione, il marxismo e il simbolo della coscienza infelice: non c’è traccia di pioggia, nel grano: una croce, le sbarre di una tensione etica: la propria ricerca/necessità per uscire da questo contesto, dove si costruisce l’idea di realtà: la menzogna, per definizione, la liberazione delle minoranze con una nuova idea: un’idea completa della situazione, la nostra idea di essere qualcosa: qualcosa che appare reale ma non lo è: il meccanismo di comunicazione (che) riguarda il rapporto fra pensiero e pensiero: categorie che non rispecchiano più la realtà: la mente che conosce: la verità in tasca, che non è semplicemente l’altra: un ordine sovraindividuale non intenzionale: vanno in questa direzione, al di sopra di ogni possibile comprensione, concetti-base quale memoria e reminiscenza, solo per citarne alcuni: la scoperta, in epoca ellenistica, del sistema nervoso, un concetto evanescente: il non-essere insito come possibilità, la mistica e l’oltrepassamento della forma materiale delle cose: un’analitica frantumazione, dentro e fuori la natura dell’essere: da un punto di vista ipotetico, percepire e osservare l’oggetto in relazione alle dimensioni della dilatazione, forme distinte di dipendenza assoluta dalle regole del consumismo: una società condizionata da logiche centralistiche ereditate dal passato, una netta contrapposizione tra politica di limitazione del danno e di prevenzione: le spregiudicate logiche di mercato, sia sul piano metafisico che gnoseologico: da questa prospettiva, emerge il contenuto raffigurativo dell’immagine insito nel carattere generalmente introduttivo di ogni considerazione, in base a una dimensione privilegiata del tempo: la possibilità del linguaggio di raggiungere il mondo, un’unica entità concettuale in connessione con il nome delle cose: la forma della rappresentazione, un gesto di benvenuto, quasi un modo d’essere dell’esserci: un’enumerazione di conoscenze, la dimensione proposizionale e la dimensione fattuale, ancora una volta: la tematica del fondamento, un’identica essenza, una dottrina dell’esperienza soggetta al mutamento, la possibilità della raffigurazione di uno stato di cose: in altri termini: ciò di cui dobbiamo rendere conto è la difficoltà cui alludiamo nel ricercare una risposta plausibile che evidentemente implica l’esistenza di una qualche regola, una possibile relazione tra gli oggetti, un mezzo che consente alla definizione di operare in un contesto che determina i vincoli di una contrapposizione tra la possibilità del linguaggio di afferrare la totalità delle cose e la descrizione e denominazione in ragione della quale sia possibile rappresentare un’immagine statica del divenire: etc:
















































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